The Dark Eye: Chains of Satinav ci prova con l'avventura fiabesca

Mi è bastato vedere qualche screenshot per attendere con un certo hype The Dark Eye: Chains of Satinav, ma anche il fatto che i lavori fossero affidati a Daedalic Entertainment (The Whispered World, A New Beginning) mi ha messo parecchia acquolina in bocca. Ammetto invece di non conoscere per nulla il mondo che gira attorno a The Dark Eye nella sua versione GdR cartacea e in quella videoludica, ma in questo caso si parla di una classica avventura punta e clicca e non è affatto richiesta una conoscenza specifica della serie per addentrarsi nelle trame fantasy del gioco. Chains of Satinav inizia un po' lentamente e senza tanta convinzione, con una prima parte ambientata nel regno di Andergast, dove il protagonista Geron, un "catturauccelli" odiato da tutti i suoi concittadini perché ritenuto uno iettatore, è impegnato a trovare delle preziose foglie per vincere un ambito premio messo in palio dal Re. Tralascio eventuali spoiler sulla trama, ma il succo della vicenda è che Geron si trova ad affrontare una terribile minaccia e, con l'aiuto della svampita fatina Nuri, compie un lungo viaggio per sconfiggerla una volta per tutte. Il pregio della narrazione non sta tanto nei personaggi o nello svolgimento in sé, quanto nella grande varietà di ambientazioni assicurata dai continui spostamenti dei due. Anche se nel corso del gioco si visitano più volte alcune location iniziali, non si corre mai il rischio di annoiarsi tra boschi, vecchi mulini abbandonati, villaggi di pescatori, miniere, accampamenti orcheschi e persino un mondo fatato con tanto di portale magico. L'elemento fiabesco è poi sempre presente sia nelle creature che si incontrano (fate, folletti, strane piante), sia nelle stesse ambientazioni e nel corso del gioco mi sono venute in mente altre avventure fortemente fiabesche come The Legend of Kyrandia, Shannara e lo stesso The Whispered World. Se quindi vi piacciono i toni da favola, vi troverete subito a vostro agio in questo mondo fatato, ma di contro il tratteggio dei personaggi, la pessima espressività dei loro volti, il doppiaggio inglese freddo e distaccato, lo scarso carisma di Geron e il suo rapporto sempre un po' indeciso con Nuri mi hanno fatto affezionare davvero poco alla vicenda e ai suoi protagonisti.

L'impostazione avventurosa scelta dal team tedesco è quanto mai classica, con una netta predominanza delle combinazioni tra gli oggetti sui puzzle logici. Non che questi manchino del tutto, ma si tratta di parentesi molto frammentarie e non proprio originali, come dimostrano i puzzle con colori, simboli e raggi di luce da incanalare nella giusta direzione. Alcuni sono comunque gradevoli e anche certi passaggi da superare scegliendo la giusta riposta nei dialoghi aggiungono un po' di varietà, richiamando alla memoria anche certe trovate lucasiane. Gli enigmi più classici, che coinvolgono anche i due poteri magici di Geron e Nuri (rompere e aggiustare oggetti), sono segnati da un livello di difficoltà un po' incostante, passando da combinazioni semplicissime (avrò usato il coltello almeno una ventina di volte) ad altre astruse e senza molto senso apparente. Su questo versante un po' di trial & error è inevitabile e certi ostacoli li ho superati solo combinando alcuni oggetti a casaccio nella speranza di trovare la giusta combinazione. Non è un buon segno in un'avventura punta e clicca, ma per fortuna si tratta di passaggi piuttosto rari e a mitigare un po' i punti più difficili ci sono location piuttosto ristrette, che non costringono quindi a un forsennato backtracking o a trovare oggetti e indizi muovendosi in continuazione da una parte all'altra del mondo di gioco. Il tutto si regge su questo equilibrio tra logicità e soluzioni campate un po' in aria, ma l'andamento dell'avventura è comunque piacevole, privo di snodi davvero "impossibili" e impreziosito da una longevità superiore alla media. Mettete in conto almeno dieci ore per giungere al finale e, anche se il ritmo di gioco non è sempre avvincente, ho contato giusto tre o quattro tempi morti (compresa la lenta mezz'ora iniziale), che per una durata simile non sono certo molti.

http://youtu.be/Fzs-5k5eSSU

L'altro grande pregio di The Dark Eye: Chains of Satinav è l'atmosfera che riesce a ricreare grazie agli splendidi fondali disegnati a mano, che per palette cromatiche, stile e concept sono superiori a quanto visto in decine di altre avventure simili. La stessa colonna sonora sa essere dolce ed evocativa a seconda dei momenti e anche i raccordi tra un capitolo e l'altro, in stile libro di favole illustrato, donano al gioco un'indiscussa personalità artistica. Peccato che, come già detto prima, le animazioni, i filmati in CGI e il design dei personaggi siano di qualità diametralmente opposta, abbassando non poco la resa generale. Nel complesso mi sarei aspettato di più, visti i nomi coinvolti e le ottime premesse lasciate trasparire dai primi materiali promozionali. Con una miglior calibrazione degli enigmi, un maggior carisma dei personaggi e un comparto tecnico più curato, The Dark Eye: Chains of Satinav avrebbe meritato di più, anche se già così non è affatto male e troverà più di un supporter per la sua deliziosa atmosfera fiabesca.

Ho scaricato The Dark Eye: Chains of Satinav da Steam grazie a un codice fornito da Koch Media e l'ho completato in poco più di dieci ore. Il gioco è interamente doppiato in inglese, ma sono presenti i sottotitoli in italiano. L'uscita della versione "fisica" nei negozi è prevista per il 5 agosto

Voto: 7

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