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La maledizione di Osiride non sta salvando Destiny 2 da se stesso

Nonostante internet e i social network ne siano praticamente invasi, la recensione è un tipo di narrazione estremamente complessa da rendere. Ci sono moltissimi dati di contesto di cui tenere conto e col tempo ci si rende conto che, forse, quando si tratta di scrivere di un film o di un videogioco, è meglio non astrarre i propri mezzi critici dalla pancia di chi, in un modo o in un altro, quel parere sta cercando di darlo. Sono l'ultimo che può dare lezioni, qui su Outcast soprattutto, ma credo che un altro aspetto a cui si dovrebbe dare molta importanza sia il tempo; soprattutto oggi, nell’epoca dei DLC e delle patch istantanee (o settimanali, se si gioca da console). Un gioco può cambiare, in moltissimi suoi aspetti, nel giro di un paio di settimane. Sì, dicendo questo, ricalco quanto già scritto qualche mese fa, nel parlare di Destiny 2. Che mi era piaciuto tantissimo. E mi piace ancora oggi, credetemi. Ma le cose cambiano, e si trasformano. Ottimo spunto per parlarne giunge dall’uscita della sua prima espansione, La maledizione di Osiride, arrivata quasi in contemporanea con un grosso aggiornamento a Destiny 2, che ha cercato di migliorarne le criticità più vistose.

Prima, però, un passo indietro. Avete presente quando vi accorgete di qualcosa a cui non date importanza, credendo che sia probabilmente un’impressione personale e forse anche sbagliata? Ecco, a me è capitata questa cosa a settembre, giocando proprio a Destiny 2. Quello a cui mi riferisco mi si è materializzato davanti un mese più tardi, leggendo questo articolo su Polygon, dal titolo emblematico: Destiny 2 has become appointment gaming (But that’s not always a good thing). Dopo nemmeno un mese, il senso di esistere di un gioco dalla portata così mastodontica poteva dunque esaurirsi, settimanalmente, il martedì, con il ripristino delle Pietre Miliari (missioni e incarichi che forniscono armamenti leggendari ed esotici); una roba alla stregua della partita di calcetto del giovedì, insomma, ma senza la fondamentale parte, ovviamente, dell’incalcolabile quantità di variabili che solo lo sport sa offrire. E i giocatori, magari anche inconsciamente, l’hanno capito; come ben sottolineava il nostro Ugo Laviano in Outcast Magazine #45, spesso la gente si ritrovava la sera, proprio come se fosse un appuntamento, su Destiny 2, per parlare, male, di Destiny 2. Quando è uscita la notizia che La maledizione di Osiride non avrebbe incluso un vero nuovo raid, bensì una specie di versione ridotta in dimensioni, apriti cielo: le critiche della community si sono inasprite, fino a modificare radicalmente l’intera strategia, comunicativa ma non solo, di Bungie, che è dunque dovuta intervenire prontamente, con comunicati dai toni il più possibile rasserenanti; che detta così pare che c'era bisogno risolvere una crisi umanitaria, ma fidatevi che la community questa cosa l’ha presa sul serio. Vedere il video appena sotto per credere.

