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Racconti dall'ospizio #207: Syphon Filter, e sì anche stavolta il 3D è invecchiato proprio male

Racconti dall'ospizio #207: Syphon Filter, e sì anche stavolta il 3D è invecchiato proprio male

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

So che lo dico spesso, ma quando rivango il passato, una cosa che amo fare è vedere, in quel determinato anno, quali film o giochi fossero usciti, e spesso e volentieri mi stupisco di come la mia percezione del tempo che passa sia distorta. Infatti, quando mi ritrovo a guardare, per esempio, che film fossero in sala in un determinato periodo, mi accorgo che la mia memoria ricorda che appartengono ad anni, o addirittura a periodi molto diversi.

Dato che siamo qui per parlare di Syphon Filter, ho dato un’occhiata a cosa ci passava il convento nel 1999, anno di pubblicazione del gioco in questione. Il film che so per certo che era uscito quell’anno è il primo Matrix. Lo ricordo non tanto perché so realmente la data d’uscita del film con Keanu Reeves ma perché avevo iniziato da poco a lavorare ed ero andato al cinema con i miei neo colleghi di allora. Però, girando su Google, scopro che nel medesimo anno solare sono usciti Fight Club (uno dei miei tre film preferiti, e l’ho visto pure al cinema), Eyes Wide Shut (che pensavo fosse molto più vecchio, anche questo visto al cinema) e American Beauty (che pensavo fosse più recente, cinema anche questo). Quindi, di quattro film che ho apprezzato in sala (e che ho quindi visto quando sono usciti), ricordavo che fossero tutti di anni diversi diversi. Ottimo.

Molto peggio va con i videogiochi. Come detto, Syphon Filter esce nel 1999, stesso anno di titoloni come System Shock 2 (che pensavo fosse molto più vecchio), Soul Reaver,  Crash Team Racing, Final Fantasy VIII, Resident Evil 3 e, mamma mia i brividi, Silent Hill. Vedendo sto popò di uscite, sinceramente, fa un po’ strano che un gioco come Syphon Filter sia rimasto nella memoria di molti giocatori come un titolo particolarmente apprezzabile, anche perché già allora prestava il fianco a diverse critiche, alcune magari esagerate per il tempo, ma comunque non del tutto campate per aria.

Partiamo, però, dall’inizio. Dobbiamo ricordarci che solo un anno prima aveva fatto il suo dirompente esordio su PlayStation il buon Solid Snake, con il primo Metal Gear Solid (avevo la console modificata e non so quanto avevo speso per il gioco import, per altro ovviamente incomprensibile).

Non è esagerato dire che il mondo dei videogiochi sia stato sconvolto dal titolo di Konami e che, ovviamente, il resto del mercato abbia iniziato ad interessarsi a titoli di stampo cinematografico con ambientazioni militari. Non è un caso che anche Rainbow Six sia del 1998 e Medal of Honor del 1999.

Syphon Filter viene sviluppato da Eidetic e pubblicato da 989 Studio in esclusiva per PlayStation. Se la software house non vi dice niente è bene specificare che negli anni ha cambiato nome più volte, occupandosi quasi esclusivamente del franchise di Syphon Filter e arrivando ai giorni nostri come SIE Bend Studio, attualmente impegnata negli ultimi ritocchi a Days Gone.

In Syphon Filter, impersoniamo Gabriel Logan, agente speciale dell’agenzia, che si ritrova inizialmente per le strade di Washington D.C., in modo da fermare un attacco terroristico del pericoloso criminale Erich Rhoemer. Riprendendo in mano il pad oggi, si viene investiti, per l’ennesima volta, dalla sensazione che i giochi in 3D di quegli anni siano invecchiati malissimo. PlayStation ha sempre avuto problemi di texture, ma rivedere un gioco di vent’anni fa, con questi problemi, con un dettaglio grafico così scarno, fa effetto. Anche perché, sempre con tutti i limiti della piattaforma Sony del tempo, Metal Gear Solid o Soul Reaver, per prendere due titoli che per aspetti diversi sono accomunabili al gioco di Eidetic, risultano invecchiati molto meglio. 

Il gameplay di Syphon Filter è quello che oggi chiameremmo un classico shooter in terza persona con qualche accenno al lato tattico/stealth, quasi a farlo sembrare un prototipo di quello che saranno da lì a pochi anni Spinter Cell e Max Payne (senza slow motion). L’agente Logan può sparare, accovacciarsi dietro auto, muri o protezioni varie, usare un mirino di precisione che può fungere anche da binocolo, oltre che gestire un numero di armi notevole, tutte ispirate a controparti reali. Ovviamente, dato che si tratta di una storia di spie, terroristi e doppiogiochisti, non mancano i momenti che ci vedono impegnati a disinnescare ordigni o a cercare di uccidere qualcuno con un colpo ben assestato, usando un fucile di precisione. È abbastanza evidente, comunque, il DNA statunitense di Syphon Filter, che si allontana ovviamente molto da un gioco come Metal Gear Solid.

Purtroppo, un altro aspetto oggi molto complicato da digerire è il sistema di controllo, ma qui non si può assolutamente accusare Eidetic, anzi, non immagino che delirio sia stato decidere una volta per tutte il layout dei comandi di un gioco del genere senza poter sfruttare la doppia levetta analogica. Logan, infatti, si sposta tramite la croce direzionale, mentre lo strafe laterale è gestibile tramite L2 e R2. Select è dedicato al cambio delle armi, mentre i quattro tasti classici di PlayStation servono per sparare, fare capriole, interagire con l’ambiente, inginocchiarsi e ricaricare l’arma (il tasto triangolo ha una doppia funzione, a seconda se siamo vicino ad un oggetto con cui possiamo interagire o meno). 

E non dimentichiamoci di L1, utilizzato per mirare di precisone (mira che con questa visuale si può spostare con la croce direzionale), fondamentale quando si usano le armi con mirino telescopico. 

Però, nonostante un aspetto grafico non all’altezza delle produzioni top del tempo e dei controlli comunque complessi, Syphon Filter ebbe un buon successo, anche per merito della trama e comunque della qualità generale del gioco, che permetteva di affrontare diverse ambientazioni e nemici utilizzando un panorama di armi sicuramente intriganti. Prova del successo è la longevità che il brand ha avuto negli anni. Sono usciti infatti ben sette giochi sotto lo stesso marchio, spalmati in maniera abbastanza eterogenea su tutte le console Sony, fino a PlayStation 3. 

Dopo qualche esperienza du PlayStation Vita, lo sviluppatore statunitense è, come detto, impegnato su Days Gone, titolo super atteso in uscita quest’anno. Ammetto che, pur non essendo impazzito vent’anni fa per il primo capitolo, non mi dispiacerebbe vedere SIE Bend Studio alle prese con un altro episodio della serie, su una console al passo con i tempi. Magari, chissà, con PlayStation 5. Beh, però, prima meglio che finiscano Days Gone, dai. Per il ritorno di Gabriel Logan c’è tempo.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata a PlayStation Classic e alla prima PlayStation, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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