Outcazzari

Un sabato qualunque, un sabato italiONE

Non ho ben chiaro il motivo per il quale io abbia sentito particolarmente il lancio di Xbox One. Forse perché, per la prima volta da quando ci faccio caso, ho comprato una console in un giorno senza pioggia, al di là di quella di santi dovuta allo sciopero degli autobus e alla conseguente mole di vecchietti pronti a fare destruction derby per le anguste strade di Genova. O forse, più probabilmente, perché Xbox One è la prima console che ho comprato al lancio… anzi, in realtà un giorno prima. Avrò mica invalidato il significato simbolico della scrittina “Day One 2013” che gigioneggia al centro del pad?

Tra l’altro, mentre mi procuravo l’oggetto del misfatto guardandomi dall’arrivo degli emissari del Male, pronti a cogliere me e il negoziante con le mani nella marmellata, ripensavo a un discorso avuto recentemente, scaturito dalle recensioni su Kotaku di One e PlayStation 4. Sostanzialmente, più che recensioni, queste analisi pseudoapprofondite sulle caratteristiche di lancio salienti delle due console terminavano, in entrambi i casi, con un “not yet”, ovvero “non ha senso prendere PS4 e One in questo momento”. Il mio contributo al discorso è stato qualcosa del tipo “Non serviva Kotaku per dirmi che se uno compra una console al lancio lo fa ben conscio di fare una castroneria colossale” (ovviamente, mentre dicevo questa cosa, stavo telefonando al suddetto negozio per avere One… ed era martedì!). Perché intendiamoci, è lampante che comprare al lancio una nuova console sia fondamentalmente poco giusto (per non dire sbagliato): i titoli di lancio offrono poco in più di quanto non si veda già su console, e spesso sono addirittura inferiori alle versioni PC, soprattutto se queste girano su configurazioni da Quedex Seal of Quality.

http://youtu.be/G6VLvKHAeXQ

Comprare una nuova console è un atto di amore, dove amore va inteso nell’accezione folle del termine: rischiare un gavettone di olio bollente mentre suoni la serenata sotto la finestra della tua amata (o affrontare un plotone di vecchietti pronti a farti pagare il conto del carrozziere in un traffico insensato) non è niente in confronto alla positività e alla bellezza che ottieni in cambio. Certo, “bellezza” non è il termine che userei per descrivere Xbox One… ma andiamo con ordine: lo scatolone nero con su la faccia di Messi (a cui hanno evidentemente rovinato la fiancata dell’auto) nasconde più velleità estetiche di quanto non lasci trasparire a una prima occhiata e, infatti, tolto il cartone protettivo con la Pulga, anche la scatola appare piuttosto elegante nel suo total black. Ma che Messi sia brutto non lo scopriamo certo ora.

Facce allegre.

Spacchettando con ordine, poi, oltre al solito alimentatore ciclopico si trovano Kinect, che vanta le dimensioni e il peso di un piede di Shaq, e sopratuttto il pad, che si conferma assolutamente comodo e molto bello da vedere, anche grazie alla ruffiana presenza della scrittina commemorativa, capace di mandare in brodo di giuggiole tutti i collezionisti più o meno compulsivi come me. Tra l’altro, devo dire che il pad è piuttosto leggero (o comunque del giusto peso) anche con le batterie inserite (alla Games Week tutte le postazioni prevedevano il pad cablato, quindi era difficile sapere se fossero presenti batterie o meno), soprattutto grazie alla sparizione del vano esterno del pad wireless di 360.

La console, abilmente riposta sotto a tutta la manualistica e cavetteria assortita, è effettivamente un grosso e pesante scatolone nero, c’è poco da discutere. Al di là delle dimensioni, però, va dato atto ai designer di Microsoft che, per essere un grosso coso nero, è un grosso coso nero con un discreto fascino. Ovviamente qui si entra nei gusti personali, non ci piove (infatti ho giusto ricevuto un messaggio di Fotone che recita "Che console di schifo, è indegna, fatta di polistirolo"), ma la prima impressione che ho avuto posando lo sguardo sulla console dal vivo, senza una teca di mezzo e guardandola con la dovuta calma, è che Xbox One sia molto più elegante di quello che traspare in foto. Le finiture lucide, le prese d’aria trasversali, il “taglio” nella parte inferiore, i loghetti… Xbox One, dal vivo, è decisamente un oggetto di classe, di tutt’altro livello rispetto ai decoder e agli altri ammenicoli con i quali si contende un posto di fianco al televisore. Posto che farsi le seghe mentali sul look di una console lascia abbastanza il tempo che trova (d’altronde la si compra per guardare il display o per guardare l’oggetto?), e posto anche che PlayStation 4 è più piccola e nettamente più futuristica nel look, One nasconde dietro alla sua stazza un fascino maturo, che mitiga le imperfezioni con intelligenza (le suddette finiture lucide e le linee trasversali sulla superficie, oltre alle dimensioni generose per evitare i surriscaldamenti) e, soprattutto, riesce a convincere con i fatti.

