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Racconti dall'ospizio #204: Io, a Wild Arms, non ci avevo mica giocato

Racconti dall'ospizio #204: Io, a Wild Arms, non ci avevo mica giocato

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Non si dovrebbe vivere nel passato, ma nel presente. Questa è una grande verità, che però sembra non valere per il settore dei videogiochi. Inutile che faccia un ulteriore “cappello” sulla retrospettiva di Outcast inerente al lancio di PlayStation Classic, aggiungerò solo che quello che maggiormente mi impressionò di Wild Arms all’epoca dell’uscita furono la colonna sonora e il full motion video iniziale. Ma oggi, Wild Arms è un gioco doppiamente “vecchio”. Lo è in primo luogo perché al tempo della sua uscita era indistinguibile da un gioco per Super Nintendo (eccezion fatta per il già citato filmato e per le fasi di combattimento realizzate in 3D) e in seconda battuta perché nel 2003 ne fu realizzato un mediocre remake per PlayStation 2 (arrivato in Europa due anni dopo), che rende questo ancora più obsoleto.

Cosa rende, però, Wild Arms meritevole di essere inserito nella lineup di PlayStation Classic? Beh, sicuramente il fatto di essere un titolo prodotto direttamente da Sony gioca il suo ruolo, ma all’epoca questo GdR aveva effettivamente alcune buone frecce al suo arco. Wild Arms presentava una trama intrigante, ed un ambientazione inusuale. Proponeva infatti un mix originale tra vecchio West e fantasy classico, che indubbiamente aveva il suo fascino. Inoltre, la struttura di gioco permetteva di controllare a piacimento uno di tre personaggi diversi, che poi si sarebbero comunque riuniti durante il corso della storia. E infine, presentava alcuni puzzle ambientali in stile The Legend of Zelda, che spezzavano la monotonia della struttura classica da gioco di ruolo nipponico, costituito solo su dialoghi e incontri casuali. Ognuno dei tre protagonisti, infatti, ha delle caratteristiche e degli oggetti che vanno utilizzati per districarsi da situazioni particolarmente complesse, e in effetti gli enigmi non erano poi da sottovalutare, all’epoca. Potrebbe quindi capitare di dover utilizzare delle bombe per aprire un passaggio, per poi attraversare un dirupo con un altro personaggio che fa strada ad un terzo in grado di aprire le porte…

La storia é ambientata nel regno di Filgaia, come detto molto simile al vecchio West. La cosa caratteristica, però, è che in questo luogo l’utilizzo delle armi (le “Arms” del titolo) è assolutamente vietato. Sfortunatamente, però, alcune forze maligne stanno tentando di riportare in vita un demone chiamato “Madre”, e qui comincia la nostra avventura.

Il gioco riscosse un discreto successo, tanto che ne vennero realizzati addirittura quattro quattro seguiti, spalmati da Sony su varie generazioni di PlayStation, prima che il brand cadesse nel dimenticatoio. Ma questa è un’altra storia. 

Come tutti i giochi bidimensionali, Wild Arms riesce a mantenere una discreta dignità anche dopo più di vent’anni. Sfortunatamente, non si può dire lo stesso per le parti di combattimento realizzate in 3D, ma avendo comunque voluto mantenere uno stile super deformed per i personaggi, i danni sono comunque limitati anche in questo caso. Se vi piacciono gli RPG e gli enigmi, si tratta di un gioco che ancora oggi può avere un discreto fascino. Sfortunatamente, però, non fu mai localizzato in italiano, e questo per molti può essere un ostacolo non da poco, vista la natura del gioco. Se siete disposti a rispolverare questo vecchio classico dall’ambientazione così originale, sappiate inoltre che potrebbe tenervi impegnati per circa trenta/quaranta ore, e non è poco!

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a PlayStation Classic e alla prima PlayStation, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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