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Buon compleanno, Championship Manager! | Racconti dall’ospizio

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Parlando di anniversari, non possiamo non ricordare e celebrare quello di Championship Manager, conosciuto da noi anche come Scudetto e successivamente come Football Manager, semplicemente la serie manageriale calcistica più acclamata e giocata nel panorama videoludico mondiale. Da trent’anni ha assecondato i nostri sogni di gloria, le nostre aspirazioni di pseudo allenatori e ci ha accompagnato nella conquista virtuale di decine Champions League, Scudetti e Coppe del Mondo. Il mio rapporto d'amore con Championship Manager/Football Manager nasce “tanto tempo fa in una galassia molto lontana”, il 1992, l'anno in cui la Danimarca vinse gli Europei che non avrebbe nemmeno dovuto giocare. Il 1992 è soprattutto l'anno di nascita di Championship Manager, il primo manageriale realizzato dai fratelli Collyer per Amiga. In quegli anni le mie velleità manageriali erano abbondantemente appagate dall'ottimo Player Manager di Dino Dini e dall'esaustivo The Manager. Almeno fino all'arrivo di un dischetto da tre pollici e mezzo con impresso il fantomatico logo di Championship Manager, appoggiato sulla mia scrivania da un amico smanettone.

Da quel momento è iniziato il mio sodalizio con la serie manageriale calcistica più amata del pianeta; un rapporto che si è trasformato in una vera e propria ossessione nel corso di questi trent’anni (sono volati!) e che mi ha permesso di andare negli uffici di Sports Interactive un ventennio fa, di conoscere l'istrionico Miles Jacobson (con cui ho avuto il piacere di tirare e segnare un rigore a San Siro a Mario Ielpo durante la presentazione di un Championship Manager) e persino di localizzare in italiano un paio di episodi della serie, senza dimenticare le nottate trascorse ad aggiornare il roster del gioco per avere un calciomercato più realistico e la pubblicazione in alcuni siti di appassionati. Purtroppo, non ho mai avuto la possibilità di ringraziare direttamente Paul e Oliver per quello che avevano creato, per quella dolce ossessione che ha accompagnato gran parte della mia tarda adolescenza e che continua nella mia vita da adulto.

Il primo Championship Manager.

Molti miei amici e diversi colleghi (compreso il “titolare” di questo sito) sono stati travolti più volte dall'ondata Scudetto/Championship/Football Manager: vi posso assicurare che non ero l'unico ad arrivare in redazione dopo aver passato la notte in bianco per aver conquistato una storica promozione con il Legnano o una Coppa dei Campioni con la Fiorentina. Ho condiviso con loro le mie imprese sportive, ascoltato in religioso silenzio i loro racconti e osservato i loro occhi che brillavano mentre decantavano il milionesimo gol segnato da Ronaldo il Fenomeno o la tripletta realizzata da Batigol contro il Real Madrid pre Galácticos. C'è qualcosa di magico che ha reso - e rende tuttora - unica la simulazione manageriale di Sports Interactive: l'amore per il calcio. Chiunque abbia giocato a uno qualsiasi degli innumerevoli capitoli di questa saga avrà sicuramente un ricordo speciale o un aneddoto da raccontare: io ho scelto di raccontarvi le mie nottate passate con Scudetto 97-98 (aka Championship Manager: Season 97/98).

Championship Manager: Season 97/98.

A scanso di equivoci, non si tratta di uno dei migliori episodi della serie: probabilmente è uno dei più semplici da padroneggiare, se consideriamo quelli pubblicati dall'inizio del nuovo millennio in poi. Insomma, una buona simulazione capace di offrire la possibilità di disputare più campionati contemporaneamente (tre per la precisione sui nove disponibili), un calciomercato frizzante (la quotazione del giovane “golden boy” Michael Owen era il mio incubo, era superiore anche a quelle di Luís Nazário de Lima e di Bobo Vieri!) e sperimentare il proprio credo tattico. E con tutto sto ben di Dio, ammettiamolo ci siamo sentiti un po' tutti dei novelli Oronzo Canà: oltre a contemplare un numero infinito di moduli tattici, l'editor delle formazioni permetteva di cambiare le posizioni/ruoli dei calciatori e creare le sovrapposizioni con le famose frecce. Tradotto: la “Bizona” diventava pura realtà, anche se sulla reale efficacia ci sarebbe da discutere per anni...

Costruire una squadra attorno a Roberto Baggio, convincere David Beckham ad accettare il trasferimento in un altro campionato o scoprire un giovane talento era qualcosa di fantastico. Con il passare dei mesi ero riuscito a scoprire anche quei calciatori con un rapporto qualità/prezzo straordinario: Bakayoko, Hoekstra, Nevland, Youngs erano semplicemente buggatissimi, capaci di fare la differenza sul campo anche di più dei celebrati Ronaldo, Henry, Batistuta, Owen e compagnia bella. Nonostante ci fosse un editor piuttosto completo, le quotazioni di certi giocatori erano impossibili da sistemare: Michael Owen su tutti. Dopo aver debuttato nella Premier League con la maglia del Liverpool nel 1997 a soli diciassette anni, il ragazzo prodigio di Chester sarebbe diventato una delle stelle della nazionale inglese al Mondiale francese del '98. Morale della favola, era il calciatore con il maggiore potenziale in Scudetto 97-98, con una quotazione semplicemente folle: ho passato nottate per rendere il calciomercato più realistico e per migliorare le offerte delle squadre e i prezzi dei top player, ma Owen non sono mai riuscito a sistemarlo (costava più di Ronaldo il Fenomeno...).

Ormai per giocare a un qualsiasi Football Manager bisogna disporre di un vero e proprio staff: serve un amico che si occupi della tattica, un altro della preparazione atletica e del recupero degli infortunati, un altro ancora che imbastisca le trattative di calciomercato, uno che studi gli avversari e infine uno che gestisca le finanze societarie e i rapporti con i media. A quel tempo non eravamo costretti a passare diverse ore per capire come impostare gli allenamenti, studiare il mercato o affrontare le domande dei media: si facevano delle offerte, si sceglievano gli undici da mandare in campo e, soprattutto, si giocava.

Scudetto 97-98 si faceva apprezzare per la lentezza dei caricamenti (anche con un buon PC dotato di sedici MB di RAM!), il facile editor che permetteva di modificare ogni parametro dei calciatori (nulla di paragonabile a quanto è possibile fare con gli ultimi Football Manager), l'aggiunta dei famosi “wonderkids” e l'introduzione dei “regen” (i calciatori che si ritiravano e che venivano aggiunti dal gioco come giovani di belle speranze con nomi improponibili). Le partite venivano “raccontate” attraverso commenti testuali che il giocatore studiava in religioso silenzio, con un'attenzione paragonabile a quando si accendeva l'autoradio in macchina la domenica pomeriggio per sentire gli ultimi aggiornamenti dai campi di Ciotti, Ameri o del solito Luzzi nella trasmissione radiofonica “Tutto il calcio minuto per minuto”. Bastava un colpetto alla barra spaziatrice per accelerare lo svolgimento di una partita: nessuna tridimensionalità, nessun pallino 2D che si muoveva sullo schermo. Il gol veniva suggellato dallo schermo del PC che inizia a flashare all'improvviso (al buio faceva sempre un certo effetto!): il segreto di Scudetto 97-98 era da ricercare in quella estrema semplicità che Sports Interactive sembra aver smarrito con il passare degli anni. Ancora buon compleanno Championship Manager/Scudetto/Football Manager!.