Outcazzari

Uh, è dicembre 2019!

Uh, è dicembre 2019!

Ussignur, uno si distrae un attimo e si ritrova improvvisamente alla fine del decennio. Se poi mi metto a pensare che questa è la quinta fine di decennio a verificarsi da quando sono nato, che ne ho vissute quattro da capace d’intendere e di volere e che improvvisamente gli anni Venti non saranno più quelli lontani e con la gente vestita buffa ma quelli che stiamo vivendo e con la gente vestita buffa, oh, mi sento improvvisamente stanco e sconfitto galvanizzato gasatissimo e curioso per ciò che ci aspetta oltre che incazzato perché a un certo punto sparirò e non vedrò cosa ci aspetterà poi. Ad ogni modo, sì, siamo al termine del 2019 e degli anni Dieci, e sicuramente, da qui a gennaio, ci capiterà di parlarne, con la solita truppa di articoli e podcast da fine/inizio anno, mentre ci divertiremo con l’ormai tradizionale Cover Story “doppia”, che si propagherà placidamente nell’arco di due mesi, girando senza ansia attorno alle feste.

Nel mentre, uno può anche guardarsi indietro e ripensare a questi ultimi dieci anni da outcazzaro. Dieci anni in cui ci siamo evoluti da semplice podcast a sito con articoli e pucchiaccate varie, abbiamo esplorato numerosi assetti diversi, siamo cambiati più e più volte, abbiamo accolto e continuiamo ad accogliere sempre più gente brillante fra le nostre fila di scribacchini e chiacchieroni, ci siamo permessi di chiedervi un minimo di supporto economico e questo ci ha dato l’opportunità di fare meglio quel che facciamo e/o di fare cose che altrimenti non avremmo fatto. Continuiamo a lanciarci in nuove interpretazioni di questo sito, l’ultima con l’abbandono delle recensioni scritte, e in mezzo ai tanti errori che inevitabilmente si fanno, devo dire di essermi pentito molto di rado delle sperimentazioni fatte e di aver trovato invece quasi solo soddisfazioni, sia nel riscontro da parte di chi ci segue, sia nell’essere riuscito ad attirare qua dentro gente di vero talento, piena di idee, che mi ha arricchito a livello personale ma soprattutto dalle cui proposte sono venute fuori tante delle cose belle che facciamo qua dentro.

Perché sì, Outcast è nato da un mio desiderio, sono io a spingerlo, io a organizzarlo e io a sucarmi un sacco degli sbattimenti, ma è comunque un gran macinino che funziona soprattutto grazie a tutti gli ingranaggi che vi collaborano, da quelli a cui cago il cazzo quotidianamente (un saluto in particolare a Nabbacchio e Peduzzo, ormai stabilmente inseriti nel ruolo di miei coglioni bracci sinistro e destro) a quelli che partecipano quando riescono, a quelli che sparano idee continuamente ma non fanno mai un cazzo a quelli che non hanno voglia ma se insisto partecipano fino a quelli che per un motivo o per l’altro hanno finito per allontanarsi (ma magari ci seguono di nascosto). Bravi tutti.

Sono stati dieci anni durante i quali è stato divertente, come sempre, lamentarsi perché non si fanno più le cose belle di una volta mentre ci godevamo in realtà tantissime cose clamorose. Abbiamo visto l’esplosione totale della scena indie e la crescita del settore videoludico fino a livelli di produzione veramente paragonabili a quelli degli altri media, livelli di “Madonna esce troppa roba bella devo per forza fare delle scelte e pensa quanto sono stronzo non mi piacciono solo i videogiochi ma anche i film le serie TV i libri i fumetti il cibo scopare amici la famiglia yoga palestra la musica la vita dormire morire”. Abbiamo visto esplodere la bolla (perché è una bolla, eh) dell’era d’oro delle serie TV, che prima o poi scoppierà ma intanto ci sta offrendo roba incredibile. Abbiamo visto il fenomeno dell’universo cinematografico Marvel e di tutti quelli che hanno fallito miseramente nel provare a inseguirlo. Abbiamo visto Tom Cruise aggrapparsi a un aereo in decollo e sfondarsi una caviglia saltando da un tetto, mentre film di merda vincevano Oscar (certe cose non cambiano mai), il mondo dell’informazione cambiava in maniera devastante, incredibili nuovi talenti si manifestavano al cinema con opere super personali e altri si facevano fagocitare dalla macchina dei blockbuster. Abbiamo visto l’ascesa dello streaming e la contrazione della sala. Abbiamo visto la sensibilità d’autore infilarsi qua e là, in qualche modo, fra le maglie delle megaproduzioni videoludiche da cento ore e open world infiniti. Abbiamo visto Prey e [inserite qui i vostri giochi preferiti del decennio]. Abbiamo visto Mad Max: Fury Road.

E tutte queste cose andranno perdute come lacrime nella pioggia, perché a un certo punto smetteremo di pagare per un server e anche Outcast scomparirà. Perché tutto deve scomparire, prima o poi, soprattutto se è stato bello. Segnatevelo, ricordatevene, a un certo punto accadrà.

A tal proposito, vi ricordo che qui c’è la Hall of Fame, qui c’è la pagina su Patreon, qui potete donare tramite PayPal, se inserite “outcastlive” su Epic Games Store ci arriva qualche soldino, qua ci sono i link ad Amazon Italia, Amazon UK e Tostadora, qui trovate i capi d’abbigliamento di Outcast e qui c’è un grazie.

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