Paperback #4: un tuffo nell’angoscia con Il passaggio

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Paperback è la nostra rubrica quindicinale in cui parliamo di libri non strettamente legati al mondo dei videogiochi. Visto che per quelli legati al mondo dei videogiochi c’è quell’altra.

Cercate un romanzo angosciante, cupo, teso, di quelli che vi fanno dire “no, un capitolo ancora e giuro che poi vado a letto”, mentre la sveglia segna le quattro del mattino? Avete due scelte: o bruciarvi il cervello con Ubik di Philip K. Dick (come accadde a me tanti anni fa, il che spiega molte cose) oppure leggere Il passaggio di Justin Cronin. Per il vostro bene vi consiglio Il passaggio.

Lo direste che questo cinquantenne tutto sommato piacente, dall'aria rassicurante come un prof di letteratura inglese, vi trascinerà sul fondo di una spirale di angoscia e disperazione?

Innanzitutto perché Ubik è veramente per stomaci forti e non auguro neanche al mio peggior nemico di essere costretto a leggere un libro del genere. Bisogna essere proprio tanto votati alla causa della fantascienza, per farlo. E poi perché Il Passaggio è veramente un bel romanzo, che non soffre delle turbe psichiche da abuso di acido del suo autore. Che poi marginalmente si parli di vampiri spero non vi faccia desistere. Vi posso assicurare che i vampiri di Cronin non brillano, non sono strafighi come modelli anemici e soprattutto non hanno ragazzine cerebrolese che girano loro attorno come la più scalcagnata delle groupie. Anzi. I vampiri de Il passaggio ricordano più quelli di Priest (film con tanto potenziale gettato alle ortiche). Sono bestie sanguinarie senza coscienza.

Il passaggio inizia raccontando la storia di una bambina, Amy, che, abbandonata dalla madre in un istituto di suore, viene presa da una strana agenzia governativa per essere utilizzata come fase finale di un esperimento ambizioso, pericoloso e sfortunato. Perchè se da un lato l’esperimento su Amy si rivela un successo, dall’altro le precedenti “cavie”, ex carcerati senza scrupoli tramutati in bestie potenti e sanguinarie da b-movie, riescono a scappare e a propagare un morbo pericolosissimo per tutto il globo terrestre. Inizia così il declino dell’umanità come la conosciamo oggi. Un po’ à la Io sono leggenda. Ci troviamo così diverse decine di anni dopo, in una sorta di enclave tra le montagne della California, dove, asserragliati, vivono forse gli ultimi superstiti dell’homo sapiens. Sono passati quasi cento anni e del mondo al di fuori di questa specie di campo chiuso non si sa nulla tranne che è popolato, e forse ormai dominato, dai virali, infetti sopravvissuti al virus mutante che ogni notte cercano di entrare nella colonia. Unica speranza per la sopravvivenza dei suoi abitanti, le luci che di notte si accendono illuminandola a giorno, nascondendo le stelle e tenendo lontani i mostri.

Il passaggio, edito nel 2011, è disponibile in formato rilegato e in formato elettronico.

Questo il panorama nel quale si muove il lettore. E, ve lo dico, è un panorama angosciante. Cronin riesce a rendere in maniera perfetta quella sensazione che va oltre l’ansia, l’angoscia. È quella disperata rassegnazione che ti prende quando sai che ormai non c’è più niente da fare. Che la fine, quella vera, definitiva, è arrivata. Che non si tratta più del se ma del quando.

Cronin non lascia false speranze. Non c’è lieto fine, lui lo sa e te lo sta dicendo. E te lo sta raccontando. Non solo. La fine non è una cosa pulita. È sporca, lunga e logora. E mano a mano che leggi, l’angoscia ti entra nei pori e tu, lettore, vorresti abbandonare lì su una sedia quel libro brutto e cattivo, ma è come guardare la scena di un incidente: non puoi farne a meno.

Ve lo dico sinceramente: finito di leggere Il passaggio mi sono fiondata su internet alla ricerca di foto di cuccioli, bambini felici, prati in fiore. Dopo Il passaggio mi sono riletta tutta la saga di Twilight, in cui tutti sono fighi, immortali, belli, amati, e tutto fila che è una meraviglia, a parte qualche Vulture rompiscatole ogni tanto.

Perché allora leggerlo, ‘sto libro che ti fa passare la voglia di vivere? Perché è bello. Perché Cronin ti prende e ti porta in un viaggio che non vorresti fare, ma che devi fare perché qualcuno deve farlo. Non perchè ci sia speranza, ma quanto meno perché ci sia consapevolezza. O forse perché invece qualche speranza, minima, c’è, magari non per te, magari per altri. Tocca a te scoprirlo.

E quindi niente: ansimerete, sobbalzerete, e farete tutte quelle cose che si fanno quando si leggono libri di questo genere scritti bene. Compreso chiudere il libro di scatto perché no, dai, aspetta cinque minuti per riprendere fiato e poi ricominci. Inspira, espira. E poi di nuovo giù in apnea. E poi il libro finisce. E tiri un sospiro di sollievo.

Poi qualcuno, tipo me, viene e ti dice che, non lo sapevi? È un’altra fottuta trilogia. Ed ecco che lo pensi. “Sono fregata”. Il secondo libro de Il Passaggio è stato pubblicato quest’anno in lingua inglese, con il titolo The Twelve, I dodici. Girano per la rete molte voci su un possibile film tratto da questa saga. Ovviamente sino ad oggi niente è stato confermato. Ma è una di quelle notizie che non sai se attendere con ansia oppure no. È che ormai la fiducia è andata a farsi benedire. E diciamolo.

