Yoshinori Ono, un ribelle contro il sistema

Nel corso di un'intervista fiume rilasciata ai microfoni di Eurogamer, il vulcanico Yoshinori Ono ha svegliato alcuni retroscena relativi alla rinascita di Street Fighter, affermando che intorno al progetto ci fosse un clima di disillusione e perplessità. Per i piani alti di Capcom Ryu e compagnia erano più che bolliti, “la saga è morta”, kaputt. Ad Ono fu concesso a malapena il budget per sviluppare il prototipo, lavorare in quelle condizioni era difficile: così l'effervescente game designer studiò una fisionomia machiavellica, con l'obiettivo di smuovere le acque. La stampa di settore e i fan iniziarono a fare pressioni per una rinascita del brand più importante della storia dei picchiaduro, le voci furono talmente tante e potenti che Capcom non ebbe più la forza di ignorarle. Vox populi, vox Dei.

E finalmente il semaforo diventò verde, il progetto fu approvato, ma il clima di sfiducia nei suoi confronti non cessò. “Fino all'ultimo Street Fighter IV è stato un figlio non desiderato. Tutti continuavano a ripetermi: “Ono-san, perché perseveri? Stai investendo un sacco di risorse, perché non le investi in qualcosa di realmente redditizio?”. Nessuno ci credeva, tutti erano riluttanti” racconta il buon Yoshinori. E' solo grazie alla sua testardaggine che un genere dato per morto è ritornato in auge, i fan dei picchiaduro gli devono molto, moltissimo.

Ma come si fa a non volergli bene?

Il tempo di Streets of Rage

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