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eXistenZ #31 – Super Game Jam

eXistenZ è la nostra rubrica in cui si chiacchiera del rapporto fra videogiochi e cinema, infilandoci in mezzo anche po' qualsiasi altra cosa ci passi per la testa e sia anche solo vagamente attinente. Si chiama eXistenZ perché quell'altro film di Cronenberg ce lo siamo bruciato e perché a dirla tutta è questo quello che parla proprio di videogiochi.

Pubblicata su Steam fra maggio e ottobre 2014, Super Game Jam è una serie di cinque documentari incentrati sull'esecuzione di una variante “intimista” delle Game Jam che vengono organizzate di continuo in tutto il mondo. Invece di raggruppare orde di partecipanti, si è puntato sul mettere assieme delle coppie di sviluppatori indie più o meno famosi e seguirne l'impegno secondo le classiche regole: quarantotto ore di tempo a disposizione e un tema da affrontare per lo sviluppo di un gioco. Prodotta da Devolver Digital, noto anche come il miglior publisher di videogiochi in attività (o forse della storia, vai a sapere), la serie è stata diretta da Bram Ruiter e Daniel Oliveira Carneiro, che hanno seguito cinque coppie di partecipanti in altrettante diverse città, per raccontarne il processo creativo ma anche l'interazione personale fra pari.

Le regole sono semplici, quelle dette sopra, con l'aggiunta che ogni team ha deciso il tema che sarebbe stato assegnato alla coppia successiva, e la struttura dei cinque episodi è bene o male sempre la stessa. Innanzitutto vengono presentati i due sviluppatori, con un veloce sguardo alle rispettive carriere e una chiacchierata in cui scopriamo il loro approccio alla situazione attraverso la discussione su cosa realizzare. E poi si passa all'azione, con ciascun episodio – tutti dalla durata attorno ai trenta minuti – che riassume le quarantotto ore, gli sforzi, i problemi, le idee, gli impicci e i risultati. Risultati che, come sempre accade a una Game Jam, sono rozzi, abbozzati, ma spesso portatori sani di quel fascino derivato dal dover ragionare velocemente, sotto pressione, su elementi base e concetti semplici.

Il cast di stelline del firmamento indie proposto da Super Game Jam vede Jan Willem Nijman (Ridiculous Fishing, LUFTRAUSERS) e Richard Boeser (Ibb and Obb) impegnati sul tema “rottura” in quel di Utrecht, Dominik Johann (Impetus, LAZA KNITEZ!!) e Christoffer Hedborg (Shelter, Pid) al lavoro su “giardinaggio” a Berlino, Adam Drucker (doseone, Samurai Gunn) e Sos Sosowski (McPixel) alle prese con “famiglia” in quel di Oakland, Jonatan Söderström (Hotline Miami) e Martin Jonasson (Rymdkapsel) impegnati su “sott'acqua” a Göteborg e infine Tom Francis (Gunpoint) e Liselore Goedhart (Remembering, Nott Won't Sleep) che lavorano su “simulare” in quel di Londra.

Ne vengono fuori coppie a tratti anche un po' strane, malamente assortite, ma che riescono a tirare fuori chiacchierate interessanti, spunti non necessariamente banalissimi e soprattutto piccoli giochi folli. Intendiamoci, parlo nell'ottica di una persona che dello sviluppo di videogiochi sa poco o nulla e magari, per le persone ben più dentro alla cosa di me, questa serie risulta di una banalità sconcertante, ma immagino che sia pensata più per me che per loro. Comunque, se qualcuno fra loro mi legge, dica pure. Detto questo, sono piccoli documentari ben realizzati e confezionati, privi magari di guizzi particolari ma che bene o male riescono a risultare gradevoli e affascinanti fino alla fine, nonostante l'ovvia ripetitività di base dei cinque episodi. Ecco, diciamo che non è materiale da “binge watching” e, forse, la pubblicazione a episodi non ha fatto loro male.

Al di là della serie in sé, per i 19,99 euro da pagare all'ingresso (in alcuni territori potrebbe costare 14,99, se interpreto bene quel che vedo su Steam), oltre ai cinque episodi ci si porta a casa anche qualche contenuto extra. Innanzitutto ci sono le conversazioni “complete” fra le coppie di sviluppatori, che ovviamente nei documentari vengono proposte in maniera un po' stagliuzzata per questioni di ritmo. E per chi è affascinato dall'idea di entrare nella capoccia di questa gente, è sicuramente interessante guardarsi quelle chiacchierate per intero. A queste si aggiungono un po' di scene tagliate per il secondo e il terzo episodio e la possibilità di ascoltare i sei pezzi che compongono la gradevole colonna sonora.

Ma ovviamente l'extra più interessante è rappresentato dall'inclusione dei cinque (prototipi di) giochi sviluppati durante le jam, accessibili dal menu del documentario e perfettamente giocabili. Per uno dei giochi sono perfino disponibili varie versioni più o meno complete. L'esperienza diventa quindi “totale”: non solo si segue lo sviluppo di quei quattro pezzetti di software, si ha anche la possibilità di toccare con mano e giudicare in prima persona i risultati prodotti dallo sforzo di quella gentaglia. Bello, no?

Poi, certo, c'è sempre la più classica delle domande: tutto questo si merita venti (o quindici) dei vostri sudati euro? Non sta a me dirlo. Posso dirvi che io il pacchetto me lo sono comprato, l'ho spolpato con gusto e non mi sono pentito. Di fondo, sono due ore e mezza abbondanti di materiale, extra esclusi, quindi il prezzo non è esattamente economico (tanto più che si tratta di un'edizione esclusivamente digitale), ma non è neanche fuori dal mondo, specie tenendo conto del fatto che sono inclusi i cinque prototipi giocabili. Ci sta (specie tenendo conto anche del fatto che spendete soldi per le peggio cagate, come Assassin's Creed: Unity ecc... cioè, comprate DriveClub e non comprate sta robba qua? NDFotone). Vedete un po' se ci state anche voi.