Final Fantasy XII: The Zodiac Age - Una remaster che forse ha ragione di esistere

Final Fantasy XII: The Zodiac Age - Una remaster che forse ha ragione di esistere

Fa uno strano effetto giocare a Final Fantasy XII: The Zodiac Age. Il titolo originale, uscito undici anni fa su PS2, ha rappresentato uno dei picchi più alti dell'intera serie, per struttura ludica, libertà d'azione e coraggio nelle scelte di game design. Di sicuro ha tracciato una linea cristologica, fissando un "prima e dopo Final Fantasy XII" e segnando una nuovo percorso per l'intera saga. Non tutti, però, apprezzarono la deriva (quasi) action e (quasi) free roaming del gioco. Nonostante la pletora d'incensi che piovve dalla critica specializzata, un significativo numero di fan si sentì tradito da quel vistoso cambio di rotta. 

Eppure, Final Fantay XII dette uno scossone all'intero settore dei JRPG, irrompendo come una meteora nel circuito mediatico dell'epoca. Il gioco di Yasumi Matsuno tuonò in tutta la sua poderosa ambizione, quasi a presagire la caduta nipponica che da lì a poco avrebbe investito l'intero settore videoludico. Final Fantasy XII: The Zodiac Age assurge quindi a simbolo, una remaster pressoché doverosa, dal sapore enciclopedico e un piglio autoriale d'altri tempi. La sua è la forza trainante di un carisma ormai perso, annacquato da stridenti contaminazioni pop e sciape omologazioni stilistiche.

Il lavoro di rifinitura grafica è senza dubbio notevole.

Ma è meglio non dilungarsi in oziosi preamboli: l'eleganza di questa remaster ci carezza subito la retina e lo spirito con un bianco candido, caricamenti istantanei e un'interfaccia sobria ed essenziale. Le prime e graditissime novità risiedono proprio tra le opzioni: oltre ai soliti cambiamenti di routine, possiamo ora selezionare il doppiaggio originale giapponese - con relativo labiale - e scegliere una nuova colonna sonora, orchestrata come l'originale ma registrata ex-novo e riarrangiata con sapienza.

Una delle introduzioni più interessanti di questa remaster, però, è nella possibilità di accelerare a velocità doppia o quadrupla l'intero gioco. Nel caso internet non vi avesse logorato a sufficienza con anticipazioni video, vado ad illustrarvi per bene questa caratteristica. All'occorrenza, tenendo semplicemente premuto un tasto, le lunghissime traversate e i combattimenti più facili possono essere velocizzati con grande soddisfazione. Purtroppo, l'irrefrenabile natura umana potrebbe spingere l'utenza ad abusare di tale opportunità; il mio consiglio, chiaramente, è di trattenervi, dosando con parsimonia "l'avanti veloce" e godendovi con calma il vostro viaggio.

Il character design, nonostante lo scheletro poligonale di undici anni, è sempre degno di nota.

Una volta in ballo, il gioco si apre con una maestosa introduzione in computer grafica, dal gradevole retrogusto a là Star Wars. Proprio nel 2006, infatti, si concludeva la nuova trilogia di George Lucas, la cui influenza scenica investì, più o meno marcatamente, qualsiasi prodotto mediatico dell'epoca. Pomposa, roboante, la sequenza pone l'accento sulla forza visiva delle architetture futuristiche e la grandiosità delle marce militari, incastonate in un mondo dagli spiccati connotati interrazziali.

La narrazione prende corpo nel regno di Dalmasca, dove - in un tripudio incontenibile da parte del popolo - vengono celebrate le nozze fra la principessa Ashe e il principe Rasler, col chiaro intento politico di unire gli stati di Nabradia e Dalmasca. Purtroppo il focolaio del tradimento farà capitolare tragicamente gli eventi, ponendo subito l'accento sulla crudezza e la stratificazione della componente narrativa. La storia ha il merito di tratteggiare personaggi realistici, profondi, che in luogo delle classiche etichette di buono o cattivo, offrono infinite sfumature, proprio come ci si aspetterebbe in uno scenario politico così ben rappresentato. 

Le lotte sono raramente difficili, tuttavia è molto divertente pasticciare col Gambit.

Mentre il videogiocatore è scosso dall'incedere degli eventi, le novità videoludiche impreziosiscono l'esperienza: dai salvataggi automatici, che ci slegano finalmente dai soliti cristalli, ai caricamenti istantanei. I combattimenti, impostabili con o senza pause tattiche, avvengono contro nemici sempre visibili a schermo, una vera rivoluzione per la serie. Nonostante la difficoltà non raggiunga mai picchi proibitivi, la profondità degli scontri è impreziosita dal ritmo più guizzante. Il Gambit, un sistema per gestire i propri compagni d'avventura durante le schermaglie, riesce da solo ad intrattenere per ore, e non è nemmeno il piatto forte del gioco. Sulla scia dell'episodio International Zodiac Job System, mai uscito dal Giappone, i personaggi non sono più legati ad un unico albero delle abilità. Ora abbiamo ben dodici scacchiere, che corrispondono ad altrettante classi, e ogni membro del party può avere accesso solo a due di loro. Questo, oltre a differenziare ogni eroe, spinge a pianificarne con attenzione la crescita, visto che i job, una volta scelti, non possono essere cambiati. E l'opera di sfoltimento passa anche tramite la mappa richiamabile in tempo reale su schermo, senza interrompere l'azione. Tanti piccoli accorgimenti che ravvivano decisamente l'esperienza.

Mettendo sotto la lente d'ingrandimento l'aspetto tecnico, il risultato è quasi sorprendente, soprattutto se pensate che la grafica appartiene a ben due generazioni fa. Una grossa fetta del merito va al character design curato da Akihiko Yoshida. Il suo tratto stilizzato ed essenziale, già ammirato nello splendido Final Fantasy Tactics, si sposa perfettamente con il lavoro svolto sui nuovi modelli poligonali. Smussato qualche spigolo e ravvivate con cura le texture, i personaggi riescono a trasmettere un gran senso di solidità, anche nelle inquadrature impietosamente ravvicinate. L'alta risoluzione, il poderoso anti-aliasing e il rinnovo quasi totale delle texture quadrano il cerchio di una remaster certamente non facile da tenere in piedi. 

Ah, quanti ricordi...

A coronare il tutto, una nuova modalità trial metterà alla prova i vostri pruriti combattivi, all'interno di arene ricche di nemici. Final Fantasy XII: The Zodiac Age è un gioco straordinario, un'opera di "restauro" svolto con dovizia e amore, improntato ad una fruizione agile e profonda. 

Forse uno degli ultimi, grandi esponenti di un'abbacinante categoria nipponica, che solo negli ultimissimi tempi sta ritrovando la lucentezza e il carisma che la caratterizzavano. 

Ho giocato a Final Fantasy XII: The Zodiac Age grazie ad una copia review speditami dal distributore. Mi sono inoltrato nel mondo di Ivalice per oltre quaranta ore, cercando con attenzione le varie migliorie, forte dell'esperienza maturata undici anni or sono con il titolo originale. Chiaramente, grazie anche alle nuove sfide, c'è materiale per oltre cento ore di gioco. Ah, come al solito, se acquistate il gioco su Amazon passando dai nostri link, ci fate ricevere una piccola percentuale di quanto spendete, senza sovrapprezzi per voi. Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest'altro indirizzo qua.

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