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Benvenuti a Sunnydale!

Se c’è una serie che ho guardato e riguardato fino allo sfinimento, fra passaggi televisivi, home video e streaming, e che continuerei a riguardare avendo la certezza di non annoiarmi mai è senz’altro Buffy l'ammazzavampiri.

Nell’ormai lontano 2004, durante il placido periodo estivo, facendo zapping sui canali della TV generalista, ho scoperto la serie, che prima di allora non mi aveva per nulla attirato e che conoscevo solo marginalmente.

Il primo impatto non fu dei migliori: dalle puntate iniziali, che non nego aver seguito con una certa dose di superficialità, mi sembrava qualcosa di veramente cheap, uno di quei prodotti che, generalmente, giravano su Italia 1 a notte fonda, usati principalmente come riempitivi di palinsesto.

La struttura della prima serie giocava un po' troppo sulla formula del “mostro della settimana”, vale a dire l’introduzione di una minaccia o di un antagonista che dura giusto il tempo di una puntata. Poi, dalla seconda stagione, tutto iniziava ad avere più consistenza, la trama orizzontale era decisamente più interessante, i protagonisti erano maggiormente caratterizzati e l’introduzione di alcuni personaggi carismatici (sì, mi sto riferendo proprio a Spike) avevano fatto decollare una serie che sembrava inizialmente essere una versione soft horror di Dawson’s Creek. Fortunatamente mi sbagliavo.

Una delle cose che inizialmente mi aveva convinto poco della serie era l’ambientazione, o meglio, il modo in cui l’ambientazione veniva, diciamo così, percepita.

Buffy è ambientata a Sunnydale, un’immaginaria cittadina americana situata in California. La città è stata costruita sopra la “Bocca dell’Inferno”, una sorta di portale mistico che funge da attrattore per le forze demoniache, motivo per cui la città è densamente popolata da vampiri e demoni vari. Proprio per questo motivo, non ho mai capito cosa spingesse gli umani a vivere lì, o come potessero non accorgersi della presenza di vampiri e fenomeni sovrannaturali vari.

Alcuni piccoli riferimenti vengono lanciati durante il corso della seconda stagione, la questione viene poi spiegata nella terza, prima in maniera sibillina e poi via via con particolari più significativi fino a una comprensione più o meno implicita grazie al finale di stagione. La città è stata fondata da tale Richard Wilkins verso la fine del XIX secolo dietro un patto con alcune forze oscure che gli avevano garantito l’immortalità in cambio di un luogo dove demoni e vampiri vari avrebbero potuto nutrirsi liberamente. Wilkins sarà il sindaco di Sunnydale per diverse generazioni, arrivando fino alla terza dinastia, occultando tutti gli strani fenomeni che accadevano in città, anche grazie alla complicità di parte delle forze di polizia e del preside della scuola.

Nel corso dell’episodio “Le Streghe di Sunnydale” viene rivelato che gli adulti sono più o meno consapevoli di quello che accade ma fanno semplicemente finta di nulla, mentre gli adolescenti sanno perfettamente ciò che accade e conoscono l’identità – fino ad allora apparentemente segreta – di Buffy (nell’episodio Il Ballo), aiutandola attivamente durante lo scontro finale con il Sindaco, in cui la scuola viene distrutta insieme al nemico.

Durante il corso delle sette stagioni che compongono Buffy si scoprono numerosi dettagli che ribaltano l’idea iniziale sulla grandezza della città, che nei primi episodi dava l’idea di essere una cittadina di dimensioni contenute. Sunnydale, infatti, è divisa in cinque quartieri, e conta, oltre alla High School (teatro delle prime tre stagioni) anche un college (ambientazione principale della quarta stagione, compresa una base sotterranea dove il governo fa strani esperimenti sui demoni), ben quarantatré chiese, una dozzina di cimiteri, un museo, uno zoo, un porto, una stazione degli autobus e addirittura un piccolo aeroporto. Senza dimenticare il Bronze, il locale dove i giovincelli andavano a ballare e ubriacarsi per poi, spesso, essere aggrediti da qualche vampiro che li aspettava all’uscita, sospettosamente ubicata in un vicolo buio. Non poteva mancare, in una città tanto particolare, un negozio di magia, il Magic Box, che diventerà centrale nella quinta stagione e andrà a sostituire idealmente la biblioteca del liceo come luogo di ritrovo dei nostri eroi. La città verrà poi definitivamente distrutta al termine dell’episodio finale della serie, quando Buffy e soci chiuderanno per sempre la Bocca dell’Inferno con un’esplosione che si estenderà per tutto il perimetro cittadino.

