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Whispers of a Machine suona (bene) come un disco doom metal svedese

Whispers of a Machine suona (bene) come un disco doom metal svedese

Il biglietto da visita della nuova avventura grafica, nata dalla collaborazione tra Faravid Interactive e Clifftop Games, con il suo prologo giocato in anteprima, mi aveva convinto, grazie alle sue atmosfere rarefatte scandinave, una cura dei particolari notevole, uno stile grafico piacevole, che fonde armonicamente pixel art e sfondi dai tratti pittorici, e una scrittura in grado di bilanciare sapientemente il clima da noir nord europeo e un’ambientazione sci-fi molto suggestiva, in cui convivono impianti cibernetici e un rifiuto categorico per le intelligenze artificiali, in seguito a un Collasso che suona un po’ come l’Aug Incident di Deus Ex.

È proprio la frizione, quasi incoerente, tra gli aspetti e la natura differenti delle diverse tecnologie ad essere la motrice del resto dell’avventura, un punta e clicca che si infila nella scia dei classici moderni tracciata dagli stessi sviluppatori (con Kathy Rain e The Samaritan Paradox) e ascrivibile allo stile Wadjet Eye Games, senza deludere neanche per un secondo le aspettative. Per recuperare le fila del discorso iniziato un paio di mesi fa, Whispers of a Machine, racconta un caso di omicidio su cui è a lavoro Vera Englund, agente speciale del Central Bureau di investigazione, e che ben presto si trasforma in qualcosa di molto più complesso. La particolarità del gioco è proprio il sistema di indagini, dato che Vera è un’agente che ha scelto di farsi iniettare il Blue, una sostanza nanotecnologica in grado di stimolare i neuroni fino a ottenere capacità speciali, inizialmente nella forma di uno scanner forense particolarmente avanzato, un lettore biometrico capace di analizzare lo spettro emotivo delle persone e un boost di forza esplosiva, che non fa mai male. Nel corso dell’avventura, si sbloccano ben tre nuovi potenziamenti, di cui uno è obbligato per ragioni narrative, mentre gli altri dipendono dal modo in cui si decide di interagire con l’ambiente.

La personalità di Vera è infatti il frutto di tre tratti: assertività, empatia o analisi. Qualsiasi interazione sposta l’io della protagonista verso uno dei tre, dando vita a un percorso diverso. Chiaramente, parliamo di sfumature all’interno di una storyline abbastanza definita, sufficiente a dare una lettura differente della vicenda e un piglio interpretativo diverso alle azioni che si compiono. La cosa più importante, però, è che il nostro comportamento determina il modo in cui il Blue reagisce con il corpo di Vera e, dunque, la natura dei diversi potenziamenti. Il mix dei tratti è abbastanza credibile e ha uno sviluppo interessante, perché apre la strada ad approcci davvero diversi e, soprattutto, è pensato per produrre una personalità mista. Per dire, se si sceglie di comportarsi in modo principalmente empatico, il Blue donerà a Vera la capacità di lavorare sulla memoria a breve termine delle persone, favorendo dunque alcune risoluzioni più dirette e assertive. Le tre diverse vie sono quindi piuttosto fluide e diventano più una questione di stile, che di volontà. Il risultato è comunque sempre divertente e, ciò che conta di più, tutte le interazioni hanno senso, c’è un ampio uso delle capacità di Vera, che non sono mai dei McGuffin fini a se stessi. Infine, per quanto sia possibile rigiocare l’intera avventura interpretando una Vera animata da un tratto diverso (ognuno è indicato da una runa norrena), il finale è in realtà determinato dalla canonica scelta binaria davanti all’ultimo enigma, cosa che, a seconda dei gusti, può essere sia positiva che negativa, ma rende in definitiva la storia raccontata sempre molto coerente nel suo sviluppo.

Detto ciò, Whispers of a Machine riesce a coniugare storytelling e meccaniche di genere senza soluzione continuità, facendo leva su una scrittura abbastanza brillante, in grado di toccare agilmente e con il giusto tatto tematiche interessanti e complicate come il transumanesimo, la famiglia, l’amore e la religione. Lo fa svelando nuovi elementi in maniera lenta, incessante, con dei toni che, pur essendo perentori e taglienti, non diventano mai violenti. Il pregio migliore della narrazione è proprio quello di mantenere sempre l’attenzione sulla piccola storia di Vera, della città di Nordlund e del contesto presentato, allargando lo spettro a qualcosa di molto più grande solo per farci capire il quadro di riferimento. Per quanto alla fine del primo giorno si apra un inquietante spiraglio riguardo una faccenda di sette e di ordini fideistici, non si deraglia mai dall’intimità mostrata sin dal dialogo di apertura, sul treno, un’immagine bella e fondamentale per interpretare la storia nella giusta ottica. Un sapiente gioco di rimandi e coincidenze serve a creare un buon tappeto emotivo e di conoscenze a cui fare affidamento per risolvere enigmi, tessere i fili mancanti e togliersi qualche curiosità, muovendosi senza troppi patemi d’animo fra le maglie di un’impalcatura complessiva contenuta, ma molto dettagliata.

In una manciata di ore (circa cinque), Whispers of a Machine riesce a dire tutto quello che deve senza strafare e senza tuttavia chiudere costringere il giocatore su un binario troppo fastidioso. Una certa linearità c’è, ma la cura con cui Nordlund viene mostrata e la quantità di dettagli messi nelle location per il solo gusto di raccontarci qualcosa in più del mondo che ci circonda rendono il viaggio piacevole e mai frettoloso. La possibilità di seguire strade diverse per risolvere i non troppo complessi enigmi regala qualche brivido e la sensazione, in alcuni istanti, che avremmo potuto agire diversamente, ma che tutto sommato nella vita bisogna sempre adattarsi alle situazioni, perché poi alla fine si deve superare qualsiasi avversità e il resto del mondo non è che ci aspetta. Per quanto Nordlund sembri cristallizzata nel tempo e nello spazio in un futuro algido, Whispers of a Machine porta in scena una piccola storia di cambiamento, di aspettative e di ricordi. Ogni sequenza è dominata da un senso di malinconia che, per usare una parola che va di moda adesso, cala in maniera ineluttabile sul destino di ogni personaggio e con cui tutti devono fare i conti. Nel nostro piccolo, portando a termine l’indagine, necessariamente decideremo quale sarà il futuro di Vera, come salderà i conti con il suo passato e cosa conserverà di un’indagine che è molto più di quello che sembra. Più di tutto, però, ci lasceremo dietro un certo grado di ambiguità, perché i sussurri delle macchine di Nordlund suonano come un disco doom metal graffiante e dalle sonorità profonde, in grado di lasciare un segno sottopelle.

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Ho giocato a Whispers of a Machine grazie a un codice Steam ricevuto dagli sviluppatori. Ho impiegato circa cinque ore per arrivare al primo finale, ma ho rigiocato a parte dell’avventura (occhio, non si può fare save-scumming) per scoprire un paio di altri potenziamenti. L’altro finale sono andato invece a guardarlo su YouTube, perché ero curioso. Whispers of a Machine è disponibile solo tramite download su Android, su iOS e su PC (su GOG e su Steam).

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