Per chi volesse farsi un’idea su Il passaggio, è disponibile la versione Kindle (o anche epub, insomma elettronica) a circa 10 euro. Per chi preferisse la copia fisica, invece, si trova intorno ai 18,70 euro (prezzo di copertina 22,00) la versione rilegata.

Francesca Mazzotta

Lettrice onnivora, a tratti bulimica, appassionata di giochi da tavolo e di ruolo, aspirante fotografa, è una pessima videogiocatrice, una vorrei ma non posso del pad, del tipo: "vorrei TANTO giocare ad Halo ma non posso perché sono veramente TANTO impedita". Però ha letto i libri. Appunto. Dice suo marito "preferirei vederla entrare da Prada piuttosto che in una libreria".

10 Commenti a Paperback #4: un tuffo nell’angoscia con Il passaggio

  1. vudux says:

    gran bel libro, lo consigliai sul forum di tfp parecchio tempo fa. Leggetelo.

  2. richi ONE says:

    Urca. Ovviamente nel carrello questo E Ubik.
    Preziosissima rubrica.Vi lovvo.

    • Ziska says:

      Ehhhh, Ubik.
      Ubik c’ho fatto le quattro del mattino, tutta una tirata. Se mi facevo di acido come il buon Philip non credo avrei avuto lo stesso effetto allucinogeno che ho provato chiudendo il libro. MAMMA MIA! Avevo il cervello che PULSAVA. Non so se per la mancanza di sonno o perchè a un certo punto mi si sono ingarbugliate le sinapsi.

      E’ un capolavoro. Quando ho sentito che volevano farne un film ho pensato “ma voi siete scemi”, ma in effetti diciamo che se prendono quello che c’è di prendibile e lo rimaneggiano bene potrebbe venirne fuori un capolavoro. In fondo “Blade Runner” lo è (e grazie al cazzo, sento una vocina rispondere. Eh. Lo so. Lo so. Ma sognare è a costo zero, dai. Almeno quello!)

      • babaz says:

        UBIK, a causa della sua fama, è stato il primo libro che ho letto di Philip K. Dick. L’ho letto in italiano, e probabilmente in inglese è un’altra cosa ancora, ma dire che l’ho trovato strepitoso e straordinario è dire poco.

        Farci un film, al di là che possa essere la base di un sogno bagnato, è un’impresa titanica, gigantica, impraticabile. E’ un libro così denso e stratificato che reputo impossibile trarne un qualcosa di cinematografico SENZA per questo deludere i sogni e le fantasie lisergiche che la lettura del libro evoca.

        Me lo sono sparato durante una assolata vacanza in Croazia, a bordo mare su spiaggette isolate, dovorandolo voracemente.

      • ilciakka says:

        Se pensi che Ubik sia un trip, prova “Un oscuro scrutare”.
        E’ il razzo fotonico dei viaggi allucinogeni alla Dick.

        • Ziska says:

          Guarda ho in libreria ma non ho ancora avuto il coraggio di affrontarlo, la trilogia di Valis. Devo ancora smaltire bene (sono passati solo 6 anni in fondo) Radio Libera Albemuth.

          Ma comunque questo è un articolo su Il Passaggio!: LEggete il passaggio! Amate il passaggio! TAgliatevi le vene con Il Passaggio! :P

          Scherzi a parte, non mi dispiacerebbe nelle prossime puntate palare un po’ meglio del tema vampiri, perchè effettivamente, dai tempi del Buon Bram Stoker ne è passata di acqua sotto i ponti e ormai il vampiro ha “dirazzato”in diversi sottogeneri e “razze”. Alcune fuffose, altre spurie ma interessanti, altre ancora boh. E spesso i “vampiri” non sono nemmeno i protagonisti delle storie ad essi legate, ma piuttosto il pretesto “horror” (e a volte neanche tanto) per raccontare storie che si potrebbero perfettamente ambientare altrove. Quelli de “il passaggio” potrebbero essere benissimo vampiri, come zombie, creature mutanti (e un po’ lo sono), o demoni o che so io.

          BTW sono molto curiosa di leggere il seguito.

  3. ilciakka says:

    Io sul discorso vampiri sono sempre un po’ scettico, e’ da un bel po’ che la buttano sul teen-drama e sui polpettoni melensi.
    A parte i classici, sono rimasto alla Rice (che oramai, e’ “classico” pure lei) e manco tutti quanti.

    • Ziska says:

      Diiiiipende.

      Se cerchi qualcosa di più horror, ma LONTANO da Ann Rice comunque e dal vampiro à la Lestat ovviamente, ti consiglio oltre a Il Passaggio anche La Progenie di Chuck Hogan e Guillermo del Toro, di cui è uscito il seguito da La Caduta e a breve dovrebbe uscire il libro conclusivo La Notte Eterna (se non è già uscito, non lo so). IO ho letto solo il primo, il secondo ce l’ho caricato sul kindle ma sono in attesa del mood giusto per leggerlo.

  4. justinco says:

    Fantastica rubrica, Ubik e il Passaggio saranno i miei prossimi due libri senza ombra di dubbio…

  5. Pingback: La Progenie

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