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Old! #195 – Febbraio 1977

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Nel 1975, il settore delle sale giochi statunitense stava attraversando un momento di stanca e fruttava guadagni decisamente inferiori rispetto a quelli di qualche anno prima. Per questo, Atari decise di provare a rilanciarsi abbracciando un grande classico del divertimento elettronico “sociale”: i flipper. Venne creata una vera e propria divisione interna, col compito di ideare macchine innovative, originali, che potessero giustificare un ricarico di prezzo superiore alla media e meritare veramente lo sforzo. Si decise di puntare sui giochi “a stato solido”, basati su componentistica elettronica invece che elettromeccanica, per ottenere flipper più economici sul fronte della manutenzione e dotati di funzionalità simili a quelle dei videogiochi.

Ebbene, dopo due anni di sviluppo, a febbraio del 1977 Atari lancia The Atarians. Il flipper, che può vantare un piano di gioco più ampio della concorrenza e dei sensori per la palla al posto dei classici interruttori, riscuote subito un buon successo, anche fra i non appassionati di flipper, e giustifica quindi l’impegno profuso da Atari. Non a caso, di lì a breve l’azienda americana produrrà altre macchine, a cui fra l’altro collaboreranno nomi del calibro di Steve Ritchie, che creerà poi flipper leggendari come Black Knight e Terminator 2: Judgment Day per Williams, e Eugene Jarvis, che svilupperà in seguito videogiochi del calibro di Defender e Robotron: 2084.