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Pokémon X/Y, la drogata rivoluzione dei nerd

Pokémon X/Y, la drogata rivoluzione dei nerd

Prima di Pokémon X, con un Pokémon Nero 2 giocato frettolosamente e con poco entusiasmo alle spalle, ero ormai rassegnato a darci un taglio con la serie, conscio che, in fondo, anch’io ero cresciuto, e ormai non c’ero più tagliato per quel genere di cose. Dopo Pokémon X, con oltre duecentocinquanta ore di gioco alle spalle e una conoscenza approfondita in ogni suo dettaglio del metagame e del relativo competitivo, ero invece consapevole che, con vent’anni sul groppone, dovevo limitarmi, porre un freno a questa droga, tutelare la mia persona, smettere di giocare a Pokémon.

Se è semplice, con il senno di poi, capire perché abbia lasciato perdere i Pokémon – non è che arrivati a una certa età uno non si possa permettere di spendere 250 ore davanti a un videogioco, il problema sta piuttosto nella ripartizione del tempo – lo è forse un po’ meno capire il perché, a un certo punto, abbia deciso di vendere quei miei pochi beni materiali, di risparmiare per mesi e comprarmi Nintendo 3DS con annesso Pokémon X. Credo che il motivo sia simile a quello che mi portò, oltre dieci anni prima, a desiderare così ardentemente Pokémon Stadium: l’aspetto esteriore, quello riassumibile facilmente con una sola, indegna parola: grafica. Nonostante Pokémon X/Y abbia portato con sé diverse innovazioni a un gameplay ormai stantio da troppo tempo, l’aspetto che impressionava più del gioco era senza dubbio la sua veste grafica: dopo anni passati con la testa china su delle animazioni in due dimensioni, arrivava, in concomitanza col Nintendo 3DS, il primo vero Pokémon poligonale, con le città da esplorare in un modo tutto nuovo, i mostriciattoli da osservare e studiare a trecentosessanta gradi e una sensazione di freschezza che la serie non riusciva più a dimostrare dalla terza generazione, con la coppia Rubino/Zaffiro.  

Sotto una veste estetica così scintillante per il 2013 portatile dell’epoca, Pokémon X e la sua controparte Y avevano però ben altro a disposizione dei propri giocatori. Innanzitutto, una campagna principale bella densa di eventi, godibilissima a dispetto di una difficoltà generale impostata verso il basso, anche più che nei precedenti capitoli, diventati via via sempre più semplici. Poi, c’era una nuova generazione di Pokémon davvero convincenti, a partire dagli starter, con Greninja destinato a diventare fra i più amati Pokémon d’acqua, e per finire con un nuovo tipo, il Folletto, vero counter per quei draghi che avevano avuto fino ad allora, seppur con qualche eccezione, vita facile. Senza contare l’introduzione delle megaevoluzioni, una dinamica inedita che andava a stravolgere, e innovare, l’intero metagame: facendo equipaggiare a uno dei nostri sei Pokémon in squadra una specifica Megapietra, era infatti possibile permettere al Pokémon designato di evolversi ulteriormente nel bel mezzo della battaglia. Non tutti i Pokémon possono megaevolversi (a oggi sono solo quarantasei, quelli che hanno questa capacità) ma certo era, e rimane, una modifica netta, che stravolge gli standard passati, ed è dunque di molto coraggio da parte di Game Freak - a dispetto di tutte le ironie di sorta per i paralleli, obbligati, con il rivale di sempre Digimon.

L’aspetto che però modernizzava di più la serie risiedeva altrove: Pokémon X/Y è stato infatti il primo episodio ad avere una solidissima struttura online alle spalle, espandendo fino ad oltre ogni limite la connettività che ogni gioco basato sul collezionismo potrebbe desiderare. Giocare online, da Pokémon X/Y in poi, è stato semplicissimo, nonostante la struttura restrittiva a base di codici amico, tipica di ogni gioco Nintendo. Con lo Scambio Prodigioso, ad esempio, era possibile scambiare casualmente il proprio Pokémon con un altro messo contestualmente a disposizione da un altro giocatore. Straordinario, soprattutto perché, contro ogni pregiudizio, non era mica detto che, in cambio, ti sarebbe arrivata un’ondata sterminata di Rattata. Anzi, era più probabile che dall’altra parte del mondo un giocatore mettesse a disposizione degli ‘scarti’, dei Pokémon con delle statistiche intrinseche, gli IV (Individual Values), non perfetti ma comunque ottimi, soprattutto per quei giocatori a cui mancava un determinato tipo di Pokémon da far accoppiare, o ancora dando una netta accelerata negli incroci per chi, invece, cercava di far accoppiare vari mostriciattoli più e più volte, alla ricerca dei IV perfetti; operazione che, prima, richiedeva tanto tempo e altrettanta pazienza ma che, attraverso lo Scambio prodigioso, permetteva, con un pizzico di fortuna, di saltare gli odiosi step iniziali.

In caso vi sia sfuggito qualcosa dell’ultimo paragrafo, non preoccupatevi, meglio così: è il mondo del competitivo dei Pokémon. Un mondo fatto di numeri, di lunghissime sequenze di moveset e di EV (Effort Values) da imparare a memoria e, soprattutto, di un grinding estenuante, che internet può solo attenuare. Meglio così, fidatevi: preferite la vita, preferite il sesso, una cosa che, per quanto odi utilizzare questo tipo di retorica da bar, nessuno shiny vi potrà mai dare.

Questo articolo fa parte della Cover Story dedicata ai Pokémon, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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