E dunque l’aggiornamento di dicembre (a cui andrà a unirsi un altro, anch'esso in teoria abbastanza corposo, nei prossimi giorni), assieme all’espansione, avrebbe dovuto rimettere in corsa Destiny 2. Purtroppo per Bungie, e soprattutto per la community, le cose non sono andate esattamente per il verso giusto. L’aggiornamento ha infatti sì corretto certi aspetti non proprio positivi, come ad esempio il premiare i giocatori che dedicano più tempo a Destiny 2 (vedi le nuove armi prodigiose), ma giocoforza non è riuscito a mettere una pezza alle vere criticità del gioco, riassumibili sotto un’arcinota locuzione: mancanza di contenuti. Che è interessante, se si considera che era la critica più spesso imputata al primo Destiny, a cui tuttavia si riuscì a porre rimedio, in modo anche convincente, proprio sul finire del suo ciclo vitale. L'ironia. La maledizione di Osiride, infatti, di contenuti ne ha ben pochi. C’è un nuovo pianeta, sì, Mercurio, ma le cui dimensioni sono francamente irrisorie; tanti si sono lamentati del fatto che nella suddetta ambientazione ci sia appena un evento pubblico, ma credo che sia stata praticamente una scelta obbligata, con così poco spazio a disposizione all’interno della mappa. Mappa che è poi peculiare per struttura. Sostanzialmente, Mercurio si caratterizza così: una sorta di hub centrale, abbastanza grande, con un grosso corridoio che dà sulla Foresta Infinita, una specie di ambientazione procedurale che però tale non è, dato che riassembla asset già esistenti ma in modo casuale, dando vita a mappe la cui piattezza è esasperata poi dallo stile asettico dei principali nemici dell’espansione, i Vex, il cui gusto estetico ve lo lascio intuire. Non una scelta felice, insomma; questa smania per il procedurale sta iniziando a farsi insopportabile.

Poi, che altro c’è da dire, su questa espansione? Che la storia, meno incisiva rispetto all’avventura principale, dura appena due ore? O che i due nuovi assalti sono dei ricicli di missioni presenti all’interno della già breve campagna in singolo? Oppure che i nuovi nemici sono in realtà dei semplici reskin? Forse potrò sembrare esageratamente critico nei confronti di un gioco che comunque negli ultimi tempi mi ha intrattenuto con piacere; in realtà è che mi sono rassegnato, almeno con per questa primissima parte del ciclo vitale di Destiny 2. Bungie è una software house gigantesca e piena di gente capacissima nel proprio lavoro, ed è certo che da quelle parti tutti siano all'opera per rimettere in carreggiata Destiny. Il punto però è uno: quando? Sarà certamente qualcosa di graduale, ma l’attuazione coinciderà con una nuova infornata di contenuti, e cioè con una nuova espansione. Difficile però che questo avvenga con la prossima, in arrivo probabilmente a marzo. Bungie ha già detto che il prossimo DLC non avrà un raid proprio, ma qualcosa di simile a quanto visto in questa Maledizione di Osiride, e ciò di certo non fa presagire chissà quale rivoluzione alle porte.

Ah, in conclusione, ecco di cosa mi stavo dimenticando, il Divora-Mondi, il raid che raid però non è. Diciamo che è più lungo di un assalto ma comunque decisamente più corto di un’incursione. Artisticamente bellissimo, come del resto ci ha sempre abituato Bungie, il Divora-Mondi riesce poi a condensare momenti di vero pathos nelle due fasi contro il boss di turno. E forse, in queste righe, avrete fatto caso ai superlativi, alle belle parole che, precedentemente, non avevo invece speso sulla strada che ha passivamente intrapreso Destiny. Va infatti fatta una precisazione: Destiny 2 rimane un gran gioco; per portata soprattutto, ma anche per meccaniche. Che però si esauriscono dopo non molto; e continuarci a giocare, acquistando poi un’espansione come quella in questione, non cambia granché la situazione. A meno che non si abbiano degli amici con cui condividere gioie e dolori in game. Giocarci se si ha con chi giocarci è più che sensato; altrimenti, per ora, Destiny 2 è quasi un cantiere aperto, esplorabile per non più di un mese.

Ho giocato a La maledizione di Osiride su PlayStation 4 Pro, grazie a un codice gentilmente inviatomi da Activision Italia. Codice che comprendeva, tra l’altro, anche la prossima espansione in arrivo in primavera. In ogni caso, questo DLC mi ha tenuto impegnato per circa una ventina di ore, tra farming, campagna, assalti e il mini-raid; avrei voluto spenderci qualche serata in più, ma purtroppo non sembra esserci su Destiny 2 così tanta gente come qualche mese fa. Non ci tocca dunque che sperare in Bungie.