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Il Game & Watch arancione di Donkey Kong: averlo è fregno, non averlo è frechete, ma anche averlo, in fondo, è stocazzo

Già, già, okay, sono anni che vado ripetendo a destra e a manca di avere un solo e unico chiodo fisso: il Game & Watch arancione di Donkey Kong, anno 1982.

Ma mentivo. Non è il solo e unico, ho centinaia di altri chiodi fissi. Chiedete a giopep, chiedete a Nabu, chiedete a mia moglie, a mia mamma o a Mafalda: me ne procuro uno al giorno, di chiodo fisso. Io vivo per i chiodi fissi, anche se devo ammettere di aver scoperto di recente la mega-figata di Pattex Millechiodi, prodigiosa pasta adesiva che rende obsoleti i chiodi. Cementifica in un battibaleno e puoi appendere i mini-quadretti acquistati a New York su un muro sbilenco, dove i chiodi proprio non entrano, si piegano, di che cazzo è fatto 'sto muro? Ma questa è un'altra storia, una storia di donne isteriche, arredamento d'assalto e vaffanculi.

Pattex Millechiodi, comunque. Fa miracoli!

A ognuno il suo. Il mio è tipo il terzo da sinistra.

Dicevo, questa è la storia de "il Game & Watch arancione di Donkey Kong". L'ho sempre desiderato, ma non ho mai avuto il piacere di riporlo sul mio comodino. Avevo qualche altro Game & Watch, forse, ma non quello arancione con doppio schermo. Giocavo senza tregua, però, con quello di un amichetto. Avevo cinque o sei anni o poco più ed ero convinto che fosse il miglior videogioco di sempre. Restavo ad ammirare a lungo (forse anche decine di secondi!) quella fettuccia grigio/nera interposta tra le due metà del G&W, in cui passavano cavi, circuiti, gameplay e bellissimi codici, incredulo dinanzi a un simile prodigio bi-schermo, letteralmente perso e ammaliato.

Le mie sessioni duravano sempre troppo poco. In pratica, erano degli speed run coatti, per colpa di quello stronzo del mio amico, che ogni volta mi diceva: "Si scaricano le batterie, non ci giocare troppo, mentre io vado di là a giocare a Barbarian su Commodore 64, gnè gnè". E così, risalivo le impalcature del cantiere con inaudita sveltezza, affrettandomi sino alla cima dove Donkey Kong costringeva la fidanzatina in ostaggio. Ma il mio scopo recondito non era quello di salvare la bella Pauline, quanto piuttosto quello di poter riporre sul mio comodino quel gioiello nipponico, fruendo un giorno della sua funzione di sveglia.

Quanta bellezza in quel solo tasto: JUMP.

Oggi ho 39 anni, ho un G&W/DK che ho acquistato in Giappone durante il viaggio di nozze, pagandolo un botto e mezzo (troppo). Eppure, non lo utilizzo come sveglia, lo accendo e ci gioco solo raramente, troppo raramente. E lui se ne sta tutto arancione su una mensola, credendo di sapermi restituire gioia, appagamento e un senso di realizzazione. E invece boh, perché, okay, averlo è fregno, non averlo è proprio frechete, ma anche averlo, in fondo, è stocazzo.

Questo per dire che le cose importanti della vita, adesso, sono ben altre e non ho più molto tempo per abbandonarmi ai vecchi ricordi videoludici, di quando si stava meglio quando si stava negli anni Ottanta. Cioè, alla fine si cresce, si cambia e si matura. Panta rei, la vita corre frenetica e ci sono troppe cose cruciali da sbrigare. Ad esempio, rimanere seduto, immobile e corucciato, ad attendere il nuovo disco dei Tool. Cazzo. 

Porcaputtana!