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Decay of Logos: Il figlio illegittimo di Zelda e Dark Souls

Decay of Logos: Il figlio illegittimo di Zelda e Dark Souls

Quando si pensa a giochi come Zelda o Dark Souls, solitamente, i commenti e gli aggettivi che vengono alla mente sono piuttosto positivi. Qualcuno deve aver pensato che unire i due generi potesse essere una buona idea e Decay of Logos è il risultato di questo esperimento. Si tratta di un risultato gradevole?

L’apertura del gioco vede la protagonista dalle orecchie appuntite trovare i propri genitori e il proprio intero villaggio distrutto da un gruppo di guerrieri chiamati “Crimson Knight”. Da quel momento in poi la trama e l’avventura smettono in qualsiasi modo di seguire il giocatore o guidarlo, e si è lasciati all’esplorazione libera di un mondo ostile, abitato da mostri che non aspettano di meglio che fare uno spuntino con il corpo della piccola Ada.

Il sistema di gioco ricorda da vicino quel genere che ormai è noto come soulslike, quindi con combattimenti dinamici molto difficili, in cui anche un normale nemico può essere letale, se si commettono errori. Oltre a questo, mantiene la vicinanza coi “souls” anche per l’assenza di una narrazione attiva, e il tentativo di creare un’atmosfera evocativa con una narrazione ambientale e solo sporadici incontri con personaggi non giocanti

In realtà, le cose in Decay Of Logos, sono ancora più semplici: non ci si deve preoccupare di perdere anime o punti per lo sviluppo del personaggio se si muore, e neanche ci si deve realmente preoccupare dello sviluppo del personaggio stesso. In pratica, l’avanzamento di livello avviene in tempo reale e automaticamente: ogni nemico ucciso, ogni azione che si compie aumenta i parametri del personaggio, e se si muore, l’unico pegno da pagare è un malus a queste caratteristiche, che può salire fino a raggiungere circa il 50%. A quel punto le animazioni cambieranno, il personaggio sembrerà effettivamente addolorato e stanco e non sarà neanche più possibile fare uno sprint correndo. Diventa a quel punto necessario trovare una zona in cui poter riposare e dormire, per riportare le statistiche ai loro valori originali.

L’atmosfera che si respira in Decay of Logos è molto simile a quella che ho provato giocando a Breath of The Wild, anche se molto più in piccolo. Vi è la percezione di un regno ormai in rovina, di una civiltà morta che ha lasciato un territorio ormai preda di mostruosità di vario tipo, ma nonostante questo, la natura e i panorami mostrano una vaga ombra della gloria passata, e di una bellezza selvaggia che non vuole farsi domare dal male.

C’è anche tutta una serie di elementi di gioco relativi alla cavalcatura della protagonista, una sorta di gazzella/alce bianca che si può utilizzare come mezzo di trasporto e inventario espanso. La gestione dell’animale è relativamente ben fatta: lo si deve nutrire, accarezzare, e si deve tenere d’occhio il suo livello di stress per evitare di venire disarcionati, magari mentre si è circondati da nemici. Ho trovato il comportamento dell’animale piuttosto realistico: non si tratta di un mezzo di trasporto che è possibile controllare perfettamente come una macchina o una moto, e questo rende le cavalcate un’esperienza al tempo stesso vagamente affascinante ma anche piuttosto frustrante.

Gli ingredienti per un gioco valido, insomma, sembrano esserci tutti, eppure, nella mia prova di Decay of Logos, mi sono sentito sempre come se mancasse qualcosa, come se la qualità dell’esperienza di gioco fosse costantemente una spanna sotto a quella che avrei voluto sperimentare. I combattimenti erano difficili, ma non così entusiasmanti. L’esplorazione era interessante, ma non riusciva realmente a catturarmi.

Alla fine di tutto, mi sono ritrovato a provare la più brutta delle emozioni che si possono provare mentre si gioca a un videogioco: noia. Ho provato a dare alla giovane Ada più e più possibilità di catturare nuovamente la mia attenzione e il mio divertimento ma, sfortunatamente, il mio coinvolgimento arrancava quanto la protagonista dopo esser morta troppe volte. L’ambientazione derivativa, i mostri non particolarmente ispirati e in generale un’esperienza di gioco che mi è sembrata fin troppo piatta mi hanno spinto alla resa.

Si tratta di un gioco che sconsiglio in generale? No. In realtà, no. Decay of Logos ha fallito nel catturarmi, ma ha anche degli innegabili pregi, per quanto fatichi a considerarli sufficienti. Chi ha proprio fame di soulslike e vuole avere un’esperienza simile a tutti i costi potrebbe considerarlo una piccola oasi, e magari anche chi cerca un gioco d’azione fantasy con giusto una spruzzatina di elementi di ruolo (ma davvero leggeri) potrebbe trovare un po’ di divertimento.

Però è un peccato, perché talvolta ho intravisto la potenzialità di un gioco molto migliore… o forse semplicemente mi tornavano alla mente le ore passate in Breath of The Wild, gioco semplicemente su tutta un’altra categoria di peso.

Ho sbloccato il gioco grazie a un codice Steam fornito dallo sviluppatore. Mi sono avventurato nel suo mondo invaso da mostri e cavalieri corrotti per una decina di ore circa, provando svariate armi ed esplorando alcune zone segrete risolvendo talvolta degli incarichi secondari che non sempre hanno ripagato la mia dedizione con premi decenti. Decay of Logos è in uscita in questi giorni, solo tramite download, su PC (30 agosto), su PlayStation 4 (27 agosto) e su Xbox One (30 agosto). La versione Switch è stata rinviata a settembre.

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