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Rime: Un placido passeggiare nei verdi prati del rimorso

Il mio primo impatto con Rime non è stato dei migliori. Nulla di tragico, ma c'era qualcosa di storto, che non mi convinceva e non mi permetteva di immergermi fino in fondo in un'esperienza comunque promettente, fra le pieghe di un design e una direzione artistica che sembravano voler mescolare la lezione di thatgamecompany e quella di Fumito Ueda. Cosa mi turbava? La colonna sonora. Intendiamoci, le musiche che accompagnano l'azione di Rime sono molto belle, per ispirazione ed esecuzione, ma nei primi istanti mi sembravano un po' pretenziosamente fuori posto, così lanciate verso l'infinito e oltre nell'accompagnare un semplice ragazzino che arrancava sulla spiaggia, così convinte nel raccontare un'epica leggendaria da cavalcata sui monti neozelandesi senza essersela ancora guadagnata, quando magari avrebbe fatto comodo un po' di silenzio.

Poi le cose sono migliorate e la colonna sonora di Rime ha individuato pian piano una sua collocazione più consona, anche se ho continuato a trovarla un po' eccessiva, troppo sparata a mille, troppo forzata nel suo volermi ricoprire di sensazioni forti e trasporto. Invadente, insomma, pressante, quasi fastidiosa. Ho capito che sei fantastica e, davvero, lo sei, ma mollami un attimo, per Dio! Lasciami gustare queste sensazioni, lasciami esplorare coi miei ritmi mentali ed emotivi senza venire continuamente a toccarmi la spalla e urlarmi nelle orecchie le sensazioni che dovrei provare. Mollami. Stai zitta. Levati dalle palle!

Il lato positivo della faccenda? Beh, a parte il fatto che, ribadisco, di base è gran bella musica, quando le cose ingranano e tutto va al suo posto, quelle improvvise esplosioni sinfoniche ad accompagnare lunghe passeggiate su archi sospesi sanno davvero il fatto loro. E poi, via, non è che ci sia molto altro di cui lamentarsi, riguardo a Rime. Potremmo dire che ogni tanto salta fuori qualche inciampo tecnico, con già del lavoro effettuato da Tequila Works su patch dedicate a sistemare le cose, o che a un certo punto ho incontrato un bug che mi ha costretto a ripetere una parte di gioco (entravo in una stanza chiusa e venivo ammazzato da un pericolo che, in teoria, in quella stanza non doveva potermi raggiungere). Ma insomma, sarebbe anche un po' un voler cercare a tutti i costi il pelo nell'uovo.

Diciamo invece che Rime è un bel gioco, coinvolgente, emozionante e ben strutturato, che ha soprattutto il gran pregio di immergerti in un mondo “altro” e raccontartelo con notevole grazia. Non ti guida mai per mano in maniera evidente, non ti spiega le sue meccaniche con pratiche sovrimpressioni, ti accoglie fra le sue braccia e ti lascia fare, dando per scontati e condivisi grammatica e linguaggio dei giochi d'avventura ed esplorazione. Poi, certo, offre indicazioni molto chiare giocando sui colori degli elementi interattivi, proponendoti un paio di personaggi che suggeriscono il percorso da seguire, ma allo stesso tempo ti spalma davanti ambientazioni ampie e liberamente esplorabili, che ospitano percorsi molto lineari ma offrono numerose opportunità di svago, esplorazione, ricerca e, ovviamente, raccolta di segreti ed extra. Sta poi a te decidere cosa farne.

Il percorso proposto è quello di un'avventura sognante, dai toni fortemente malinconici e, a tratti, capace di notevoli svolte drammatiche. Si intuisce piuttosto in fretta la direzione intrapresa, ma il vero succo della questione narrativa emerge solo nei bellissimi momenti finali e sa colpire a fondo, tanto col suo racconto letterale, quanto con ciò che rimane fra le righe e il modo in cui ti ritrovi a rielaborare sotto uno sguardo diverso tutti i passi compiuti durante il gioco. Ma sul piano narrativo, Rime non offre solo la sua storia lineare e forte, lavora anche benissimo sul dipingere un mondo, una sorta di civiltà perduta che viene raccontata con grande gusto e intelligenza, decorando ogni ambiente con piccoli dettagli e trovate significative, che comunicano all'occhio attento ma non appesantiscono chi preferisce ignorare il world building. Insomma, da questo punto di vista, il lavoro di Tequila Works è impeccabile, accompagnato oltretutto dalla colonna sonora (magari discutibile, ma notevole) di cui sopra e da scelte estetiche magistrali nel coniugare stile, essenzialità, senso di presenza, solidità, atmosfera da vendere, incredibile senso di scala.

E sul fronte delle meccaniche, come va? Beh, Rime propone un'avventura basata su un minimo sindacale di esplorazione e un certo numero di enigmi da risolvere, quasi completamente priva di nemici in senso classico, senza reali spunti d'azione e combattimento, seppur con situazioni di pericolo per il protagonista che si manifestano qua e là. I puzzle sono quasi sempre interessanti e stimolanti nelle idee, nella concezione, tutt'altro che banali per la fantasia e contestualizzazione delle singole trovate, ma limitati a pochissime tipologie ripetute nel tempo e onestamente piuttosto semplici da risolvere. Non è per forza un difetto, perché è chiaro che Tequila Works voleva puntare sul ritmo, sulla semplicità d'interazione, su una certa credibilità delle situazioni, senza forzare il giocatore a sbattere continuamente la testa contro picchi di difficoltà. Però, è indubbio, chi cerca una sfida potrebbe rimanere deluso. E il problema, forse, non sta tanto nel basso livello di sfida, quanto nel modo in cui Rime sembra quasi cercare una sorta di via trasversale fra l'approccio minimalista al gameplay di un Journey, cui è difficile non pensare anche per il senso d'isolamento, l'approccio al word building e le scelte estetiche, e una struttura di gioco più tradizionale, inquadrata nello sviluppo e nelle meccaniche. Il risultato, per quanto bello, convincente, efficacissimo nei suoi momenti migliori, capace di evocare sensazioni molto forti, finisce forse per rimanere nel mezzo con un po' d'impaccio. Non trova la forza essenziale di una direzione, non raggiunge la complessità strutturale che ti aspetteresti dall'altra. Rimane nel mezzo, lo fa con coraggio ed efficacia, propone un'esperienza che merita assolutamente una chance, ti saluta con una conclusione di quelle che lasciano il segno, ma non si scrolla mai di dosso quelle sue incertezze.

Ho ricevuto un codice Steam dallo sviluppatore e ho completato il gioco in quattro ore abbondanti, sbloccando nove achievemente su trentuno e lasciandomi dietro gran parte dei segreti (la cui ricerca può sicuramente far aumentare la durata del gioco di parecchio). Per gran parte del gioco, ho avuto mia figlia (di un anno e otto mesi) seduta a fianco sul divano, affascinatissima, divertitissima, che tifava, si gasava quando sfuggivo ai nemici, scoppiava a ridere, si inteneriva per il volpino e, insomma, apprezzava. Magari risulta utile saperlo. Rime è disponibile anche su PlayStation 4 e Xbox One, con la versione Switch in arrivo più avanti.