Subject 13: avventura grafica o no?

I giochi di avventura non sono tutti uguali. Tengo a fare anche una premessa: sono così tanto vecchia scuola per quel che riguarda i giochi di avventura da non ritenere nemmeno tali le serie della Telltale, al massimo quelle le faccio rientrare nelle "storie interattive". Per quanto il genere "Avventura Grafica" possa vantare una certa diversità al suo interno, sono della ferma idea che per appartenervi un gioco debba richiedere massiccio impiego di capacità cerebrali. Detto questo, si torna al punto iniziale. Vi sono giochi d'avventura in cui esplorazione ed enigmi sono studiati per essere plausibili e realistici (anche quando viene mostrato un mondo alieno, come in The Dig), con personaggi con cui dialogare e una storia che va avanti gradualmente. Vi sono poi altri esponenti del genere che hanno un atmosfera più onirica e solitaria, in cui l'impressione che si ha è che ogni passaggio e ogni enigma siano posti in un luogo non perché "c'era una situazione da risolvere in quel punto", ma per mettere alla prova l'intelligenza del giocatore con puzzle e prove di vario genere. Myst ma anche Mission: Critical sono ottimi esempi di quest'altra categoria. Subject 13, è bene chiarirlo da subito, nonostante cerchi di giostrarsi un po', appartiene decisamente alla seconda tipologia. Anzi, il gioco stesso, fin dall'inizio, afferma di voler mettere alla prova le capacità del protagonista, e quindi del giocatore. https://www.youtube.com/watch?v=xMXUqincHRk

Ideato dall'autore di Flashback, uno fra i miei giochi preferiti di sempre (lo ho sempre ritenuto superiore al suo "fratello" Another World), Subject 13 è stato al tempo stesso una sorpresa e una delusione. Nel gioco, l'esplorazione avviene per la maggior parte del tempo in terza persona, ma quando si esamina da vicino un oggetto si guarda l'oggetto dal punto di vista del personaggio, in prima persona. Dopo i primi momenti in cui ci si imbatte in un'atmosfera solitaria e cupa all'interno di una struttura abbandonata, diventa purtroppo ben chiara quale sarà la struttura di gioco: risolvi enigmi logicissimi, ma piazzati in giro senza un vero criterio logico, per avere in premio un dialogo e un pezzo di trama. Quasi tutti i giochi d'avventura, in realtà, fanno la stessa cosa, ma cercano di nasconderla e proporre gli enigmi in modo fluido e naturale, per non dare la sensazione al giocatore di star "lavorando". In Subject 13, invece, la sensazione è proprio quella di dover compiere un lavoro per avere in "pagamento" un po' di trama. Questo rende l'intera operazione più pesante e meno stimolante, ed è un peccato, perché gli enigmi in sé sono affascinanti e richiedono una buona dose di pensiero per esser risolti.

Per fare un esempio della sensazione estraniante che danno gli enigmi, descriverò uno dei primi che si incontrano: raggiunta una stanza piuttosto grande, che ricorda a grandi linee una sorta di silo, vado al centro di un punto di scambio con le rotaie e scopro che, senza motivo apparente, posso spostarle lateralmente per sbloccare una botola che si trova sotto. A quel punto devo risolvere un puzzle vagamente ispirato al gioco del 15, grazie al quale trovo... un libro di magia? Che tale non è, perché a sua volta pare essere una sorta di puzzle box da aprire con combinazioni. Alla fine riesco ad aprire il libro per trovare... una manovella. Ecco, il livello di assurdità delle situazioni è questo. Ed è un vero peccato, poiché gli enigmi sono piacevoli e spesso e volentieri sembrano ispirati al recente The Room.

Per quel che riguarda la parte tecnica, il lavoro svolto dai programmatori lo ritengo onestamente di ottimo livello. Il gioco, creato con Unity, mostra una pulizia e delle schermate tridimensionali di assoluto pregio. Le debolezze tecniche del motore saltano fuori solo durante alcuni puzzle che richiedono lo sfruttamento di poligoni tridimensionali nel mondo di gioco, e in quel caso vi sono evidenti esempi di compenetrazione tra poligoni. La musica e l'audio in generale si attestano su livelli più che buoni, con melodie che creano l'atmosfera adatta e non vengono a noia. Aggiungo, per completare il quadro, che la difficoltà generale degli enigmi è moderata, con alcuni picchi in poche parti dell'avventura che possono tener fermo per un po' un bravo giocatore, ma difficilmente porteranno a un blocco vero e proprio. Tirando le somme, comunque, il gioco mi ha lasciato più che altro perplesso. Ritengo che Subject 13 possa piacere maggiormente a quei giocatori che hanno apprezzato più Myst, Riven e simili rispetto a Monkey Island o Broken Sword, ma anche in questo caso difficilmente si può definire la fatica di Paul Cuisset qualcosa di memorabile. Peccato.

Ho scaricato Subject 13 da Steam grazie a un codice fornito dallo sviluppatore. Amando le avventure dal tono piuttosto serio e ponderato, ho apprezzato l'atmosfera che l'autore ha voluto creare... almeno fino a quando la struttura di gioco ripetitiva non mi è venuta a noia.

Voto: 7
Old! #119 – Luglio 1985

Old! #119 – Luglio 1985

L'evocatore della domenica #09