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Diablo III: dieci anni e non sentirli | Racconti dall'ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Ah, quindi Diablo III (a proposito, qui trovate la nostra recensione dell’epoca) festeggia il suo decimo compleanno, in questi giorni. Vi confesso che non me ne sarei ricordato, me l’ha fatto notare giopep, proprio quando mi ha chiesto di buttare giù qualche pensiero sulla cosa, per le pagine di Outcast. Ua’, e come no! Parliamone, parliamone.

La primissima cosa che mi viene da prendere in considerazione, pensando ai dieci anni appena compiuti da Diablo III, è che sono stati molto più movimentati rispetto ai primi dieci anni di vita di molti altri giochi. Cerco di farmi capire. Prendete, chessò, Dishonored, uscito sempre nel 2012. A ottobre si festeggeranno anche i suoi dieci anni, ma sarà diverso. Il gioco di Arkane Studios, a parte qualche inevitabile patch correttiva post lancio, e se si escludono le inevitabili rimasterizzazioni per le console uscite dopo il suo arrivo, è rimasto pressoché identico a come era dieci anni fa. Giocarlo oggi significa, al netto appunto dei miglioramenti grafici dovuti alle riedizioni per console o al fatto di lanciarlo su PC più potenti, vivere bene o male la stessa esperienza che il gioco offriva al day one. Certo, c’è una consapevolezza diversa, oggi. Sono passati dieci anni e questo può sicuramente comportare maggiori conoscenze e/o diverse abitudini per i giocatori. Una cosa è provare Dishonored nel 2012, una cosa è farlo nel 2022, quando sono già usciti altri giochi influenzati magari proprio da Dishonored stesso (come, per esempio, il suo seguito diretto o lo spin-off uscito qualche anno dopo). Ma a parte questo, il gioco è quello lì. E questo vale per tanti altri giochi che hanno spento dieci (o anche più) candeline in questi anni. Tipo Dark Souls.

Diablo III in versione PS3.

Con Diablo III, invece, le cose sono molto diverse. Il Diablo III che è possibile giocare oggi è quasi un altro gioco, rispetto a quello pubblicato su PC nel 2012. Perché in questi dieci anni la mole di aggiornamenti, espansioni, nuove modalità e cambiamenti alla struttura di gioco (e all’equilibrio dello stesso), è stata notevole. Tanto per cominciare, ricordate la tanto criticata asta che ha caratterizzato il primo periodo di esistenza di Diablo III? L’asta vera, quella tramite la quale i giocatori potevano vendere ad altri giocatori parte del bottino ottenuto nel corso delle proprie scorribande. Anche per soldi veri. Una roba che generò un sacco di malcontento in tantissimi utenti. Gran parte del pubblico riteneva che Blizzard avesse tarato il sistema di loot per fare in modo che l’uso dell’asta fosse quasi indispensabile, almeno per giocare ad alti livelli (quando, cioè, l’equipaggiamento fa più la differenza). E in effetti è la stessa software house a fare un passo indietro, quasi due anni dopo, e a rimuovere questa caratteristica dal gioco, ritenendola più negativa che positiva per l’equilibrio complessivo del prodotto.

Nel frattempo, comunque, Diablo III non si fermava. Nell’estate del 2013 uscivano le versioni per Xbox 360 e PS3, che personalmente mi gasarono non poco. Se il gioco su PC già mi piaceva, infatti, è proprio su console che è scattato l’amore vero. Incredibilmente, rispetto a quello che pensavo, Diablo III funzionava meravigliosamente con un controller. Me ne sono accorto la prima volta all’E3 del 2013, dove il gioco era testabile in versione PS3 o Xbox 360. Ricordo ancora la mia faccia super entusiasta in una videoanteprima dell’epoca. Giocare Diablo III in modalità divano + controller + televisore era una vera goduria.

Goduria amplificata ulteriormente, l’anno dopo, con l’uscita della versione per le console della generazione successiva, PS4 e Xbox One. Se aveva un problema, Diablo III, sulle console precedenti, era sicuramente la qualità complessiva della grafica, senz’altro non valorizzata da una realizzazione tecnica un pizzico zoppicante su PS3 e Xbox 360, rispetto a quanto il gioco era in grado di mostrare sui ben più performanti PC dell’epoca. Quindi da una parte c’era la maggiore comodità dell’approccio console (almeno per me, eh, sia chiaro), dall’altra un compromesso forse ancora un po’ troppo sbilanciato, da accettare, con la grafica. Su PS4 e Xbox One, invece, la goduria totale. Stesso approccio console e grafica finalmente all’altezza della controparte PC (mediamente parlando, ovviamente). Sulle console di nuova generazione il gioco girava benissimo e la cosa diede i suoi frutti: non volete sapere quante ore ho speso su Diablo III per platinarlo su PS4 e accumulare 800 e passa punti su Xbox One. Un po’ per le migliori prestazioni garantite dalle nuove macchine, un po’ anche per un’altra grande novità che intanto aveva cambiato la storia di Diablo III.