Come accennavo all’inizio dell’articolo, nutro un sincero affetto nei confronti della serie, sia perché mi ricorda anni più spensierati e sereni di quelli attuali, sia perché Buffy rappresenta, per me, la perfetta metafora del percorso di evoluzione di una persona e, in certo senso, della natura umana.

All’inizio della serie la bionda cacciatrice e i suoi amici sono un gruppetto di adolescenti del liceo, e alla fine della serie sono degli adulti con una dimensione più o meno definita e una identità ben precisa. Buffy, oltre ad avere l’ingrato compito di salvare il mondo, si ritrova, dopo la morte della madre, a dover abbandonare gli studi e a trovare modesti lavori per poter mantenere lei e la sorella minore. Xander, da palese loser del gruppo, trova pian piano la sua dimensione nella vita reale, tanto per citare gli esempi più significativi. Tutti i personaggi principali affrontano un lungo processo di maturazione in cui ognuno fa i conti con sé stesso, con i propri limiti e le tante difficoltà della vita, muovendosi spesso in una zona grigia fra bontà e malvagità.

Dentro all’involucro di una serie con demoni e vampiri si nasconde un prodotto maturo, spesso coraggioso e sicuramente una spanna sopra (forse anche due) le altre serie di quel periodo, affrontando tematiche profonde come la solitudine, l’odio, la vendetta e la redenzione, in maniera mai banale.

Di episodi memorabili ce ne sono molti, ma Un corpo freddo rimane, per me, uno dei più significativi della qualità della serie, e ancora oggi faccio una certa fatica a guardarlo. Un altro che mi sembra doveroso citare è Di nuovo normale, in cui, furbescamente, viene messa in dubbio l’esistenza dell’universo della serie. In quest’episodio, infatti, viene presentata una realtà alternativa in cui Buffy è affetta da schizofrenia e rinchiusa in un ospedale psichiatrico, e alla fine dell’episodio ci rimane il dubbio che possa effettivamente essere tutto frutto della sua mente instabile. Geniale.

Sunnydale diventa centrale nella puntata Il desiderio, in cui viene mostrato come sarebbe la città senza la presenza di Buffy: come si può facilmente intuire, sarebbe controllata dai vampiri, con pochi umani che cercano di combatterli senza troppa fortuna.

Quando l’ho scoperta, Buffy aveva ormai quasi terminato la sua corsa ed erano ancora tempi in cui per vedere una serie dovevi necessariamente venire a patti con la televisione generalista e la sua programmazione schizofrenica, dove certe puntate non venivano addirittura mandate in onda o un’intera stagione, la sesta, veniva trasmessa a notte fonda per via di contenuti fin troppo espliciti e dovevi affidarti giocoforza al caro vecchio videoregistratore, sperando che la puntata rispettasse l’orario presunto di messa in onda e la registrazione non venisse tagliata.

Buffy è diventato un cult non solo per me ma anche per tanti altri, però non sono mai andato oltre la sua fine televisiva (e a quella del suo spin-off Angel): nonostante sia continuato sotto forma di fumetto, per me le avventure della cacciatrice sono finite con la serie, gli avvenimenti successivi su carta non li conosco (a parte qualche sbirciatina) e credo non li vorrò mai conoscere.

Sono ormai rassegnato al fatto che, prima o poi, Buffy tornerà in una veste differente da quella che conosco. Nonostante del reboot annunciato nel 2018 non se ne sappia più nulla, qualcuno andrà fino in fondo e vorrà riproporla, in forma diversa, moderna, con l’occhio puntato verso le nuove generazioni, e nulla vieta di farlo. Poi non è detto che non possa venirne fuori una serie bella in maniera diversa, però resto dell’idea – sempre personale ovviamente – che certi prodotti, pur con qualche anno sulle spalle, siano perfettamente fruibili anche adesso.

Io mi accontenterei di una puntata speciale tipo la reunion di Friends e la pubblicazione della serie in Blu-ray con l’audio in italiano. Mi accontento di poco.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata alle città di paura, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.