Ludophìlia #1 - The Universal Videogame's Wreaders

Ludophìlia #1 - The Universal Videogame's Wreaders

Una rubrica di approfondimento che corrobora mente e joypad, curata da uno che l’avrebbe voluta intitolare “I Love Tara Long”.

Come ai più bei tempi dei Gesuiti, la nostra stampa specializzata è sede di una vera e propria magistratura della coscienza e del consiglio. Oggi il giornalismo videoludico si dà tutto alla tecnocrazia, per cui più che il parere del saggio universale è richiesto quello dello specialista. La trattazione critica del medium videogioco (nelle sue innumerevoli incarnazioni) esige una competenza tanto particolare, quanto lo è quella di un sociologo del tecnoludico, di un antropologo del virtuale o di un ginecologo che opera col Wiimote. Come una scrittura normativa che contenga le regole tecniche di un pathos, allora, una "recensione perfetta" dovrebbe saper elaborare un ritmo scritto, creatore di una specie d'incantesimo, che al di fuori delle norme dell'eloquenza parlata arrivi al sesto senso – quello puramente ludico e intimo - dei produttori e dei consumatori di videogiochi. I vocaboli e le costruzioni formali utilizzati dall'autore, laddove liberati dalle scorie delle formule abituali tipiche dei riflessi tecnici del recensore, sarebbero così pienamente irresponsabili di tutti i possibili contesti rappresentati nel gioco, pur riuscendo a descriverli tutti. Un pezzo da un migliaio di caratteri, ad esempio, sarebbe più che sufficiente anche per un mastodonte come il venturo Gran Theft Auto V.

E comunque... è uscito Game Start, in tutte le librerie.

E comunque... è uscito Game Start, in tutte le librerie.

D'altro canto, non si può negare che l'arrivo del testo in rete abbia introdotto sostanziali cambiamenti nel rapporto dialettico che intercorre tra autore e lettore. In linea di massima è piuttosto ovvio che - almeno nel campo della scrittura in rete - la figura dell'autore di recensioni di videogiochi non goda più della stessa centralità che, da Gutenberg sino alle belle riviste della prima repubblica videoludica fondata sul gameplay, le è stata sempre riconosciuta nel circuito dell'informazione. Nel nuovo quadro di riferimento oggi delineato, composto dalla moltitudine di siti e "sitarelli" di videogiochi che s'arrabattano online, le distanze tra l'autore e il lettore si sono drasticamente accorciate. Scrivere criticamente riguardo a un videogioco, in altre parole, non è più appannaggio esclusivo dell'autore. Il recensore, volente o nolente, dovrà ammettere che la scrittura in rete – appunto perché in rete – diventa sempre più accessibile agli interventi dei molteplici lettori, finalmente in grado di partecipare al processo della critica. "[…] L'attuale democratizzazione del sapere, in altre parole, ha fatto sì che il suo operato abbia progressivamente perso d'autorevolezza e prestigio. Il recensore videoludico di mestiere, così, si accorge che non può più vantarsi di essere l'unico detentore di un ruolo (e di un sapere) che, fino a pochissimo tempo prima, era considerato di sua assoluta e indiscussa pertinenza. In definitiva, egli capisce d'essere pienamente sostituibile, dai forum di discussione, dai b(v)logcast e, più in generale, da chiunque sappia brandire alla meno peggio un mouse, una tastiera e un'opinione. Questa saturazione di giudizio, oggigiorno riscontrabile dappertutto, spiega la drastica caduta d'interesse, o per meglio dire di fiducia, nei suoi confronti." (cfr. me stesso). Posta all'interno del patrimonio tecno-borghese dei forum di polemica e discussione, la scrittura artigianale della recensione di un videogioco tende oggi a non coinvolgere più alcun ordine, se non quello puramente classico, di una scrittura di classe fine a sé stessa, impreziosita con arcaismi d'altri tempi, formule ricorrenti e pompose costruzioni verbali create ad hoc, solo per non dire fino in fondo, limpidamente, che un certo gioco provochi autentico raccapriccio. Del resto, per venti euro al pezzo (quando va bene) non si potrebbe davvero pretendere di più da un recensore di "professione".

Se non stai attento vai in galera / per colpa dell'Africa.

Se non stai attento vai in galera / per colpa dell'Africa.

Così come l'egemonia dell'autore è continuamente messa in discussione - e così come è già accaduto alla carta stampata - non sarebbe troppo fantasioso ritenere che la figura archetipica del recensore, inteso come unico detentore del diritto alla scrittura e al sapere riguardo a un dato videogioco, sia destinata alla lunga a scomparire. Al suo posto - direbbe Tomás Maldonado – "… dovrebbe subentrare il cosiddetto scrittore-lettore collettivo, una sorta di scrilettore universale (universal wreaders), ovvero "tutti autori, tutti lettori". Sebbene si tratti di una visione utopica culturalmente e socialmente "generosa", è pur sempre lecito avanzare non pochi dubbi in merito alla sua realizzazione, che riguarderebbero non tanto i presupposti tecnici di una simile impresa, quanto la sostenibilità culturale del prodotto finale ipotizzato. D'altro canto, in una simile prospettiva di produzione, anche gli editori della stampa specializzata in videogiochi non avrebbero più motivo d'esistere (ciascuno di noi è già editore di sé stesso), collassando e scomparendo con buona pace della loro cronica insolvenza. In ogni caso, ipotizzare un panorama sulle sorti del pensare, dello scrivere, del parlare o, più in generale, del sapere in campo di videogiochi è un compito smisurato, eppure caratterizzato da una drammatica rilevanza: fréchete.

L'onnipresenza e onnipotenza di Unreal Engine 3

RuMiCast #2 - Insert Coin: serata retrogaming a Milano