Outcazzari

Tutti esperti con i bit degli altri

Ogni tanto l'autostima del giornalista (o giornalaio) medio crolla sotto i livelli di guardia e serve rinforzarla con una bella iniezione di ego. Quale modo migliore dello scrivere un pezzo del tipo "so tutto io"? Ecco quindi una bella retrospettiva sui generis, diversa dal solito perché non si parla di classici ma di vaccate che la stessa stampa, supportata dal pubblico, ha diffuso nei vari decenni in cui il videogame è stato sulle scene. Slogan, tormentoni, specifiche tecniche inventate e mezze verità diventate comandamenti: in un settore dove il più adulto gira con un Game Boy originale nello zaino, è facile trovare esempi per tutte queste categorie, a cominciare dall'epoca d'oro delle console 16 bit per arrivare ai giorni nostri. Ma andiamo con ordine...

Super Nintendo e Mega Drive, la bit generation

Nei primi anni '90, i "bit" erano l'ultimo grido in fatto di potenza tecnologica, tanto che Sega lo scrisse direttamente sulla prima versione della sua console. Non si è mai capito a cosa fossero riferiti, probabilmente alla CPU 68000 del Mega Drive, derivata dai coin-op della casa giapponese. Che però, stranamente, non avevano "16 bit" sul cabinato.

Nintendo 64, ma 64 cosa?

Nintendo ci ha provato in maniera anche amabile a dominare i concorrenti nella guerra dei numeri, piazzando un bel "cifrone" sul successore del Super Nintendo. Che probabilmente ha visto solo 64 giochi in tutta la sua esistenza, presagio che la casa di Mario avrebbe voluto sicuramente evitare.

PlayStation e Saturn, se non è in 3D non è mai successo

Con l'arrivo del 3D, le vaccate (di una stampa spesso impreparata) si sprecavano e bastava un bel filmato in CG per far gridare al miracolo di potenza tecnologica. Il numero di poligoni stava già diventando un tormentone, deleterio sopratutto per la console targata Sega. Che, ottima nella vecchia grafica bitmap, veniva presa di mira dai "futuristi" dell'epoca.

Dreamcast, PlayStation 2 e Xbox, la potenza è nulla senza le scale

Si continua con i poligoni al secondo, strombazzati dall'armata nerd che popolava (e popola) Internet, a difesa di questa o quell'altra console. Indimenticabili anche le scalettature del lancio PS2, coperte via fotoritocco e filmati precalcolati da Sony e poi esplose in tutta la loro bellezza nei giochi. Come sempre, le critiche diffuse in rete non hanno minato in alcun modo il successo della console, che si avviava a dominare un'intera generazione.

Xbox 360 e PlayStation 3, arriva la (quasi) alta definizione

Come per l'avvento del 3D, la palese ignoranza della stampa ha  fatto sì che attorno al 2005 se ne leggessero di tutti i colori circa le console HD e i progressi dei nuovi televisori "flat". Mitica la querelle sulla risoluzione Full HD tra Xbox 360 e PlayStation 3, con Sony a millantare il supporto "standard" in tutti i giochi, impossibile anche oggi.

In linea generale, la prassi del marketing e delle riviste che gli girano attorno è prendere una specifica, gonfiarla a dismisura e poi darla in pasto alle testate più faziose per farla diventare un vero e proprio credo. Se c'è un filo conduttore in mezzo a tutte queste panzane, è che nessuno slogan o tormentone ha mai determinato il successo di una console sull'altra, sempre deciso dal software (unica eccezione, forse, il Dreamcast). E per questo è difficile inventare frottole ma tocca investire, avere ottimi sviluppatori e sperare che vada tutto per il meglio.

Però, siamo onesti: senza le specifiche inventate e le perle di saggezza dell'esperto di turno, l'intero ambiente perderebbe gran parte del suo fascino.

Un saluto 256 bit a tutti!

 

 

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