E poi, bianca avrebbe fatto schifo.

Certo, l’avvio della console richiede quasi un bel minutino (erhm), almeno fino a quando non giungerà la patch correttiva (la day one patch era invece già presente giovedì: 500 MB filati via in dieci minuti), ma una volta accesa, Xbox One è clamorosamente silenziosa e fluida. E attenzione, quando dico “clamorosamente silenziosa” intendo dire che fa quasi lo stesso rumore di quando è spenta, una roba incredibile. Per quanto riguarda il capitolo fluidità, invece, appare subito chiaro che i 3GB di RAM per il sistema operativo valgono l’investimento: le transizioni tra gioco e menu principale sono praticamente istantanee e l’utente ha la piena libertà di navigare tra i tile (ad esempio scorrendo i corposi menu amici o degli obiettivi) ottenendo quello che cerca con una prontezza invidiabile. Basta premere il tasto Home sul pad per passare immediatamente dai menu al gioco e ancora ai menu, tanto per controllare a che percentuale sia arrivato il download in background (del gioco che state già giocando!) e scoprire, con discreto stupore, che nonostante la linea sia intasata da cento altri stream in contemporanea, questo procede spedito, alla faccia del fatto che, già con il 25% di completamento, FIFA 14 offre un discreto colpo d’occhio. Non sarà nulla di clamoroso o particolarmente “next gen”, ma vi assicuro che dal vivo le transizioni e il multitasking offerto dal sistema operativo lasciano positivamente colpiti… abbastanza da chiedersi perché, nel 2013, Windows sia ancora un legno su una buona parte degli hardware su cui è installato.

Al di là degli inaspettati lati positivi, comunque, ci sono anche alcune cose non propriamente felici della nuova console Microsoft. Innanzitutto, l’impossibilità di utilizzare gli headset compatibili con Xbox 360, almeno fino all’arrivo sul mercato di un apposito adattatore, costringe gli utenti ad affidarsi alla cuffia in dotazione con la console, che non spicca certo per comodità e pulizia dell’audio. Secondariamente, il menu è indubbiamente figo (sarà che dipingerei il mondo di verde/nero e i tile mi piacciono assai), ma il riposizionamento di alcuni elementi è abbastanza spiazzante, tanto che, non lo nego, non sono riuscito a capire se ci sia o meno una pagina principale per il Game Store. Ultima, ma non meno importante, la funzionalità Snap, che permette di far apparire sul lato destro dello schermo una seconda applicazione: comodo, figo, utile… l’unico problema è che, senza parlare con Kinect (che non ho neanche tirato fuori dalla scatola, viste le dimensioni della mia stanza da gioco), toglierla dallo schermo sia una lungaggine degna della primissima XMB di PlayStation 3. Ovviamente è inutile anche solo accennare alle funzionalità implicite della connettività HDMI In per decoder e TV, visto che non siamo negli Stati Uniti.

L'asticella del microfono non è neanche snodata...

Nonostante questi nei (e il fatto che, non essendo ancora riuscito a provare un Blu-ray, fino a prova contraria rientro potenzialmente nella casistica delle day one fallate, Dio me ne scampi) e ben conscio che sì, comprare ora una nuova console presenti più svantaggi che aspetti di cui gioire, Xbox One è riuscita a stupirmi positivamente, almeno sotto il punto di vista della “presentazione”: silenziosa, agile nei menu e nei download e persino ben congegnata sotto il profilo del look, nonostante non promettesse particolarmente bene (e ci sia comunque di meglio in giro). A questo punto, visto che la frittata è fatta, non mi resta che metter mano a qualcosa che non sia FIFA 14 (o Killer Instinct, che a onor del vero quasi mi dimenticavo fosse disponibile aggratis) e aspettare quanto di buono mi riserverà il mio nuovo gingillo nei prossimi anni.

Ai primi dieci “Boxaro dimmerda!” verrà recapitato un partecipante over 65 di Destruction Derby direttamente sulla fiancata della propria macchina. Sorpresa!

Sundaycast #44 - Pillola e Polpetta

Old! #39 – Novembre 1993