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Clustertruck: un’altra e poi bestemmio

Clustertruck: un’altra e poi bestemmio

Ho incontrato per la prima volta Clustertruck alla Nordic Game Conference di qualche mese fa. Era lì che mi guardava da un tavolino, invitante ma anche un po' spaventoso, e mi sembrava una roba sfiziosa, incasinatissima, che forse non avrei mai avuto il coraggio di provare. Nell'arco di quei giorni lo vidi apparire fra i candidati ai vari premi della manifestazione e me lo ritrovai nuovamente davanti, sempre sul suo tavolino, con un sacco di gente attorno che sembrava divertirsi un sacco. Ma mi faceva paura, non ci misi mano. Avevo ragione. Avevo ragione perché, mesi dopo, Clustertruck è uscito, mi sono deciso a giocarci e mi sono ritrovato a farlo come un indemoniato, vittima atroce della sindrome da un'altra e poi smetto. Mamma, che botta. Mamma, che spacco.

Ma cos'è, Clustertruck? È una roba folle. Una roba folle che, forse a causa della mia recente immersione in libri assortiti che raccontano i vecchi decenni del videogioco, forse perché mi dedico regolarmente a sprazzi di retrogaming, mi sembra uscita dagli anni Settanta, Ottanta e Novanta, anche se attraverso il paradosso di una realizzazione da anni Dieci. È uno di quei giochi semplici e brutalmente "high concept", basati su una singola idea un po' scemotta, in questo caso "saltare da un camion all'altro" e che si limitano a prenderla, spremerla, sfruttarla il più possibile, tirandone fuori un gioco semplice, divertentissimo, impegnativo, potenzialmente infinito, capace di colpire più duro dell'eroina.

E come funziona? Funziona che ci sono orde di camion con rimorchio lanciate verso l'infinito e il giocatore, nei panni (suppongo) di un folle stuntman controllato in prima persona, deve muoversi sui tetti degli stessi, saltando come un matto nella speranza di arrivare indenne al traguardo di ogni livello. "E perché non te ne stai fermo sul tuo camion?", urlano dal fondo della sala. Beh, intanto perché se avanzi lungo il convoglio e arrivi prima, oh, fai più punti, e in secondo luogo perché i camion in questione non seguono binari predefiniti, si scagliano per le strade secondo un sistema di movimento con regole precise, ma dominato dal caos, quindi è molto facile che il mezzo di trasporto su cui te ne resti placido finisca per schiantarsi.

Quindi, insomma, si salta da un camion all'altro e bisogna arrivare in fondo. Tutto qui? Non proprio. Ma andiamo per gradi. Il sistema di controllo è da FPS super frenetico e basta poco per rendersi conto che giocare come si deve significa affidarsi come disperati a strafe, salti combinati, gestione frenetica della visuale. Insomma, per farla breve: non giocate col pad. Oppure giocate col pad, se siete tanto bravi, ma insomma, se c'è un gioco che vi prega in ginocchio di usare mouse e tastiera è questo. I meccanismi che regolano il movimento sono semplici e perfetti: si salta, se si tocca qualsiasi cosa che non sia un camion si muore, se si tocca un camion anche solo di lato è possibile usarlo come pedana per eseguire un salto. Praticamente è un simulatore di Jackie Chan dei tempi belli.

A questo si aggiunge un sistema di potenziamenti facoltativi che è possibile sbloccare spendendo i punti raggranellati giocando. Chiaramente Clustertruck vuole più bene a chi riesce ad affrontarlo senza usare i modificatori, ma se non siete uomini che non devono chiedere mai, beh, in certe situazioni, il rampino, il jetpack e le diverse altre belle trovate inserite dagli sviluppatori danno una bella mano e, comunque, aggiungono varietà e sorprese al gameplay. Ce n'è perfino uno che trasforma il gioco in una specie di SUPERHOT. No, sul serio. Ma la vera botta di gran design sta nella composizione dei livelli, che si potrebbe temere come monotona e invece è estremamente varia e ricca di idee nell'arco dei nove mondi che compongono il gioco. La fantasia e l'ingegno con cui gli sviluppatori hanno manipolato la formula per creare situazioni sempre diverse ed impegnative fanno spavento ed è soprattutto grazie a questo, oltre che all'ormai classica formula "livello breve, morti a catinelle, retry immediato", se Clustertruck funziona così bene e rapisce in questa maniera folle. Nonostante il livello conclusivo sia forse un po' troppo stronzo e un po' troppo fuori contesto, per lunghezza e complessità, rispetto al resto del gioco.

Al di là di questo, si potrebbe criticare Clustertruck per la lunghezza relativa della campagna (sto ancora arrancando nel livello finale, ma ci sono arrivato in meno di quattro ore). D'altra parte, come spesso accade, la longevità è anche una questione di approccio, perché il gioco offre numerose altre opportunità. Innanzitutto, chiaramente, c'è la sfida alle classifiche, con ogni singolo livello da affrontare e riaffrontare inseguendo il tempo da record. Poi c'è l'editor, dalla facilità d'uso impressionante e con una potenziale marea infinita di livelli creati dagli utenti su cui sfogare le proprie esigenze salterine. Infine, abbiamo pure l'integrazione con Twitch, che offre agli spettatori la possibilità di votare per cambiare le regole del gioco e rendere ancora più allucinate le partite del povero streamer. Insomma, non ci si può lamentare e non si può proprio evitare il...

Ho giocato a Clustertruck grazie a un codice Steam ricevuto dal distributore. Ho impiegato circa quattro ore per giungere (quasi) al termine della campagna e mentre scrivo queste righe sto ancora bestemmiando all’idea di affrontare per l’ennesima volta il livello finale. Ho sbloccato nove achievement su diciassette. Non so se avrò il coraggio di gettarmi nelle grinfie dei livelli creati dagli utenti. Potrei decidere di farla finita qui, con estrema soddisfazione.

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