Librodrome #62 - Rez e l'estetica del codice (e che roba sarebbe?)

Librodrome #62 - Rez e l'estetica del codice (e che roba sarebbe?)

Attenzione. Ogni due settimane, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Lo ammetto, non ho giocato un granché con Rez e sono solito snobbare un po' tutte quelle opere tecnoludiche troppo lampeggianti. Anche Fotonica, nonostante il titolo, sì.

Ho dedicato certamente più tempo al volume Rez. L'estetica del codice, l'arte del videogioco di Cristiano Poian (edito da Unicopli) e a YouTube che al videogioco in questione, usufruendone abbondantemente sempre in forma vicaria. Perché tanto, per leggere questo libro, non bisogna affatto dimostrare d'aver posseduto il gioco di UGA (United Game Artists) o dichiarare di averci giocato almeno una volta nella vita. "Posto di fronte a un videogame particolarmente avvincente, un giocatore viene colto da una voglia irrefrenabile, da un'urgenza insopprimibile, da una desiderio animale: strappare il controller dalle mani del malcapitato utente per interagire in prima persona. […] Per un gamer, giocare in prima persona è una esigenza, non un'opzione. Giocare vuol dire porsi delle domande, pretendere delle risposte, leggere il testo che si sta dipanando sullo schermo. […] Rez è uno dei rari casi in cui ci può ritrovare a fissare uno schermo senza un controller tra le dita e senza porsi domande. A me è capitato".

Ecco, pure a me.

Rez è un ottimo induttore di automatismi.

Rez è un ottimo induttore di automatismi.

Per leggere questo libro occorre solo un iPod ben imbottito di qualsiasi cosa di DJ Krush, del primo DJ Shadow, di Coldcut o Underworld…  e il libro stesso, ci mancherebbe. Il "fatto iPod" (specificato proprio nell'introduzione del libro) non è solo di  un vezzo da hipster videoludici coi pantaloni arrotolati alle caviglie, ma di stretta necessità, per comprendere più a fondo il concetto di "dispositivo sinestetico" e la poetica tutta di Tezuya Mizuguchi. Analizzare la sua opera significa ragionare sul funzionamento di oggetti che hanno probabilmente più a che fare con l'arte contemporanea che con il mercato del videogioco.

Rez è un'opera interattiva senza eguali, che ha pagato il grandissimo scotto dell'incomprensione popolare, da parte di un pubblico impreparato e diffidente, nonché di una critica videoludica impedita, che allora riuscì (a malapena) a percepire la sua grandezza, relegando il titolo alla categoria del tipico "non è un gioco per tutti". Il gameplay, in un videogioco come Rez, non conta proprio un caz (si può dire caz?). È tutta una mirabile questione di spazio e cyberspazio, di tempo e di groove, di trance e di neuroni attivati, di arte visiva, di Kandisky (secondo i comunicati ufficiali di Sega – Il progetto originario portava il nome di Project K), di droga sinestetica e di spiritualità digitale.

Il libro e dei superalcolici.

Il libro e dei superalcolici.

Rez. L'estetica del codice, l'arte del videogioco è un prezioso manuale per capire tutto questo. "Quello che intendo dimostrare nelle prossime pagine è che Rez è un'opera ibrida, che sfrutta la forma mediale del videogioco per fare un discorso sulle modalità di rappresentazione del digitale nei confronti di se stesso. E che Mizuguchi è un artista che riflette sul regime scopico della contemporaneità, sul concetto di punto di vista della macchina, sul valore artistico del software, consciamente o inconsciamente che sia".  Il volume di Edizioni Unicopli è la storia di un "trend setter" (Tetsuya Mizuguchi) e dei suoi videogiochi (Sega Rally, Space Channel, Lumines, Meteos). E ancora, la storia delle convenzioni dello shooter, qui totalmente sovvertite, manipolate e inverosimilmente ampliate. Rez è un testo problematico che "… rappresenta un originale incontro tra il cinema dinamico del sensorama, l'arte astratta e concettuale e il gioco digitale" (Matteo Bittanti).

Il libro di Poian vi darà tutte le prove del caso. Smettete di giocare con Assassin's Creed Unity, correte in libreria. Oppure su Amazon.

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