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Whispers of a Machine è triste, cupo e inquietante, ma è bello proprio per quello

Whispers of a Machine è triste, cupo e inquietante, ma è bello proprio per quello

La prima ora e mezza di Whispers of a Machine è figlia di un buon manuale di scrittura, una sapiente mescolata di elementi di familiarità e di stile molto precisi, il tutto immerso in un’atmosfera visiva low-fi che aderisce perfettamente alle atmosfere di un cyberpunk noir scandinavo, figlio più di un distopico futuro del mondo di Thelma che dell’immaginario sci-fi tradizionale. Per darvi un’ulteriore idea della nuova avventura degli studi svedesi Faravid Interactive e Clifftop Games, è bene recuperare dal passato i loro precedenti giochi. The Samaritan Paradox, di Faravid, è un’avventura grafica standard nella struttura ma realisticamente cupa nei toni e nello svolgimento di un’indagine evidentemente ispirata alla scrittura di Stieg Larsson ed Henning Mankell. Kathy Rain, di Joel Staaf Hästö (che è poi Clifftop Games), invece, è un’avventura noir hard boiled in cui una piccola indagine si trasforma in qualcosa di molto più ampio e sinistro.

Whispers of a Machine sembra avere gli elementi di punta di entrambe le rispettive precedenti produzioni, a cui aggiunge una serie di interessanti livelli di sofisticazione sia in termini di gameplay che, potenzialmente, di scrittura. Protagonista dell’avventura grafica, che si presenta come di consueto con una pixel art gradevole, ma dallo stile volutamente impastato, che punta più all’essenziale e atmosferica rappresentazione che all’iperrealismo, è Vera, un’agente speciale del Central Bureau di investigazione, che ha optato per il Blue. Non si tratta del colore dei capelli o di un abito, ma di una nano-sostanza in grado di potenziare ciberneticamente gli agenti e dar loro accesso a risorse fisiche e cognitive superiori. Nella prima fase dell’avventura, si scopre ancora poco del Blue, ma appare subito chiaro che il precario equilibrio psicologico a cui espone il trattamento possa giocare brutti scherzi, o quanto meno far riemergere un passato doloroso per Vera, che sin dalle prime battute fa capire di avere qualche rimpianto di troppo.

In ogni caso, in una fredda e pittoricamente algida Nordsund, una cittadina di una distopia futuristica post-I.A., Vera inizia a indagare sull’omicidio di un uomo apparentemente comune, in quello che è un posto abitualmente anonimo e tranquillo. La faccenda appare immediatamente inusuale, e sul luogo del delitto abbiamo subito la possibilità di sperimentare il sistema di indagini, che costituisce il piatto forte del gioco. La dotazione speciale di Vera, in qualità di agente potenziato del Bureau, comprende diversi dispositivi e capacità peculiari, che diventano azioni attive per il giocatore. All’inizio del gioco, i potenziamenti sono solo tre, ma gli slot sulla barra dell’inventario sono sei, quindi deduco che durante l’indagine Vera acquisisce nuove capacità. 

La ridente Nordsund, tra vita vibrante e luci accecanti… ahem.

In ogni caso, in primis, facile facile, c’è il boost alla forza, che permette, per singole azioni brevi, di migliorare le prestazioni fisiche di Vera. Smarcato quello, i due strumenti più interessanti sono lo scanner forense e l’analizzatore biometrico. Il primo è in grado di rilevare tracce, impronte e quant’altro semplicemente puntandolo sulla zona desiderata, ma è anche possibile utilizzarlo in combinazione con elementi già trovati in precedenza (DNA o altri indizi organici) per effettuare una ricerca mirata. Un esempio classico è combinare le tracce del DNA di una persona e confrontarle con alcune impronte per scoprire se combacino, ma gli utilizzi creativi sono dietro l’angolo. L’analisi biometrica, invece, serve durante i dialoghi e permette di individuare variazioni nello spettro emotivo dei personaggi per scovare informazioni nascoste, menzogne, o intuire i sentimenti altrui. Il risultato è la possibilità di sbloccare linee di dialogo nuove, in un mosaico di conversazioni un po’ più elaborato del solito, soprattutto in riferimento alle altre avventure grafiche di stampo classico.

Il sistema di dialoghi ad albero è strutturalmente abbastanza usuale, ma in base alle nostre scelte, sia dal punto di vista dell’attitudine, sia proprio nella scelta di cosa chiedere o rispondere alle persone, influenza il diagramma della personalità di Vera, che può essere indirizzata verso tre diversi tratti: assertività, empatia o analisi. Ogni percorso promette cambiamenti sulla lunga distanza e di influenzare in modo perentorio la trama, mentre nella prima ora di gioco ho piacevolmente constato che, seguendo strategie diverse, è possibile arrivare agli stessi indizi in modi abbastanza differenti, o quantomeno stabilire rapporti ben precisi con alcuni personaggi. Immagino che nel corso dell’avventura ogni personalità abbia i suoi pro e i suoi contro e apra scenari specifici in base allo stile di gioco. Queste meccaniche abbastanza originali si inseriscono in maniera morbida e continuativa con uno schema molto lineare impostato con perizia, che unisce le solite manipolazioni di oggetti ed enigmi contestuali. Chiaramente, la prima giornata di indagini serve a mettersi comodi nei panni di Vera e sondare soltanto la superficie di un disegno che appare abbastanza complesso. 

Il sistema di personalità segue tre rune nordiche e relativi sentieri degli dei. Probabilmente ha un significato, oppure è solo una bella immagine, vai a sapere.

In un’oretta abbondante di gioco, infatti, gli omicidi a Nordsund diventano due e le connessioni tra le vittime, apparentemente assenti, si fanno sospette. Tra la morgue e appartamenti impersonali e claustrofobici, Whispers of a Machine rivela pian piano la sua natura più inquietante e tecnologica, e apre scenari abbastanza inquietanti sul prosieguo della trama, ma anche risvolti etici e morali di spessore. L’escalation della narrazione è costruito ad arte, e ovviamente la demo culmina con un cliffhanger notevole. Inutile dire che, se siete appassionati di avventure grafiche sulla falsariga dei prodotti Wadjet Eye Games (Dave Gilbert, tra le altre cose, cura un pulito e piacevole doppiaggio in inglese), o dei precedenti giochi degli studi coinvolti, anche Whispers of a Machine è da mettere in wishlist. Arriverà nel corso della primavera, su Steam, e promette un’indagine complessa, temi maturi e diversi finali multipli da scoprire.

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