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Racconti dall'ospizio #63 - Star Fox: Il mito della volpe antropomorfa e l’uva spaziale

Racconti dall'ospizio #63 - Star Fox: Il mito della volpe antropomorfa e l’uva spaziale

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Non ricordo nella maniera più assoluta la mia prima partita a Star Fox (o Starwing, il nome fesso europeo), prevalentemente perché non ho mai avuto Star Fox quando bisognava avere Star Fox. Cioè, nel 1993. L’avrò recuperato sicuramente più avanti, forse in zona duemila o vai a sapere.

“Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi». Così anche alcuni tra gli uomini, che per incapacità non riescono a superare le difficoltà, accusano le circostanze.”

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Come la volpe di Esopo, dicevo a me stesso (e un po’ a tutti) che Star Fox 64 fosse il capitolo migliore, il più fregno e vibrante (nel senso di rumble pack e force feedback). Semplicemente perché non avevo il Super Nintendo.

Eppure, la tecnomimesi applicata al tecnoludico spaziale e l’eterna bellezza della confezione japponese (ancora incellofanata, col prezzo di Super Potato) fanno di Star Fox per SNES una sublime opera multimediale intergalattica per feticisti del bello e del cruciale.

Che ci fanno una volpe, un falco (che in realtà è un fagiano), un rospo e un coniglio dentro quattro astronavi? Dodge-fight spaziali! Sviluppato da Nintendo e Argonaut Software, Star Fox fu il primo videogioco di Nintendo ad utilizzare grafica poligonale tridimensionale, sfruttando il famigerevole chip Super FX (integrato nel cartuccione, migliorava le performance grafiche della console). Prodigi videoludici e champagne per tutti.

 Tutto inizia dal molto piccolo.

Tutto inizia dal molto piccolo.

La storia? Era più o meno come quella di Supercar Gattigher e del professor Kabuki, con le dovute differenze. Lo Star Fox Team - un gruppo di mercenari guidato da Fox McCloud e composto da Falco Lombardi, Peppy Hare e Slippy Toad - viene assoldato dal generale Pepper per arrestare l’invasione del sistema di Lylat perpetuata dal perfido Andross (genitivo di uomo).

Per riuscire a soddisfare questo nobile scopo, il gameplay del gioco proponeva un’adrenalinico e suadente shooter su binari, con uno sviluppo della storia non lineare e l’impellente necessità di compiere manovre ardite (i classici barrel-roll con l’Airwing del capitano Fox) ogni due per tre.

 Pochi sanno che la città sullo sfondo è Giulianova. 

Pochi sanno che la città sullo sfondo è Giulianova. 

In Star Fox non ci si sentiva mai soli. Anzi, il gioco era imperniato sul bellissimo concetto di wingman, con tre personaggi guidati dall’intelligenza artificiale a coprirci le spalle. Tutto, in Star Fox, generava un tremendo senso di urgenza, come l’appello/incontro prima di una missione, i siparietti di congedo dopo un successo, i continui scambi di battute tra Fox e i suoi compagni (vere e proprie istruzioni interattive di volo per il giocatore) o gli innumerevoli momenti dalla forte carica drammatica, fatti di tensione, apprensioni, silenzio radio e dolore. Star Fox era un sublime generatore spaziale di ansia, coinvolgimento e collaborazione.

E poi, animali antropomorfi che cercavano di salvare il mondo minacciato da un perfido UOMO! Nintendosità all’ennesima possenza!!!

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Allora, il programma è questo. Star Fox 2. Nintendo Classic Mini: Super Nintendo Entertainment System. Tre mesi a Natale. Terrò duro fino al 24 dicembre, senza giocarci. Alla vigilia, dopo aver fatto l'amore col sapore e dopo una doccetta notturna, quando tutta Chieti sarà tra le braccia di Morfeo... caffè, diversivo e partitona fino all'alba, per sconfiggere Andross 2. 

Dopo un'attesa durata oltre vent'anni, voglio giocarlo così, o niente.   

Questo articolo fa parte della Cover Story "Aspettando il Nintendo Classic Mini: Super Nintendo Entertainment System", che trovate riepilogata a questo indirizzo.

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