Kaepora Gaebora #3 – Per molti, ma non per tutti
Appollaiato il gufo osserva tutto e ogni tanto, se lo ritiene necessario, parla. E nel caso non sia stato chiaro riprende il discorso dall’inizio, anche a costo di sembrare inutilmente prolisso e ripetitivo. In fondo lo fa per il vostro bene!
L’azionariato popolare di Kickstarter e la vetrina di Steam Greenlight sono l’esempio di due servizi che, sebbene con finalità diverse, mettono l’utente al centro dell’universo. Il videogiocatore, dopo anni di taciturna ghettizzazione, comincia ad avere una voce in capitolo nel processo creativo, la sua opinione sembra tenuta in considerazione dagli sviluppatori. In fondo è una logica legata al buon senso: un consumatore coccolato non sfoga le sue frustrazioni sui forum di mezzo mondo e acquista il gioco con il sorriso sulle labbra. Ragionando in questi termini, trova senso il clamoroso dietrofront di Ubisoft sugli spinosi DRM, un’inversione di marcia effettuata per sedare le roventi polemiche dei mesi scorsi.
Eppure, complice la mia proverbiale diffidenza, nutro diverse perplessità, ho il timore che il grande pubblico non sia pronto per assumere un ruolo diverso da quello, piuttosto comodo, che gli è stato cucito addosso nel passato. Il giro di vite imposto da Valve, misura effettuata per evitare che Greenlight diventasse una ricettacolo di schifezze, dimostra che la madre degli idioti ha ancora scarsa dimestichezza con i metodi contraccettivi. Lungi da me processare un potenziale ottimo servizio a causa di un incidente di percorso, il problema è nella testa di troll e affini, lesti nell’infilarsi in una falla del sistema. L’utenza “sana” sembra apprezzare: sono in molti quelli che quotidianamente partecipano al referendum, spulciando i progetti elencati per votare i candidati più interessanti. In quanti, però, saranno disposti, prima o poi, a veramente acquistare un gioco di cui sposano la causa? Quale sarà la reazione di Valve nel caso in cui un titolo, promosso a furor di popolo, dovesse rivelarsi un gigantesco flop al botteghino?
Il modello “a chilometro zero” di Kickstarter, sulla carta, pare privo di falle, ma è una pia illusione, le insidie sono molteplici e osservabili ad occhio nudo. Con il suo prestito d’onore, alla fine rimborsato con i relativi interessi, l’utente diventa piccolo azionista dello sviluppatore e come tale pretende risultati certi e concreti. I diversi progetti sono finanziati quasi alla cieca, si investe una somma di denaro più o meno consistente solleticati da un trailer, rincuorati dal curriculum prestigioso del designer che, abbandonata la vecchia filiera, si assume tutti i rischi di un eventuale fallimento. Nel caso in cui la montagna partorisca un topolino, temo che in molti non sapranno reagire in maniera civile, chiedendo il rimborso di quanto elargito. Una serie di cocenti delusioni potrebbe avere conseguenze nefaste sul meccanismo stesso del crowdfunding, mettendone a rischio l’esistenza. Facendo leva sull’ingenuità, Kickstarter rischia anche di diventare territorio di malintenzionati che, con specchietti per le allodole, potrebbero truffare migliaia di persone.
La libertà è un diritto che bisogna coltivare con intelligenza, impegnandosi per la salvaguardia di quanto conquistato, pena il ritorno all’antico modus operandi. È necessario fare dei distinguo: Ubisoft non è stata folgorata sulla via di Damasco, ha semplicemente fatto una scelta di convenienza, in fondo siamo sempre al cospetto di una società che alla fine dell’anno fiscale deve presentare un bilancio in attivo. Le proteste dell’utente onesto, l’unico penalizzato dai sistemi antipirateria, hanno accelerato un cambiamento inevitabile. Nessuno è più disposto a tollerare stupidi DRM, meccanismi snervanti accolti con diffuso malumore, le software-house sono caldamente invitate a prendere esempio da CD Projekt RED, dalle raccolte di titoli indipendenti, da tutti quei virtuosi che sembrano avere a cuore l’opinione del pubblico.
Alla lunga, coltivando il dissenso in maniera costruttiva, forse riusciremo a cancellare online pass e soci, odiosi balzelli che cercano di limitare o sconfiggere il mercato dell’usato, settore sul quale molte multinazionali fanno affari d’oro. A conti fatti, questa generazione rischia di passare alla storia come quella dell’utenza tartassata, inferocita a suon di pacchetti scaricabili. Un atteggiamento che comincia a diventare insopportabile, è necessario spezzare il circolo vizioso il prima possibile, per evitare spiacevoli conseguenze. Il pubblico deve far sentire la sua voce, utilizzando in maniera oculata e intelligente tutti gli strumenti offerti, senza abusare dei diritti da poco conquistati. Il potere logora chi non ce l’ha, ma, una volta ottenuto, inebria e fa perdere il senno.




4 Commenti a Kaepora Gaebora #3 – Per molti, ma non per tutti
Bel pezzo, con tanto di finale ad effetto. Beh, condivido in larga parte la tua visione, anche se per quanto riguarda Kickstarter, nutro un po’ piu’ di ottimismo.
Bravo Pocoto!! Specie per la citazione di Spongebob.
Concordo, anche secondo me il fattore ‘pubblico’ rimane l’incognita principale.
Facendo riferimento a Kickstarter… Progetti fumosi ricevono comunque laute donazioni sulla fiducia/alla cieca (vedi il recente ‘scandalo’ dell’Angry Nerd e dello scam ventilato attorno a Cheetamen II), laddove ci sono sviluppatori talentuosi (si parlava di questo proprio qualche giorno fa, su GAF, coi tizi che hanno realizzato Skullgirls) che neppure ci provano – a promuovere le loro idee tramite questi canali – proprio perchè terrorrizzati dalla possibile reazione schizofrenica del pubblico.
Bellissimo articolo, bravo Pocoto!