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Blu Brothers #16

Non devono salvare un orfanotrofio pieno di debiti e non sono nemmeno inseguiti da una banda di neonazisti bifolchi. La missione dei Blu Brothers di Outcast è analizzare scrupolosamente (e quindicinalmente) i migliori Blu-ray del momento disquisendo amabilmente di compressione, soundstage multicanale, bordate del sub, grana e rumore video. E vista la mole di materiale che giunge quotidianamente a casa dei due fratelli blu, non ve ne liberete tanto facilmente.

Hunger Games

Basta rileggersi questo speciale per rendersi conto di come Hunger Games non abbia inventato proprio nulla nel filone "fanta-reality show" e, nonostante qualche buono spunto nei personaggi di contorno, si fa fatica a comprendere anche il successo dei romanzi di Suzanne Collins. In fondo la poco credibile caccia all'uomo di Katniss e Peeta non è altro che un remake al femminile del kinghiano The Running Man, con l'unica aggiunta di uno sfondo politico orwelliano appena sfumato e della giovinezza imberbe dei protagonisti. Non è un caso se anche nel film di Gary Ross - uno che assieme a Lasse Hallström è un po' l'equivalente hollywoodiano di Nicholas Sparks - è proprio il contrasto tra morte, sangue e adolescenza a reggere l'intero racconto. C'è insomma un po' di cattiveria e non tutto è consolatorio, ma se la prima parte funziona a dovere il resto del film si siede su un'azione un po' ripetitiva e telefonata. Notevole comunque la presenza scenica di Jennifer Lawrence, ventiduenne tosta come poche che in un'intervista contenuta negli extra manda allegramente affanc... (ehm, a quel paese) chi la definisce traditrice per essersi venduta al glamour hollywoodiano dopo gli esordi indie. Simbiosi perfetta con Katniss?

Non fosse per l'ostinazione di Warner Home Video nel proporre le tracce italiane dei suoi Blu-ray in un triste Dolby Digital 5.1, questa Special Edition a due dischi avrebbe meritato almeno un punto in più. Non che il DD 5.1 italiano sia da buttare (tutt'altro), ma un film così ricco d'azione avrebbe tratto parecchi benefici da una codifica lossless e infatti basta ascoltare le differenze con il DTS-HD MA 7.1 inglese, che nelle sequenze con esplosioni o nella scena con la massa festante alla presentazione dei "candidati" propone un coinvolgimento da far impallidire il nostro umile Dolby Digital. Nel complesso, però, la codifica viene sfruttata più che bene, con un sub spesso in primo piano, un buon interscambio tra i due fronti e dialoghi privi di asprezze e sufficientemente solidi. Va decisamente meglio con il video, anche se a causa di una certa morbidezza del dettaglio e di una resa dei neri a tratti un po' spenta non si raggiungono vette particolari. Il film tra l'altro offre molti registri cromatici ed è spesso girato con camere in spalla, tutti elementi che non depongono a favore di un quadro di facile percezione. C'è comunque da dire che sul primo Blu-ray è ospitato solo il film e ciò ha permesso di ottenere un bit-rate molto elevato con punte di 42-43 Mbps, a tutto beneficio della compressione. Gli extra sul secondo Blu-ray sono spalmati tra un notevole making of di oltre due ore e sei featurette, che in altri 48 minuti di durata approfondiscono temi come il romanzo originale, gli attori, il set e il rapporto tra film e libro, il tutto con video in HD e sottotitoli in italiano. [F.D.]

Film: 6,5 Blu-ray: 8 (Video 8 - Audio 7 - Extra 8,5)

Zatoichi

Il poliedrico attore/regista Kitano interpreta e rivisita il personaggio di Zatoichi, un massaggiatore cieco che cela straordinarie abilità di combattimento con la spada. Lo stile peculiare di Kitano allontana questa pellicola dalle precedenti dedicate al popolare personaggio giapponese e dalla media degli altri film sui Samurai (a trarne giovamento è soprattutto il ritmo), unendo armoniosamente dramma, azione e persino commedia (alcune scene sono quasi da slapstick comedy).

