The Last of Sundaycast

The Last of Sundaycast

Amici ma soprattutto amiche, è arrivato il momento che molti di voi stavano aspettando: sono in un periodo un po' di transizione e, a causa di diversi impegni e mille altre faccende, mi ritrovo un po' stomacato dalla sovraesposizione da videogiochi e da intrattenimento in generale. Cosa significa questa cosa? Beh, principalmente significa che, nel tentativo di capire cosa fare della mia vita, per un po' smetterò di scrivere robe se non strettamente necessario o più o meno retribuito, tanto che pure il parere che ho scritto dillà per The Hateful Eight è più la conseguenza di una promessa fatta qualche settimana fa che una roba fatta con la volontà di arrivare pronti all’uscita nelle sale del film. E non è forse un caso che il primo paragrafo mi sia uscito come un enorme “vaffanculo”, per altro, ma che ci volete fare, è che mi disegnano così. Oh, poi vai a sapere, da qui alla GDC di San Francisco magari mi torna la voglia di vivere… anche perché dio solo sa quanto ho voglia di saltare su quell’aereo, a marzo. Magari mi compro pure Firewatch (visto che i PR non ce lo hanno mandato, gné) e se rimango folgorato/non se lo prende nessun altro ne scrivo due righe qui, per gentile concessione di quel giopep che, dopo tre settimane di salti mortali in cui gli dicevo le robe all’ultimo, è riuscito a non mandarmi a fanculo quando gli ho detto che OK, sì, per le due cazzatelle che faccio dietro le quinte no problemo, ma magari scrivere non è che ne ho più tutta ‘sta voglia. È proprio vero che dietro a ogni grande STOCAZZO c’è sempre un grande uomo.

L'immagine di alleggerimento dopo due/tre paragrafi.
L'immagine di alleggerimento dopo due/tre paragrafi.

E poi, vi dico la verità, tolte le sempre più rare recensioni e i rarissimi articoli un po’ più ragionati, nell’ultimo periodo mi sono principalmente ritrovato a leggere le notizie della settimana da riportare nei vari Sundaycast e mi rendevo conto che, boh, ormai stiamo (stiamo? Stanno?) diventando peggio della colonna di destra di Repubblica. Non c’è una notizia in cui arrivi alla fine senza pensare “e vabbé, un po’ anche sticazzi, eh?” o un’altra chiusa un po’ così, spallucce e mani aperte. Non dico di essere arrivato al livello di Calcaterra, anche perché lui rimane convinto che “The Decision” di Kojima non sia poi tutta ‘sta notizia, quando il succo è qualcosa come “sono tipo l’unico autore nel mondo dei videogiochi e ho deciso di portare i miei talenti da quelli che stanno asfaltando la concorrenza”... dico solo che per 10 mesi l’anno (ad essere generosi) il mondo di videogiochi si basa su notiziole sciape, rumor e robe che vengono smentite nel giro di qualche settimana, e allora penso davvero che sia meglio essere tranchant tipo aleZ (che anche lui si è ritirato a vita d’asceta come Carradine in Kung Fu, e in effetti ho sempre paura di leggere che lo hanno trovato morto appeso per le palle mentre faceva qualche strano gioco erotico) o farsi le seghe mentali tipo DeLu, sviscerando solo le robe un po’ più sostanziose e riempiendoci ore di podcast assieme ad altri N scappati di casa, lasciando che l’hype delle notizie un tanto al mucchio per raggranellare qualche click si sgonfi da solo.

Quindi, come diceva l’indimenticabile Germano Mosconi, “'spetta che me fermo un attimo”: il tempo di rimettere in riga un 2016 partito in maniera assurda, farsi tornare la voglia di fare le cose in un certo modo e riacquistare un po’ di genuino stupore tanto di fronte ai videogiochi quanto davanti all’ennesima troiata improbabile di Molyneux (lui e tutti i suoi fratelli, chiaramente), e magari mi torna la voglia di fare quello saccente e spocchioso anche qui, ogni maledetta domenica.

(Oppure sono tutte cazzate e ‘sta settimana non ho trovato nessuna notizia che valesse davvero la pena commentare. Chi può dirlo?)

That’s all, folks!

Gli esperimenti di Contradiction

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Old! #147 – Febbraio 1976

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