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Dandy Dungeon ~ Legend of Brave Yamada è tutto cuore!

Qui ad Outcast amiamo la GDC e non ne facciamo mistero. Certo, ci sono i festini notturni a cui imbucarsi con un po’ di faccia di bronzo, ma è soprattutto la possibilità di incontrare e raccontare l’umanità dietro lo sviluppo videoludico a farla brillare come uno fra i luoghi più belli della terra. Personalmente, uno dei momenti più toccanti della manifestazione è stato il talk di Yoshiro Kimura alla GDC18, di cui ho parlato in maniera esaustiva in un articolo qui su Outcast. Ex SquareSoft, ex Grasshopper Industries, Yoshiro si innamora della libertà creativa totale concessa agli sviluppatori indipendenti e decide di fondare il suo piccolo studio di sviluppo, Onion Games, il cui primo titolo è proprio Dandy Dungeon, uscito già un paio di anni fa su piattaforme mobili e ora arrivato su Switch in una versione riveduta e corretta.

Dandy Dungeon è spudoratamente autobiografico se si conosce la storia del suo creatore: racconta la storia di Yamada, uno sviluppatore di mezza età e senza famiglia che decide di lasciare il suo lavoro sicuro presso una mega-corporazione per inseguire il sogno di sviluppare giochi in proprio e in totale libertà creativa. A fargli da sprone c’è anche la sua cotta per la vicina di casa Maria, che diventa la principessa da salvare nel bislacco mondo fantasy che sta creando, in cui Yamada è l’eroe. Il ciclo di gioco si alterna proprio fra questi due mondi: quello reale, in cui Yamada siede in mutande per ore alla sua scrivania e riceve visite da personaggi assurdi e surreali che mandano avanti la narrazione del gioco, e quello virtuale, in cui Yamada è l’eroe che, dungeon dopo dungeon, deve liberare la principessa Maria dal controllo del cattivo di turno che, guarda caso, ha le fattezze del capo della corporazione per cui lavorava.

Gran parte dell’azione si svolge in queste semplici griglie quadrate, in cui bisogna scegliere il percorso dell’eroe in maniera ottimale.

Il gameplay vero e proprio ha luogo nel gioco che Yamada sta sviluppando: è un dungeon crawler su una griglia 5x5, in cui bisogna raggiungere l’uscita sconfiggendo più nemici possibile e raccogliendo gli oggetti sparsi per il livello. La particolarità sta nel fatto che è necessario scegliere la strada che l’eroe deve percorrere già all’inizio del livello e, da quel momento in poi, l’azione avviene automaticamente, salvo poterla interrompere per utilizzare gli oggetti presenti nell’inventario, quali magie, pozioni e amenità varie. Come ulteriore difficoltà, non è possibile passare da una stessa casella due volte e si ottiene un sostanziale “Perfect Bonus” se si riesce a passare da tutte le caselle di un livello. Da qui l’elemento puzzle si mescola con elementi RPG, perché c’è un sistema di livelli, uno persistente per Yamada nel suo mondo reale e uno per l’eroe nel gioco, che però si resetta al completamento di ogni dungeon. Quindi, il vero avanzamento per l’eroe può avvenire solo tramite l’acquisizione di un equipaggiamento migliore, sia in termini di armi e armature, ma anche di oggetti da usare durante i combattimenti. Il risultato è un gameplay decisamente anomalo e inusuale, in cui si può essere bravi quanto si vuole a risolvere gli enigmi dei dungeon ma, senza un equipaggiamento adeguato, non si va da nessuna parte. Da qui la necessità di rivisitare vecchi dungeon ancora e ancora, per ottenere gli oggetti necessari a migliorare le proprie caratteristiche e il proprio equipaggiamento.

Gli intermezzi nonsense sono la parte migliore del gioco.

Tutto questo funziona molto bene anche e soprattutto grazie allo humour del gioco, ai suoi personaggi assurdi e bislacchi ma soprattutto al cuore infinito che ci hanno messo gli autori nel tratteggiare Yamada come sfigatissimo, tenero e improbabile eroe. I siparietti che si palesano nel corso del gioco hanno il giusto equilibrio fra il “WTF?!” e un “Awww” di tenerezza totale, come quando si vede una cucciolata di gattini giocare. È la peggiore locura giapponese, che tradisce quasi sempre un messaggio edificante, tutto cuore. È lo stile proprio di Onion Games, che trovo adorabile e che da solo basta a supportare un gioco che alla lunga stancherebbe nelle sue meccaniche un po’ ripetitive e che a volte fanno troppo affidamento sulla volontà del giocatore di buttare una parte del suo tempo in grinding duro e puro.

Senza la giusta attrezzatura, i boss sono tosti come la sella di un cosacco .

Il passaggio da gioco mobile free-to-play a titolo a pagamento su Switch ha anche modificato e migliorato alcuni aspetti, riducendo di gran lunga la quantità di tempo necessaria ad ottenere equipaggiamento ed oggetti. E sono ovviamente scomparse tutte le microtransazioni che permettevano di ottenere livelli e oggetti, in cambio dei vostri soldi reali.

Dandy Dungeon è perfetto su Switch, visto il suo gameplay mordi e fuggi, e il cuore mostrato già nella sua versione mobile è intatto. Per poco più di una ventina di euro, vi portate a casa una piccola perla, perfetta da giocare a piccoli morsi sotto l’ombrellone o sbracati sul divano a seguire il movimento del ventilatore, come ho fatto io. Senza contare la possibilità di aiutare concretamente Yamada, e il proprio alter-ego Yoshiro, a realizzare il suo grande sogno.

Ho giocato a Dandy Dungeon su Nintendo Switch grazie a un codice per il download fornito dagli sviluppatori. A occhio e croce, in poco meno di una decina di ore ho raggiunto la metà del gioco ma ora torno a fare un altro paio di dungeon. Il gioco non è più disponibile nella sua versione mobile gratuita (su Android e su iOS), lo trovate esclusivamente su Nintendo Switch.