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The Deer God - Cornuto e Mazziato!

Per quanto sia già in giro da un paio di anni in molteplici forme, The Deer God, il bizzarro e misconosciuto gioco di Crescent Moon Games è approdato recentemente su Nintendo Switch, piattaforma che sta lentamente accumulando un comparto indie di tutto rispetto. Paradossalmente questo aspetto si sta rivelando uno dei punti di forza della console della sempiterna azienda di Kyoto, e ne sfrutta al meglio la sua natura ibrida, fissa e portatile al tempo stesso, donando nuova linfa vitale anche a giochi datati. Ciò non vuol dire che tutto ciò che viene pubblicato sia oro colato, anzi, avrei fatto tranquillamente a meno del gioco di cui vi parlo oggi.

The Deer God è come Balto, il cane/lupo dello struggente cartone natalizio di qualche anno fa: non è un roguelike, non è un platform, non è un RPG, non è un action, non è un metroidvania, non è un survival; il gioco di Crescent Moon sa soltanto quello che non è. Prova disperatamente a essere tutto insieme, magari annaffiato da un look à la page tutto pixel, ma quel che ne viene fuori è un bizzarro accrocchio senza capo né coda, confuso e del tutto insoddisfacente da ogni punto di vista.

Il maestoso Dio Cervo, in tutta la sua potenza. Oltre a questo, anche una chiara violazione del copyright di Superbrothers: Swords and Sorcery.

Si comincia il gioco nei panni di un cacciatore seduto davanti al suo falò. Improvvisamente gli compare davanti il “Dio Cervo” [sic.], che lo condanna a un percorso di espiazione dei peccati reincarnandolo nella pelle di un giovane cerbiatto, costretto suo malgrado a vagare nella foresta alla ricerca di non si sa bene cosa. Il cerbiatto controllato dal giocatore può saltare, doppio-saltare (autarchico neologismo), caricare gli avversari con una buffa, silenziosa e del tutto insoddisfacente incornata, oltre ad avere un set di abilità sbloccabili lungo il percorso. È presente anche una meccanica di sopravvivenza, con una barra della fame che si svuota lentamente e costringe il giocatore a cercare cibo in giro. Non paghi, gli sviluppatori hanno pensato anche di implementare un sistema di karma, che si sposta dal lato buono a quello cattivo a seconda che si risparmino o meno le creature indifese che si incontrano lungo il cammino. Il tutto è in grado di influenzare una qualche parte del gioco o magari il finale, ma non sono in grado di confermare o smentire alcunché, perché ho perso la pazienza col dio cornuto [sic.] molto prima che queste decisioni potessero avere un qualche effetto.

È possibile interagire con i vari NPC sparsi nel paesaggio. L'effettiva utilità di questa e gran parte delle mie azioni mi rimane del tutto sconosciuta.

Il crimine più grande di cui si macchia il gioco è quello di avere la pretesa di ammantare il tutto con un’aria di mistero e narrazione silenziosa, un obiettivo decisamente ambizioso, che anche titoli di tutt’altra caratura non riescono a portare a compimento in maniera consona. Qui, questo approccio dà il colpo di grazia a un gioco già pesantemente pregiudicato da una commistione di generi mescolata con lo stesso successo e la stessa grazia di un bicchiere di acqua e olio. Le informazioni a disposizione del giocatore sono poche, centellinate, e non si capisce mai bene cosa si stia facendo. Tutto ciò che ci si ritrova a fare è correre verso destra, alla disperata ricerca di un qualcosa nel level design che possa fare un minimo di chiarezza. I biomi cambiano, i nemici si fanno più cattivi ma non si capisce mai bene cosa si debba cercare o cosa si debba fare o, ancora, quali conseguenze abbiano le proprie azioni. Non aiuta una grafica finto-bella, che sembra tanto piacevole negli screenshot ma si rivela chiara e leggibile quanto le pergamene del Mar Morto.

The Deer God prova ad essere un po’ di tutto, quasi disperatamente, alla ricerca di un’identità che proprio non ha, rivelandosi un buco nell’acqua sotto ogni aspetto, incapace di invogliare in alcun modo il giocatore ad addentrarsi nelle sue foreste pixellose. State lontani da The Deer God, anche e soprattutto nella sua incarnazione su Switch, ché la console Nintendo di certo non lesina titoli indie di qualità, molto più degni del vostro tempo rispetto a questo strano, confuso e a tratti pretenzioso accrocchio.

Ho giocato a The Deer God grazie a un codice per Nintendo Switch gentilmente fornito dagli sviluppatori. Ho mollato il gioco disperato dopo un paio di ore abbondanti, mentre cercavo ancora invano di capire cosa stesse succedendo, cosa potessi fare e chi avesse potuto lasciare che un tale scempio venisse pubblicato. L’unico pensiero che mi tirava su il morale, mentre cercavo disperatamente di trovare un qualche senso a questa esperienza, era il pensiero che avrei potuto scrivere velate e blande bestemmie con la scusa della premessa narrativa.