Velocity: buttate pure l'ostrica, tanto c'è la perla

Il mercato oramai florido di Indie e Minis ha raggiunto da tempo proporzioni sconfinate. Farsi largo in una masnada di giochini ricchi di zombi, puzzle game e belle signorine è sicuramente difficile, ma l'ago nel pagliaio si trova sempre, e stavolta è davvero un piacere pungersi. Definire Velocity uno shoot 'em up è sicuramente riduttivo. Facendo man bassa di quell'estetica tanto cara a chi è cresciuto con l'Amiga, il gioco di FuturLab ci spiattella fondali neri e pixel in evidenza, in un groviglio di tubature, fasci elettrici e strutture complesse. Si tratta del classico fattore estetico che riesce a prendere due piccioni con una fava: al minimalismo tecnico si contrappone il fascino retrò che lo caratterizza.

Velocity è un subdolo orologio svizzero, dispiegato su cinquanta livelli - più venti segreti  - che punta tutto sul fattore "ancora una partita e poi smetto". Abbiamo un'astronave che può muoversi in qualunque direzione ma sparare solo avanti, un tasto che ne accelera la velocità  - caratteristica inizialmente abusata, ma poi messa da parte per rispuntare in zona "medaglie" - e il teletrasporto. Fondamenta di Velocity, quest'ultima opzione è tanto semplice quanto geniale: tenendo premuto il tasto quadrato, bloccheremo l'astronave e gestiremo un cursore grazie all'analogico sinistro. Una volta rilasciato il tasto, verremo teletrasportati all'istante nel punto indicato. Banalmente, ciò significa che abbiamo la possibilità di teletrasportarci ovunque, in qualsiasi momento e senza alcun limite. Il level design è costruito magistralmente intorno a queste semplici caratteristiche, che si inaspriranno di livello in livello. La curva di apprendimento, tanto morbida da risultare addirittura oziosa, ha il pregio di indottrinarci lentamente nelle dinamiche concitate di Velocity. Ignorato all'inizio, il sistema di medaglie diventerà presto una vera e propria droga: la relativa brevità degli stage spinge a ripercorrerli più e più volte, in un inno alla longevità che tocca picchi inaspettati. Tre medaglie: ogni medaglia, tre livelli di "bravura". La velocità è un fattore determinante per l'accumulo di punti, e il dorsale destro, prima ignorato, diventa il nostro principale alleato nella corsa al raggiungimento dell'oro.

Eppure, è tutto nelle nostre mani. Nulla ci vieta di goderci il gioco senza l'assillo del punteggio, perché i livelli, da soli, hanno tanta di quell'inventiva da divertirci senza bisogno di stimoli aggiuntivi, adeguandosi alle nostre esigenze ludiche. Però siete avvisati: se vi farete catturare dal sibillino fascino delle medaglie, potreste anche passare ore in livelli ultimabili in pochi minuti. Le strutture che ci ostacolano lungo il percorso sono ovviamente superabili tramite il teletrasporto, ma lo schermo eternamente in movimento verticale è impietoso: impuntarsi per prendere questo o quel bonus può risultare fatale, se non abbiamo la prontezza di sfuggire all'inesorabile scrolling dello scenario. "Salvare i superstiti", rappresentati da oblunghe icone esagonali è un altro elemento accessorio. In Velocity l'unico modo per procedere è arrivare incolumi alla fine dello stage, e quando i livelli si fanno contorti, aggrovigliati, ricchi di tasti che aprono passaggi e scorciatoie, allora distruggere le formazioni nemiche, anch'esse prodighe di bonus, diventa quasi accessorio. Velocity risulta subito divertente, pregno di un fascino soltanto in apparenza semplice. Il gioco è un coacervo di idee e ogni stage è un piccolo mattone di un maestoso castello fatto di inventiva e level design.

Compatibile con tutti e tre i sistemi Sony, il titolo perde un pizzico di giocabilità su PSP, a causa dell'analogico "piatto". Su televisore HD viene fuori in maniera un po' troppo "prepotente" l'aspetto pixelloso della grafica, ma si dispone dei controlli migliori. La piattaforma ideale su cui spolpare il gioco è quindi PS Vita, per la quale il titolo FuturLab diventa un inaspettato scossone, che riesce a defibrillarne la moribonda line-up. Elemento da non trascurare nel caso desideraste un nuovo gingillo per la vostra impolverata console portatile. Una nota di merito anche alle splendide musiche, che più di una volta mi hanno nostalgicamente riportato alle sonorità degli anni '90 e alle straordinarie opere di Chris Huelsbeck. Le piacevoli immagini presenti tra un livello e l'altro fanno da gradita cornice a un gioco  che, invero, non ne ha alcun bisogno. Eppure, anche in questo caso, non siamo di fronte al solito stile comic piatto e stereotipato, ma a un design spigoloso, saturo e stilisticamente interessante.

Gratuito per i possessori di PLUS e venduto al prezzo di € 4,99, per l'utenza "normale", Velocity è una piccola perla in un mare di giochi che fanno a gara per somigliare ai più noti bestseller. Non ha importanza la vostra formazione videoludica, anche se è indubbio che per i più "vecchietti" quel fascino vintage sia certamente un valore aggiunto. Velocity è una perla che nessuno dovrebbe lasciare in fondo allo sterminato oceano dei Minis.

Ho scaricato Velocity grazie a un codice fornito direttamente dallo sviluppatore e l'ho provato su tutti e tre i sistemi Sony. Ho finito i cinquanta livelli base in tre ore, complice qualche fermata per alcune medaglie. La longevità è infinitamente superiore per chi volesse puntare agli ori. 

Voto: 9
Racconti dall'ospizio #2 – Super Hang-On: a 320 km/h coi reumatismi!

Racconti dall'ospizio #2 – Super Hang-On: a 320 km/h coi reumatismi!

Devil's Third a rischio cancellazione