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ToeJam & Earl sono tornati, ma forse non è stata un'ottima idea

ToeJam & Earl sono tornati, ma forse non è stata un'ottima idea

Prima del Dreamcast, non ho mai posseduto una console SEGA. Niente Master System, no Game Gear, neanche il Saturn, ma sopratutto mai avuto un Mega Drive. Che poi, questa cosa è curiosa, perché uno dei miei migliori amici ha fatto il percorso perfettamente complementare al mio. Io avevo lo SNES e lui il Mega Drive, io il Game Boy, lui il Game Gear, io la PlayStation e lui il Saturn. Certo, alla fine abbiamo convenuto entrambi sul Dreamcast ma questa cosa mi ha sempre fatto sorridere, sembrava fatta apposta.

Ovviamente, questa situazione mi ha impedito di godere di tantissime perle della softeca del Mega Drive, e anche se per un certo periodo avevamo deciso di scambiarci console, avevo praticamente giocato solo a Sonic e Thunderforce IV.

Per farla breve, non ho mai provato ToeJam & Earl o i suoi due seguiti, e quindi mi sono approcciato a questo ToeJam & Earl Back into the Groove senza praticamente sapere cosa mi stesse aspettando.

ToeJam & Earl Back into the Groove, sviluppato da HumaNature Studios, software house fondata dal creatore originale della serie Greg Johnson, è un gioco che sembra uscito da un varco spaziotemporale dritto dritto dagli anni Novanta. ToeJam e Earl sono due alieni che hanno pensato bene di prendere in prestito la navetta spaziale di un loro amico (ahimè, senza avvertirlo), per portare a fare un giro due tipe su cui vogliono fare colpo.

Purtroppo, in un momento di distrazione, Earl, invece di azionare il super amplificatore della navetta per pompare la musica, preme il pulsante per creare un buco nero e, in un battibaleno, la navetta viene risucchiata dalla singolarità e fatta a pezzi.

I nostri improbabili eroi hanno quindi il compito di ritrovare tutte le parti della navicella, per rimetterla insieme e tornare a casa.

Dicevo prima che il gioco di HumaNature Studios sembra arrivato da un passato abbastanza remoto e infatti, già dai menù iniziali e poi subito dopo nei primi livelli di gioco, ci ritroviamo catapultati in un epoca videoludica diversa.

Colori accesissimi, personaggi fumettosi, vista isometrica, un nonsense tipico di certe produzioni dell’epoca, il giocatore deve guidare uno dei nove personaggi disponibili (alcuni subito, altri si possono sbloccare) per venticinque livelli generati proceduralmente, in modo da trovare le dieci parti della navetta.

Detto cosi sembra una passeggiata, in realtà è tutto molto più complesso (e irritante) di quanto possa sembrare. I livelli sono raffigurati come se fossero delle isole flottanti raggiungibili con degli ascensori. In giro per i livelli ci sono decine di personaggi, alcuni amichevoli, altri meno.

Quelli amichevoli possono curarci, regalarci degli oggetti (ci arriviamo dopo), darci dei poteri temporanei; quelli meno amichevoli possono attaccarci in varie maniere, cosa che può causare la perdita di energia o anche la caduta da uno dei livelli sospesi su quello inferiore (o ancora più in basso), obbligandoci a risalire di ascensore in ascensore.

Il problema, però, è che i nostri personaggi non hanno degli attacchi per combattere i nemici e solo grazie ai regali che ricevono, o che si trovano in giro, possono acquisire determinate capacità, come lo spiccare dei salti alti e lunghi (i personaggi, normalmente, non possono saltare), diventare invisibili o difendersi a mani nude per qualche secondo. Per scovare regali, cibo per l’energia o altri ammennicoli utili, il giocatore può scuotere, spingere, muovere praticamente qualsiasi parte della scenografia: piante, pali, cassette della posta… anche le case.

Non mancano anche soggetti particolarmente fastidiosi, che non ci attaccano direttamente ma fanno in modo di disturbarci, come la ballerina hawaiana che ci blocca obbligandoci a ballare con lei o un’altro che, stordendo il nostro protagonista, incasina i comandi: per una decina di secondi, se spostiamo la levetta a sinistra, il personaggio su schermo potrebbe andare verso l’alto, rischiando di farci cadere di sotto.

Il problema principale di ToeJam & Earl Back into the Groove, però, è che si tratta di un gioco che vuole essere “vecchio” ma lo è fin troppo, con dei controlli molto legnosi e poco precisi, un gameplay che non riesce ad intrigare e alcuni aspetti riusciti male. Per esempio, quando incontriamo determinati personaggi con uno stereo, scatta una sezione rhythm game in cui il gioco, purtroppo, non riesce a cogliere a tempo i comandi che gli impartiamo. Cosa non molto utile, in questa tipologia di minigiochi.

Abbastanza anonime e mal realizzate, poi, le sezioni in 2D a scorrimento orizzontale, che vengono fatte patire quando si entra in determinati portali. Purtroppo, la grafica carina e retrò non riesce a sopperire a troppe magagne a livello di gioco puro, considerando anche che certe battute, situazioni o trovate potevano essere dissacranti o borderline nel 1991 ma oggi non riescono più a bucare lo schermo come una volta.

Da segnalare che è presente un multiplayer, sia locale che online, con possibilità di entrare “a caldo” in una partita, opzione che si può disattivare all’inizio di ogni sessione. Il gioco è localizzato in italiano per testi e sottotitoli,entre il parlato è tutto in inglese

ToeJam & Earl Back into the Groove, purtroppo, non è riuscito a farmi apprezzare il concept che c’è dietro questa serie. Anzi, in alcuni momenti, ho faticato anche solo a capire cosa dovessi fare, per esempio nella gestione dei regali che ci vengono elargiti dagli altri personaggi presenti nei livelli. Sicuramente, i fan dell’originale troveranno di che divertirsi, ma temo che chi non ha amato il gioco su Mega Drive (o non lo conosce proprio) potrebbe non trovare uno stimolo nel progredire nell’avventura dei simpatici alieni. La speranza è che in un prossimo capitolo si decida magari di omaggiare un po’ meno il passato e rendere il tutto più al passo con i tempi.

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Ho giocato a ToeJam & Earl Back into the Groove grazie a un codice Steam inviatoci dagli sviluppatori. Ho vagato per i livelli, a volte senza capire cosa stessi facendo, capitombolando giù per più livelli per volta, trovando la cosa un filo frustrante. Come detto, il gioco è localizzato molto bene in Italiano per quanto riguarda i testi. ToeJam & Earl Back into the Groove è disponibile tramite download su PC, su PlayStation 4, su Switch e su Xbox One.

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