Papo & Yo - Fiaba triste o racconto stucchevole?

I giochi onirici e surreali, appellativi di cui si fregia senza alcun dubbio Papo & Yo, viaggiano solitamente lungo il sottile filo della metafora. Il mistero, la scoperta, il guizzo che riempie gli spazi vuoti grazie alla nostra immaginazione, sono le carte che questi giochi mettono sul piatto per allestire le loro fiabe e attirare un certo tipo di pubblico. È quindi un po' straniante che l'allegoria "nascosta" dietro Papo & Yo venga esplicitata dal suo art director, sia tramite un messaggio a inizio gioco che attraverso la campagna pubblicitaria e le dichiarazioni fatte prima dell'uscita.

Vander Caballeros ha creato un gioco che denuncia apertamente suo padre, un alcolista senza scrupoli, pronto ad abusare della propria famiglia, accanendovisi con impietosa violenza. Un tema forte, quindi, decisamente in contrasto con le immagini distribuite in rete, che facevano presagire una sorta di nuovo Majin and the Forsaken Kingdom. Papo & Yo innesca un rapporto di amore e odio verso "Mostro", una bestia apparentemente docile, sempre propensa a dormire e mangiare frutti: altro chiaro riferimento alla pigrizia del padre.

Ma apriamo per un momento uno spaccato sull'ambientazione e la struttura di gioco. Papo & Yo non nasconde la sua chiara ispirazione ad ICO: spazi sconfinati, ambienti metafisici, dualismo con un partner e, non ultimo, un gameplay incentrato su una serie di semplici enigmi. A sbrogliarli dovrà pensarci il giovane protagonista, un po' ironicamente denominato Quico, anche se diamo all'autore il beneficio del dubbio riguardo una citazione.

L'America Latina, teatro fatiscente nel quale dovremo muoverci, non nasconde il suo fascino crepuscolare, ammantato da tinte cremisi, arancio, e allestito come un paesello dagli spiazzi enormi, con casupole abbarbicate contro ogni legge della fisica. Non mancano vistosi murales, pozze d'acqua, palloni da calcio abbandonati. L'unico nostro compagno è il silenzio. Innaturale, inquietante. E Mostro, che col suo incedere assonnato farà quasi da ornamento vivente al suggestivo scernario. Gli enigmi di Papo & Yo sono molto semplici, cosi come lo è il controllo del personaggio. A dispetto di quanto le dozzine di sporgenze e bordi lascino presagire, Quico non può aggrapparvisi, e tutto il level design è strutturato intorno a questa caratteristica. Benché appaia piuttosto strana come scelta, oppure una semplice scorciatoia per non ingarbugliare il già traballante codice, il nostro protagonista può correre, eseguire una sorta di doppio salto, grazie ai jetpack del giocattolo che tiene in spalla, e raccogliere o utilizzare diversi oggetti. Molto affascinante il precario dualismo che si instaura con la creatura, sempre pronta a farsi viva, e da sfruttare sia nei momenti di calma che nelle sue devastanti sfuriate. Già, perché, se Mostro mangia delle piccole rane velenose, chiaro riferimento all'alcool, viene percosso da un tremito, avvolto dalle fiamme e spinto a colpirci con forza, sballottandoci per lo scenario. Anche in questo caso, non tutti i mali vengono per nuocere, e Quico può convogliare la rabbia paterna nella risoluzione di alcuni puzzle.

Rimanendo in tema, questi ultimi non sono mai davvero complessi, ma posseggono un fascino particolare. Sovente ci basterà toccare un ingranaggio disegnato su un muro per veder muoversi intere parti del villaggio, come pure tirare una corda può letteralmente sollevare zolle di terra procurandoci delle scale d'emergenza. Le idee non mancano mai in Papo & Yo e il gioco è strutturato per una fruizione attenta ma non frustrante. È possibile inchiodarsi in determinati posti, certo, ma mai in maniera irreversibile. Bastano un po' di pazienza, colpo d'occhio e pensiero laterale per venire a capo di ogni problema. Quello che fa storcere il naso è l'incapacità del protagonista di aggrapparsi, il tiepido doppio salto - troppe volte inutile per arrivare nei punti più lontani - e l'impossibilità di raggiungere alcuni luoghi a nostra portata, solo perchè il gioco non lo prevede.

Piuttosto invadenti anche i bug. Seppur non gravi o deleteri per la fruizione, si rivelano spesso fastidiosi: la sparizione di un oggetto durante un teletrasporto, l'improvvisa pigrizia di Mostro che si rifiuta di seguirci e altri piccoli handicap, alcuni dei quali, ravvisati con solerzia nelle comunità dei forum. Personalmente me ne sono capitati un paio  nell'arco di tutto il gioco, e nessuno dei due ha compromesso l'esperienza complessiva, ma rimane comunque un fastidio evitabile, e attendiamo di certo una patch. Ma non si tratta comunque di un ostacolo che possa far vacillare in sede di un eventuale acquisto.

Di solito, quando gli sviluppatori creano titoli dai contenuti profondi e dalle tematiche forti, li incorniciano con una veste grafica degna di nota. Si pensi a Journey o allo stesso IcoPapo & Yo, viceversa, appare un titolo piuttosto grezzo. Lo scheletro che sorregge il motore poligonale è buono: favelas che si perdono a vista d'occhio fino al cielo, arcobaleni vicino a coreografiche pozze d'acqua, scenari immensi e suggestivi. Purtroppo il prezzo da pagare è costituito da un frame-rate fin troppo instabile, animazioni appena passabili e un tearing nelle zone più ampie. Peccato, perché se tutto avesse girato come doveva, ci saremmo trovati di fronte ad un bel pezzo di software. L'occhio vuole la sua parte, e purtroppo dovrete chiuderne uno per godere appieno degli scenari, comunque molto ispirati. Riguardo la longevità, la forbice è piuttosto ampia, ma di certo siamo oltre le due o tre ore strombazzate in rete. Gli speed runner stiano lontani da un gioco simile. Anche non salendo sulla cima di una baracca per ammirare lo scenario, basta godersi l'avventura con calma, affinché l'esperienza si distenda sulle 6/7 ore. Ovviamente, coloro che imbroccheranno ogni enigma senza bloccarsi ci metteranno un po' meno. In ogni caso, Papo & Yo dura il giusto.

Sufficientemente fascinoso da attirare chi ama questo genere di produzioni, Papo & Yo si perde solo a causa di una mancata rifinitura al codice, che avrebbe garantito maggiore immedesimazione. Manca pure quel senso di curiosità, quell'alone di mistero, svelato fin dai primi minuti, in questo esplicito emulo de Il Labirinto del fauno. Tuttavia, Papo & Yo è sufficientemente carismatico da meritare un'occhiata. Si potrebbe banalmente parlare di diamante grezzo, e mai come in questo caso metafora sarebbe più azzeccata. Pur con le sue imperfezioni tecniche e i limiti nel gameplay, il titolo di Caballeros è foriero di un messaggio forte e maturo. Il designer non ci chiede di interpretarlo, ma di "leggerlo". A voi la scelta.

Ho acquistato Papo & Yo scaricandolo dal PSN e l'ho ultimato nell'arco di sei ore. Potrebbe durarvi più o meno a seconda della vostra attitudine al gioco riflessivo o alla scioltezza nella risoluzione degli enigmi, sempre interessanti.

Voto: 6,5

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