Outcast

View Original

Racconti dall'ospizio #74: Windjammers - Colpo di frisbee

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Ai tempi delle sale giochi, esisteva il fenomeno del colpo di fulmine. Andavi in giro, vedevi un cabinato nuovo e il suo attract mode ti attirava come le sirene d'Ulisse. Ti chiamava a sé con i suoi colori sparati da tubo catodico, dicendoti: "Vieni, inserisci una monetina. Gioca con me."

Di colpi di fulmine ne ho avuti tanti, ma da figlio dei Nineties ne ricordo uno in particolare. 1995 o giù di lì, nella sala giochi del signor Dante, a Noli. Nell'angolo in fondo a sinistra, accanto a un Super Pang e a un Gals Panic, c'era lui, con il melodioso suono di boot del Neo Geo e la scritta "PRO GEAR SPEC" che ti gasava tantissimo: Windjammers.

Era un gioco di frisbee, un passatempo che amavo anche nel mondo reale, che quindi mi permetteva di "giocare all'aria aperta" fingendo di essere in un videogioco. Ero un bambino un po' ossessionato, sì, ma alla fine sono venuto su bene.

Windjammers, oltre a essere il bignami di tutti i cliché grafici degli anni Novanta, era anche una figata di gioco. Un Pong a trecento all'ora, con tanto di tiri speciali e sample vocali che parlavano italiano (TIRO A VORTICE!). Era difficile, tanto che ai tempi non riuscii mai a vedere il secondo livello bonus, ma anche irresistibile. Ogni volta che entravo in quella sala giochi, il primo gettone era riservato a Windjammers.

Con un fast forward di ventidue anni, arriviamo al 2017, quando ho deciso di abbandonare ogni forma di logica e buon senso per piazzarmi tre cabinati in casa. In uno c'è proprio un Neo Geo, per il quale, nel giro di pochi mesi, ho accumulato una collezione imbarazzante di cartuccioni MVS. Il bello è che la stragrande maggioranza dei giochi più famosi e apprezzati per il mostro di SNK sono comuni, quindi reperibili nei loschi giri del retrogaming per cifre che vanno dai dieci ai quaranta euro. Solo un gioco, tra quelli che desideravo, aveva un prezzo da capogiro: Windjammers. Per un po' ho fatto finta di niente, raccontandomi che tanto me lo potevo giocare sul MAME, che non conta quanto ce l'hai lungo ma come lo usi e che l'uva è acerba. Stronzate.

Io volevo quel cartuccione. Volevo metterlo nel mio cabinato e vivere senza freni la storia d'amore nata nella sala giochi del signor Dante. Per fortuna, se non altro, non ho il morbo del collezionista. Di un versione boxata e immacolata di un gioco del 1995 non me ne faccio niente, quindi sono partito alla ricerca della cart più sgarrupata e vissuta possibile, per spendere meno delle quotazioni folli (sui 350 euro) che girano sui mercatini. Alla fine ho premuto il grilletto. Ho speso una cifra demenziale per un gioco vecchio. Finalmente, un giorno, suona il citofono per la consegna. Il mio Windjammers è arrivato. Lo metto nel cabinato. Lo accendo.

Non funziona.

Il retrogaming degli oggetti fisici è anche questo: spendere cifre assurde per degli oggetti che magari non funzionano, o che smetteranno di funzionare in tempi brevi. Non mi sono perso d'animo, ho aperto la cart e ho pulito i contatti con la classica gomma per cancellare. Riprovo. Metto la cart nel cabinato.

DUUUU, DUUUU, DU, DU. DUUUU, DUUUUU, DU, DU!

Parte l'audio logo del Neo Geo. Parte Windjammers. La mia storia d'amore può continuare, senza il vincolo monetario delle cinquecento lire a partita. I più pignoli potrebbero farmi notare che invece di cinquecento lire ho speso TRECENTO EURO, ma sticazzi. Ho Windjammers, è mio e me lo godo senza preservativo, scoprendo anche le gioie del suo multiplayer, che in sala giochi veniva snobbato perché faceva sprecare soldi.

Poco dopo è uscito un remake di Windjammers per PlayStation 4, a cui ho giocato con piacere e che ha dato lo spunto per questo articolo. La mia recensione della versione PS4 si può riassumere con: "Cazzo me ne frega, io c'ho l'originale. TIRO SUPERSONICO!"