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Micro Machines: World Series - La maledizione di Toby Bateson

Esattamente come tutti i musicisti figli delle grandi rockstar, Micro Machines: World Series porta sulle spalle una pesantissima eredità. Micro Machines V3, uscito vent'anni or sono, riuscì a rendere la serie Micro Machines finalmente accessibile a tutti, grazie a un'enorme quantità di percorsi dalla difficoltà abbordabile, a un sistema di controllo molto più permissivo rispetto a quello del diabolico Micro Machines 2: Turbo Tournament, a una grafica 3D perfetta per le potenzialità di PlayStation e, ciliegiona sulla torta, alla possibilità di partecipare a un contest di time trial online indetto da Codemasters, con in palio tre giubbetti griffati con il marchio di Micro Machines. Un'occasione troppo ghiotta per il sottoscritto, che non aspettava altro che avere qualcosa che lo tenesse impegnato fra una sessione d'esami di ingegneria saltata e la successiva. 

Vivo quindi giornate fatte interamente di lotte all'ultimo centesimo di secondo, contro gli altri appassionati che cominciano a riversare online i propri tempi. Dopo qualche giorno è chiaro che il giubbetto non è un sogno, ma una solida, potenziale, realtà. Su ogni pista, infatti, sono nella bagarre dei primi cinque: sceglierò M o L?. Giunge la notte dell'ultimo giorno del torneo, è mezzanotte, sono stremato e il giorno dopo devo far finta di andare a lezione, manca solo un'ora alla scadenza per l'invio dei codici e sono saldamente terzo. Good vibrations.

Vado a letto.

Sogno di un me stesso che non sono mai stato, con un giubbetto griffato Micro Machines, attorniato da ragazze, incrocio improbabile fra Fonzie e il nerdissimo Bozinsky di Riptide.

Favorisco sigla di Riptide per i millennials e non vi dico manco chi è Bozinksy. Dico solo 0:34 way of life. 

La mattina dopo, ancora intontito dal sonno, mi trascino al PC: accendo. Gli inconfondibili ronzii dell'US Robotics mi catapultano in un'Internet molto diversa da quella di oggi, un'Internet in cui esistevano altri siti oltre a facebook. Digito www.codemasters.com e aspetto.

Accedo alla pagina del concorso. Visivamente noto che qualcosa non quadra, ma soprattutto:

Chi è Toby Bateson?

E perché è primo in quasi tutte le piste?

Il mio cervello non unisce subito i puntini: inizio meccanicamente a conteggiare primi, secondi e terzi posti.

E a riconteggiarli un'altra volta: sono arrivato quarto per 2 punti? No dai, dopo settimane di sangue buttate su 'sto gioco no dai, mi sarò sbagliato. Riconto.

-2

Quarto.

Tre giubbetti.

Non quattro giubbetti. 

Tre giubbetti. 

Tre giubbetti griffati Micro Machines che A OGGI nessuno tranne i tre vincitori ha mai visto.

Giusto così, mi dico, senza crederci nemmeno per un secondo.

Giusto il cazzo.

Toby Bateson, ovunque tu sia: io ti troverò e ti darò tante di quelle mazzate da farti vomitare il giubbetto che mi hai fregato col tuo spirito antisportivo mascherato da record allucinanti.

Passano i giorni, passano le settimane: il tempo sedimenta la delusione e lascia al suo posto ore di divertimento spensierato in single player, testa a testa al fulmicotone con mio fratello e alcune delle sessioni multiplayer da quattro e più giocatori più divertenti di tutta la mia vita di videogiocatore.

Quaranta minuti di gente che si diverte con un gioco dal level design della madonna.

Passano vent'anni e un paio di mesi.

Echi di quel tempo passato li ho nel frattempo rivissuti solo su Mashed per PlayStation 2: non la stessa cosa, ma forse l'unico vero erede di Micro Machines V3 come guidabilità e bilanciamento delle armi a disposizione. Cosa non strana, se si pensa che buona parte del team aveva già lavorato ai Micro Machines storici.