L’espansione Reaper of Souls.

Già, perché nel marzo del 2014, intanto, era uscita l’espansione Reaper of Souls (qui la nostra recensione), che aggiungeva un quinto atto alla campagna principale (quindi un 25% in più rispetto al gioco originale) e stravolgeva la struttura di gioco introducendo la modalità Avventura, che permetteva ai giocatori più accaniti di esplorare le stesse aree degli atti principali per portare a termine nuovi incarichi, molto più mordi e fuggi. Una scusa fantastica per continuare a livellare i propri personaggi, non solo fino al level cap (che intanto era stato alzato dal livello 60 al livello 70), ma anche oltre, grazie ai livelli d’eccellenza, peraltro condivisi tra tutti gli eroi utilizzati.

La modalità Avventura e tutto il resto dell’espansione Reaper of Souls furono incluse ovviamente anche nelle già citate versioni del gioco per le nuove console. In due anni, Diablo III aveva già vissuto tre o quattro diverse vite. Capite, quindi, il discorso che facevo all’inizio?

E non è neanche finita qui, perché nel 2017, a cinque anni dalla sua prima uscita, Diablo III si arricchisce di una nuova classe, il negromante, a cui viene addirittura dedicata un’espansione. Si tratta della seconda classe aggiunta a quelle iniziali (con l’espansione Reaper of Souls era già arrivato il paladino, infatti), e ovviamente anche questo ha rappresentato un valido motivo, per me, per riprendere in mano il gioco e portare anche un altro personaggio al livello 70 e oltre (anche perché, con il DLC del negromante, mi hanno aggiunti anche altri trofei).

Ah, ma prima ancora, attenzione, dimenticavo, sono arrivate anche le stagioni! Un'altra nuova modalità di gioco pensata per chi ama “ricominciare da capo”, con personaggi inizialmente slegati dal resto del “roster” personale, e che vanno a congiungersi con il resto della squadra solo quando la stagione è finita. Per il gusto di vivere un’avventura in un determinato lasso di tempo, condiviso con gli altri giocatori di tutto il mondo. Una cosa che ha avuto un discreto successo (per usare un eufemismo), visto che poche settimane fa è partita la stagione numero 26. A praticamente dieci anni dalla nascita del gioco, ancora ci sono aggiornamenti e novità. Ecco quello che intendevo, insomma.

Ed è una bella figata, sta roba, dai. Io stesso, proprio in queste settimane, ho ripreso Diablo III su Xbox Series X, incuriosito dal fatto che una patch aveva sistemato un problema di risoluzione sulla console di nuova generazione di casa Microsoft. Che poi, attenzione, stiamo parlando ormai della terza generazione di console per Diablo III.

Il bello è che il gioco è gustosissimo ancora oggi, a dieci anni dalla sua uscita. Giocandoci in questo periodo l’ho trovato assolutamente “attuale”, a parte, se vogliamo, per l’aspetto grafico che si vede che è stato concepito originariamente per macchine di dieci anni fa. È spettacolare comunque, eh. La mole poligonale dei personaggi e i pezzi di equipaggiamento denunciano un po’ di vecchiaia, ma l’impatto estetico complessivo, grazie anche alla capacità di sfruttare bene le nuove macchine (sulle console attuali Diablo III gira a 4K e 60fps), è ancora assolutamente soddisfacente. E poi, per quanto riguarda interfaccia ed esperienza utente in generale, il gioco aveva fatto talmente tanti passi avanti rispetto al suo predecessore Diablo II, che sembra quasi un prodotto uscito in questi giorni.

Tra non molto (2 giugno) avremo modo di gustarci anche Diablo Immortal, il primo Diablo appositamente pensato per dispositivi mobile (anche se poi arriverà pure in versione PC), e all’orizzonte ovviamente c’è già Diablo IV per PC e console. Ma nel frattempo, a dieci anni dalla sua nascita, Diablo III è ancora pieno di vita. Se non l’avete ancora mai giocato, beh, qualunque momento è quello buono per farci un pensierino.