Tameem Antoniades: basta tette grosse nei videogiochi

Tipico: ti sbatti a fare tre pagine di intervista a Tameem Antoniades sul reboot di Devil May Cry e cosa vanno a pescare tutti i blog truffaldini del pianeta, a partire ovviamente da Kotaku per finire con Outcast? Quell'unica domanda che hai fatto che contiene la parola "tette". Non prendertela, Daniel (Dawkins, editor-in-chief della rivista PSM3), è un mondo malaaaato. Ma cosa dice Antoniades di così meritevole di essere riportato? Nulla di eclatante, se stessimo parlando di cinema, ma siccome stiamo parlando di videogiochi, beh, non è poi così banale: dice che ci sono modi diversi per stimolare i giocatori che non siano un paio di tette giganti posizionate su uno dei personaggi del gioco - magari in copertina. A maggior ragione se consideriamo che ormai l'età media dei giocatori supera i 30 anni e si suppone che questi "trucchetti" serviranno sempre meno, in futuro, per vendere più copie.

Antoniades aggiunge di aver già fatto un tentativo in questo senso, con il personaggio di Trip in Enslaved (nello screenshot in cima a questa notizia), e bisogna dargliene atto: "più attraente per me di una prostituta che se ne va in giro con una grossa pistola", chiosa il game designer.

Adesso, tette o non tette, bisogna leggersi anche il resto dell'intervista per capire se c'è scritto qualcosa di interessante su DMC...

 

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