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Game Happens! – Abbiamo visto cose, provato giochi e intervistato Matteo Bittanti!

Già, l'abbiamo fatto. Nella maniera più scema e sconclusionata possibile, in pieno "Outcast style", da bravi videogiocatori borderline, amanti di baffi, pesto e metonimie. Ma prima di lasciarvi all'intervista, un po' di contesto su chi, cosa, dove e quando è Game Happens!

Game Happens! è il festival internazionale dedicato a game design e realtà virtuale nato da un'idea di Marina Rossi e Federico Fasce. L'evento (giunto alla sua terza iterazione) si è svolto il 24-25 giugno a Genova, nella storica cornice di Villa Bombrini. Un'afosa, Villa Bombrini, ma pur sempre affascinante ed elegante. La manifestazione è servita per mettere in contatto sviluppatori, studenti, nonché appassionati di videogiochi indipendenti: due giorni di seminari, showcase e workshop per imparare da chi lavora da anni nell'industria creativa.

Grandi nomi e appuntamenti sfiziosi: c'era Eric Zimmerman, fondatore del Game Center alla New York University, che ha spiegato come essere game designer non si traduca solo in una professione, ma anche in un modo di interpretare il mondo tout court. Tale of Tales, duo belga (amicissimi di Paolo Giacci, che li saluta un casino) impegnato nella realizzazione di una cattedrale VR (che ha tracciato un parallelo tra l'arte antica e l'arte digitale realizzata con il computer). Mata Haggis (professore alla NHTV University di Breda) ha parlato di storytelling, mentre Niki Smit (fondatore di Monobanda PLAY) ha dedicato il proprio intervento ai giochi che non prevedono regole. E ancora, Matteo Bittanti e Pietro Righi Riva hanno presentato il nuovo master universitario (altamente) interdisciplinare GAME/PLAY, che mira a formare una nuova generazione di game designer.

Matteo Bittanti mentre mappa il metaverso.

Ah, già, c'erano anche piccoli giochi indie da provare (non tanti, a dire la verità). Io, Fabio e Nabu, ad esempio, abbiamo provicchiato un po' Wheels of Aurelia, la nuova avventura automobilistica retrò di Santa Ragione. E ci è anche piaciucchiata. Ma bando alla serietà, stringiamoci tutti attorno al fuoco, inforchiamo la bottiglia di Fernet Branca e ascoltiamo cosa ci ha raccontato Matteo Bittanti. Che non ha bisogno certo di presentazioni, suvvia.

(... è quello in mezzo, comunque)