Non si può dire che Zatoichi mostri un quadro esaltante, se le aspettative sono allineate a quelle di una pellicola di neanche dieci anni fa, anche se il passo avanti rispetto al corrispettivo DVD si nota. L’impostazione fotografica del film è morbida e i colori volutamente desaturi, con il bianco che risulta quasi “patinato” e poco brillante a causa del contrasto poco enfatizzato. Tutti questi fattori non aiutano certo il quadro a restituire il tipico “colpo d’occhio” dell’HD e il rumore video piuttosto pervicace visibile in diverse sequenze buie è altrettanto poco gradevole. I puristi saranno felici di sapere che non c’è DNR e che la resa è più fedele a quanto visto in sala (sebbene, anche se sembra un controsenso, poco cinema-like) rispetto alla versione Miramax americana, alterata in modo evidente da color correction (che in questo caso rende i colori più naturali) ed Edge Enhancement. Già sul DVD uscito anni fa, potevamo godere di un’ottima traccia DTS 5.1 full-rate, qui il passaggio alla codifica lossless non denota differenze evidenti ma conferma tutti i pregi del mixing di allora: preciso, robusto e coinvolgente nelle scene d’azione, anche se non tagliente sulle alte frequenze quanto le pellicole più recenti. Gli extra sono rimasti gli stessi: due trailer e due interviste al regista, di cui una di quasi mezz’ora con brevi inserti filmati nel backstage. [P.B.]

Film: 7,5 Blu-ray: 6 (Video 5 - Audio 7,5 - Extra 5)

La casa del diavolo

Sequel del grottesco La Casa dei 1000 corpi, estremo fino al midollo, The Devil’s Rejects assume un tono sempre crudo ma più realistico seguendo il criminoso vagabondaggio di Otis e Baby, che riescono a fuggire dalla casa teatro degli orrori del primo film mentre viene presa d’assalto dalla polizia. I due psicopatici, insieme al clown “Capitan Spaulding” continuano così a mietere vittime nelle desolate cittadine del Texas, finché uno sceriffo altrettanto spregiudicato si mette sulle loro tracce. Come per il predecessore, è difficile rimanere indifferenti di fronte al film di Rob Zombie: pur se apprezzato da molti (e rispetto alla media degli horror più recenti non è certo fatto male), trovo che lo stile qui adottato dal regista sia del tutto derivativo (un po’ road movie anni ‘70, un po’ Tarantino, un po’ torture-porn) e soprattutto che i personaggi manchino del carisma di altre pellicole “gratuitamente violente” (qualcuno ha detto Rodriguez?), rimanendo così in un limbo tra il crudo realismo delle violenze subite dalle vittime e l’iperbole dei carnefici. De gustibus.

Rob Zombie ha girato il film in 16mm, pertanto è naturale aspettarsi una certa dose di grana sul quadro (talvolta enfatizzata volutamente) e un dettaglio non proprio “razor”. Va però detto che rispetto a altre pellicole 16mm la definizione è più che buona, come si evince dai primi piani e dagli esterni diurni, e sebbene la resa sia tutt’altro che naturale (la fotografia utilizza di sovente filtri, slow motion e la cromia, molto sgargiante, è spesso alterata) il risultato rispecchia la volontà dei realizzatori. Il supporto a singolo strato con relativo bit-rate un po’ basso non arreca problemi: la pellicola è di per sé molto rumorosa e l’incidenza della compressione è del tutto relativa. Vi è però da segnalare un errore di encoding che non passa inosservato (tra il minuto 4’40’’ e 4’50’’), dove su alcuni fotogrammi i pixel se ne vanno fuori posto generando macroblocchi evidenti. Niente male l’audio, che offre il meglio durante i brani della colonna sonora (un country in deciso contrasto con le immagini) e durante le poche ma significative scene d’azione, su tutte la sparatoria finale, in cui i proiettili rimbalzano di diffusore in diffusore con efficacia e il canale LFE non esita a farsi notare. Come spesso accade l’audio originale, in DTS-HD MA come l’italiano, offre maggior dettaglio sulle voci e sugli effetti catturati dalla presa diretta, ma le differenze sono ragionevolmente ridotte. Sebbene in copertina siano segnalati alcuni extra sul disco Blu-ray, in realtà insieme al film non abbiamo trovato nulla (peccato soprattutto per l’assenza del commento del regista). L’amaray contiene però un secondo disco, un DVD doppio strato ricolmo di contributi speciali. Il più significativo è indubbiamente il documentario sulla realizzazione “30 giorni all’inferno”, lungo ben 144 minuti, accompagnato da numerose scene eliminate, errori sul set, il “Morris Green Show” e una serie di brevi filmati e featurette. [P.B.]

Film: 5 (8 secondo Francesco "Peckinpah" Destri) Blu-ray: 7,5 (Video 7 - Audio 7,5 - Extra 8 )