Un clone più recente, Toybox Turbos del 2014, si era rivelato divertente, ma poco solido e con una gestione della telecamera poco soddisfacente. Il re era ancora ben lontano dall'essere detronizzato.

Fast forward a pochi mesi fa: Codemasters annuncia la prossima uscita di Micro Machines: World Series: gente ignorante del settore si strappa le vesti della nostalgia urlando "DAY ONE" manco fossimo di fronte alla remastered di una trilogia di platform mediocri per PlayStation 1, mentre chi, sincero amante del genere, aveva ovviamente provato Toybox Turbos, esclama sommessamente "Ah, ma è identico a Toybox Turbos. OK."

Restava, naturalmente, un minimo di speranza: in fondo Toybox Turbos era un gioco divertente: correggendone i difetti e magari espandendolo con una quarantina di percorsi e più modalità, sarebbe potuta venir fuori una cosa comunque sfiziosa. La mia previsione, però, restava il meh.

Come spesso capita quando la gente mi dice che sono troppo pessimista, ero stato troppo ottimista. Davvero, non so nemmeno da dove cominciare per spiegarvi quante cose sono andate storte in quest'ultimo Micro Machines.

Togliamoci subito il dente: la modalità Battaglia, apparentemente il fiore all'occhiello di questa versione, non è molto divertente: una riproposizione in chiave Micro Machines di dinamiche di gameplay capture the flag a squadre viste ovunque e desuete, nonostante Codemasters cerchi di spacciarcele per novità. Considerata la presenza di quindici arene, è lecito pensare che gli sforzi fatti per la modalità Battaglia abbiano impedito al team di focalizzarsi in maniera maggiore sulle piste da gara, il cui numero si ferma a dieci (in luogo delle diciotto di Toybox Turbos e delle ventinove + diciannove di Micro Machines V3 per PlayStation). Già in un gioco ricco di opzioni, questo numero sarebbe già ampio motivo di scherno, ma, e qui arriva la parte più bella, Micro Machines: World Series, di opzioni, praticamente, non ne ha. Non esiste Time Trial, non esiste modalità Storia/Campagna, non esiste nulla che non siano sfide ed eventi online, con la triste aggravante che, non avendo avuto il gioco il successo sperato, i server sono praticamente sempre vuoti, soprattutto nella modalità Eliminazione. Inoltre, il fatto che le armi appaiano un po' sbilanciate ed eccessivamente caciarone (è il caso della bomba, ad esempio, il cui "raggio di esplosione" risulta forse troppo ampio) di certo non contribuisce a migliorare le cose. 

Ed è un peccato. È un peccato perché graficamente i passi avanti rispetto a Toybox Turbos si vedono tutti, perché i tratti di pista ripresi dai vecchi Micro Machines fanno scendere la lacrimuccia e perché la telecamera risulta sicuramente migliore di quella del fratello di latte anno 2014... ma all'ennesima "partita online" contro sette bot sulle stesse dieci piste, ho deciso di far finta che Micro Machines: World Series non sia mai esistito. Ho spento e sono andato a letto.

La mattina dopo, ancora intontito dal sonno, mi trascino al PC: accendo. Gli inconfondibili ronzii dell'US Robotics mi catapultano in un'Internet molto diversa da quella di oggi, un'Internet in cui esistevano altri siti oltre a Facebook. Digito www.codemasters.com e aspetto.

Accedo alla pagina del concorso. Visivamente noto che qualcosa non quadra, ma soprattutto:

Chi è Toby Bateson?
 
E come mai è stato così sfortunato da fermarsi a due centesimi da tutti i miei record?

Prendo una L, grazie.

Ho ricevuto dal publisher un codice Steam a cui ho dedicato circa tre ore, nella certezza di avergliene dedicate almeno due di troppo. Penso di aver giocato a Micro Machines V3 per 3452 ore, minuto più, minuto meno. Ah, come al solito, se decidete di acquistare lo stesso il gioco su Amazon passando dai nostri link, ci fate ricevere una piccola percentuale di quanto spendete, senza sovrapprezzi per voi. Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest'altro indirizzo qua.