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Border - Creature di confine ti fa sentire odori, umori e sapori

Border – Creature di confine è tratto da una storia breve di John Ajvide Lindqvist, autore di Lasciami entrare, che ha curato anche la sceneggiatura del film assieme al regista Ali Abbasi e a Isabella Eklof. E i tratti in comune con quel piccolo fenomeno che raccontava di crescita, isolamento, integrazione e, beh, vampirismo, sono numerosi. I temi sono differenti perché i protagonisti sono adulti, già sconfitti da una vita e un’umanità che faticano a comprendere, ma la scelta di raccontare la difficoltà di vivere, l’impossibilità di sentirsi parte di qualcosa, la necessità di riscoprire se stessi, passa ancora una volta attraverso l’estremizzazione data dall’elemento fantastico, qui forse ancora più forte perché la “creatura” è protagonista assoluta delle vicende.

Tina è una donna nata deforme, o convinta di esserlo, la cui bizzarra conformazione facciale le ha però donato anche dei poteri molto particolari. È in grado di “annusare” il senso di colpa, la vergogna, la paura, il nervosismo altrui, identificandoli su persone e oggetti, cosa che la porta a trovare un lavoro alla dogana. Qui annusa i viaggiatori e ordina perquisizioni per chi le “puzza”, azzeccandoci sempre. E proprio durante questa attività, le capitano due incontri fondamentali: fa arrestare un uomo che traffica in pedopornografia, cosa che la porterà ad essere coinvolta nelle indagini sul giro di cui lui fa parte, e incontra un uomo che sembra avere le sue stesse deformità e, ovviamente, la intriga per questo moltissimo.

Il film di Ali Abbasi nasconde un twist telefonatissimo, tale più per la protagonista che per lo spettatore, suggerito a più riprese da sceneggiatura e regia, sorprendente per Tina solo sulla base del suo non voler accettare la realtà. È chiaro fin da subito che lei non è deforme, ma una creatura fantastica di qualche tipo, e il cuore del film sta proprio nel suo viaggio personale, mentale, psicologico, emotivo, a tratti anche letterale, verso la scoperta e l’accettazione della propria natura. È un viaggio raccontato in una maniera che un po’ ricorda Lasciami entrare, il film, quello svedese, così tipicamente europea (già mi immagino un remake americano casto e con la protagonista bellissima ma “deformata” da un accenno di trucco in viso), viscerale, sanguinaria, brutale, all’insegna di un romanticismo che mescola sessualità e orrore, con in particolare un fantastico lavoro sul suono. Sbuffi, rigiri di labbra, urla, respiri, schiocchi di lingua, ogni suono  che proviene dai corpi è accentuato, esasperato, travolgente e dà vita a una visione fisica, che immerge nell’esperienza (super)umana dei suoi personaggi. Si viene trascinati in un mondo altro, ma non guidati per mano, no, strattonati e travolti, immersi nello stupore, nello spaesamento, negli umori, nella carne, nel terrore, nella speranza, nel desiderio di una donna, o forse di qualcos’altro.

L'ho visto un mese fa, al cinema, in lingua originale. In Italia ci arriva oggi, non mi assumo responsabilità su traduzione, doppiaggio e gestione del sonoro. Meglio specificarlo.