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L.A. Noire ha gli anni che ha (e li dimostra giusto un po’)

Alcuni esperimenti videoludici non vengono mai più ripetuti e rimangono lì negli anni, rami vivi e vegeti ma senza gemme, di un immaginario albero rappresentante lo sviluppo di generi e idee del settore. Per L.A. Noire è successo proprio questo, unico esponente, ai tempi rivoluzionario e innovativo, di un genere che oggi trova il suo parente più prossimo (e spesso molto più soporifero) nelle avventure stile Telltale. Ma il gioco del defunto Team Bondi voleva essere molto di più di una semplice avventura grafica. Prima di tutto c’è la bellissima Los Angeles del 1947, ricostruita in grande dettaglio, piuttosto impressionante, se si considera che il gioco originale è di ben sei anni fa. Durante le pause fra un’investigazione e l’altra, è possibile esplorare la città a bordo delle fantastiche macchine d’epoca, in una sorta di Grand Theft Auto dal respiro molto meno ampio e dalle possibilità infinitamente più limitate. Ma non è un problema, ché il cuore del gioco è altrove.

Come il titolo suggerisce, L.A. Noire è un racconto a metà fra il noir e l’hard boiled e segue le imprese del detective Cole Phelps nel corpo di polizia di L.A., in una trama parzialmente episodica ma quanto mai organica. La sfilza di topos del genere è tutta lì: torbidi segreti, corruzione, femme fatale e poliziotti tutti d’un pezzo che non hanno niente da perdere. Funziona però tutto benissimo perché L.A. Noire è scritto alla grande, se si riesce a sorvolare sugli stereotipi del genere, e non manca di infliggere anche un bel po’ di colpi al cuore dello spettatore. Ben venga, dunque, questa riedizione multipiattaforma (per PlayStation 4, XBox One e Switch), riveduta e corretta sul piano grafico e anche ritoccata in alcune delle meccaniche. Sì, perché girare per la città a sparare ai criminali è carino, e anche vagare sul luogo del delitto in cerca di indizi e oggetti come in una qualsiasi avventura grafica non è male, ma il vero merito e la vera rivoluzione di L.A. Noire stavano nel rendere l’osservazione dei personaggi parte della meccanica di gioco.

Il cuore pulsante del gameplay si trova infatti negli interrogatori: faccia a faccia con testimoni e sospetti, una sfilza di domande da fare, contraddizioni da smascherare grazie agli indizi raccolti ma soprattutto bugie da leggere direttamente negli occhi dell’interrogato. Le espressioni facciali di ogni personaggio furono realizzate, con costi esorbitanti e una sfilza ragguardevole di attori in carne e ossa, grazie a una tecnica di performance capture all’avanguardia per l'epoca, che permise al gioco di avere alcune fra le animazioni facciali più complesse e realistiche di sempre. Certo, a distanza di anni, e complice un lavoro di remaster non proprio rivoluzionario, a volte si scavalla senza troppi problemi nelle zone della uncanny valley, specie quando, complice l’alta risoluzione messa a disposizione dal gioco nella versione per PlayStation 4 Pro, le facce dei personaggi passano in maniera non proprio fluida da un set di animazioni all’altro, in un involontario e inquietante effetto di morphing.

Sta mentendo! Guardate quel sopracciglio alzato.

Tuttavia queste macchie nella realizzazione grafica non bastano a rovinare un gameplay semplice e solido, che verte incredibilmente sull’interpretazione delle espressioni umane. Ognuno mente a modo proprio, ma in fondo i segni sono sempre gli stessi: occhi sfuggenti, movimenti che si fanno più nervosi, magari un ghigno stampato in faccia, sperando di farla franca. Inchiodare lo sventurato di turno per un movimento facciale di troppo è sempre una goduria, non importa quante volte il gioco proponga fondamentalmente sempre la stessa meccanica. In questa versione remastered, è stato anche implementato un cambiamento piccolo ma significativo alle espressioni usate per descrivere i tre comportamenti che è possibile avere di fronte all’affermazione di un interrogato. Nella versione originale, in italiano, era qualcosa del tipo “Verità, Bugia e Dubbio”, qui sostituiti dai più precisi “Asseconda, Forza e Accusa”, a indicare non tanto la veridicità delle affermazioni fatte, quanto il tipo di atteggiamento da assumere nei confronti della persona che abbiamo davanti. Alla fine di ogni caso, si viene poi valutati su quanto siamo stati bravi a “leggere” gli interrogati e i sospetti coinvolti, oltre che in base ai danni inflitti a persone e cose nel corso di inseguimenti e sparatorie.

Eccezion fatta per qualche breve (e a volte frustrante) sezione di intermezzo con sparatoria o inseguimento, tanto per mischiare un poco le carte in tavola, il gioco è praticamente qui: una lunga sequela di casi legati da una trama forte, a metà fra il gioco e il film interattivo ma senza scadere negli eccessi à la Quantic Dream.

Los Angeles è ricreata con totale devozione ai particolari.

L.A. Noire, proprio come le femme fatale che rappresenta copiosamente nel corso dell’avventura, mantiene immutato il suo fascino anche con qualche ruga dovuta al tempo che passa. Il lavoro di aggiornamento grafico è tutt’altro che perfetto e si limita a una passata di vernice a risoluzione maggiore, senza incidere più di tanto su texture e modelli. Personalmente, inoltre, trovo assurda la mancanza della possibilità di saltare le cutscene di gioco, assenza particolarmente frustrante nel caso si voglia riprovare un caso per ottenere una valutazione migliore, o si sia costretti a ripeterlo anche a causa dei frequenti crash di gioco, almeno nella sua versione per PlayStation 4, da me provata.

Se non l’avete fatto all’epoca, questa riedizione, completa anche di tutti i DLC, è decisamente un’ottima occasione per giocare a uno dei titoli più particolari e unici della scorsa generazione, pur con i mille limiti che alla fine ne hanno dettato insuccesso e hanno conseguente portato al fallimento del Team Bondi, che ci aveva lavorato per sette anni.

L.A. Noire è un ramo senza gemme ma ancora rigoglioso e in grado di sopportare egregiamente, forte di una storia senza tempo, le oltre venti ore di gioco che propone. Magnificamente unico anche nelle sue imperfezioni.

Ho giocato a L.A. Noire grazie a un codice per il download gentilmente fornito dal distributore italiano. Ho completato tutti i casi in una ventina di ore o poco più, accumulando gioie e dolori fino al classico finale Noir dolce-amaro. Ho giocato su una PlayStation 4 Pro in tutta la gloria di un 4K, che forse in questo caso faceva più danni che altro. La riedizione del gioco è disponibile anche su Xbox One e Switch, mentre L.A. Noire: The VR Case Files è in arrivo su PC, con supporto per HTC Vive. Come al solito, se acquistate il gioco su Amazon passando dai nostri link, ci fate ricevere una piccola percentuale di quanto spendete, senza sovrapprezzi per voi. Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest'altro indirizzo qua