Sundaycast #62 - Moly, Oculus e making of

Ripercorriamo gli annunci e le notizie più o meno borderline della settimana, con il solito piglio borderline da giocatori borderline coi baffi che ci contraddistingue. E poi, ci serviva un modo per riempire in modo un po’ borderline le domeniche. Borderline.

Amici ma soprattutto amiche di Sundaycast, avete spostato le lancette in avanti di un’ora? Se sì: non vi vergognate ad avere orologi analogici nel 2014? No, scherzo, mica è un dramma… piuttosto, è un dramma che vada fatto manualmente su PlayStation 3, nonostante abbia dalla sua 28, potentissimi processori Cell salamadonna. E poi dice che non serviva la next gen… seh!

Comunque, prima che mi metta a parlare del clima e dei lavori stradali, direi di partire subito a chiacchierare della roba settimanale che, una volta tanto, è bizzarramente collegata.

Molinò

Cercate "Peter Molyneux" su Google Immagini e stupitevi del fatto che cambi sempre qualcosa: peso, capelli, posa... ipnotico!

L’amico di giopep Peter Molyneux, poco dopo la chiusura della GDC di San Francisco, ha fatto sapere a CVG che, secondo lui, il periodo di successo e ammmmore per gli indie è destinato a finire a breve: “Queste cose funzionano a cicli. Quel che dico è ‘godiamocela, perché non durerà’. Giri per le lobby degli hotel nel periodo della GDC e, guardando ai badge della gente, vedi solo indipendenti… poi li vedi la mattina a colazione mentre parlano a degli investitori: 'prendi i miei soldi, voglio investire nel tuo lavoro!'... il problema è che gli indie non si rendono conto che, una volta accettati i soldi, dovranno andare ai meeting, dove verrà detto loro che no, non possono fare quello che vogliono, perché quello che vogliono non è come quel gioco che fa un sacco di soldi".

Molyneux, tra l'altro, ritrova il suo spirito delle origini negli indipendenti di oggi:"al giorno d'oggi è come negli anni Ottanta, dove tutti potevano fare un gioco dal successo enorme. Non c'era nessuna regola incisa nella pietra da seguire... oggi come allora tutto riguarda l'inventiva, la creatività e il non avere alcuna paura di fallire”.

Ironicamente, mentre leggevo di come i grandi nomi vadano dagli indipendenti a offrire mazzette di soldi e sogni di gloria, è arrivata la notizia di quella che si profila come l’acquisizione dell’anno. Le sinergie...

Dito nell’Oculus

Comunque, a me, questo logo mixed piace.

All’inizio, ormai lo sapete, c’è stato Zuckerberg che ha calato due miliardi di dollari davanti a Palmer Luckey, che in tutta risposta si è calato qualcos’altro. Saputa la notizia, Marcus “papà di Minecraft” Persson ha cancellato l’adattamento VR del suo gioco, ché Zuckerberg è il male e non vuole avere nulla a che fare con un progetto finanziato dal Demonio.

E qui, per la gioia dei seguaci della domenica mattina di Outcast, entra in gioco Cliff Bleszinski, che con un ottimo post sul suo Tumblr ha detto più o meno quello che pensa chiunque non sia un talebano dei social: “se un dio della programmazione come John Carmack e un futuro dio della tecnologia come Palmer Luckey hanno visto del margine per far crescere nella direzione sperata il loro prodotto, beh, vuol dire che possiamo fidarci”, aggiungendo che, in sostanza, avere una forte disponibilità monetaria e un numero infinito di utenti a disposizione non può che essere una cosa positiva, considerando che Oculus Rift, anche senza Facebook, non si sarebbe di certo fermato ad essere una mera periferica ad uso esclusivo dei videogiochi. Tuttavia, il post scriptum ha scatenato il putiferio: “Notch, la cancellazione di Minecraft ti fa sembrare un bambino offeso che prende il suo pallone e se ne va dal campetto. È un gesto meschino e impertinente che mi rattrista molto.”

 

Come vedete qui sopra, Notch non ha battuto ciglio di fronte alle parole di Cliff, aggiungendo che la versione VR di Minecraft sarebbe stata “potenzialmente gratuita”, al fine di promuovere il visore di Palmer Luckey e soci. Ad ogni modo, lontano dagli asili nido del web, venerdì la società ha annunciato di aver “rubato” al team di realtà virtuale di Valve l’illustre Michael Abrash, già facente parte di id Software e invischiato in tutto quello che è stato renderizzato nell’industry dall’82 ad oggi. Evidentemente, durante il colloquio di lavoro Luckey si è dimenticato di menzionare che, ultimamente, i backer hanno minacciato di morte gli impiegati della compagnia e i loro famigliari più stretti per avere indietro la donazione di Kickstarter. Capita.

Comunque, ormai Facebook ha cacciato il soldo e quest’acquisizione - che sembra interessare solo noi nerdoni - e tutto questo è già storia: solo il tempo ci dirà chi ha guadagnato di più in questa storia tra Zuckerberg, Luckey e noi poveri avventori. Quello che mi preoccupa di più, al di là dei cretini a cui riesce più facile minacciare di morte che farsi una doccia di morte, è che sia Notch che Bleszinski non hanno niente di meglio da fare (leggasi: lavorare a un gioco nuovo) che scannarsi in pubblico su internet. Vabbé.

Making of diddio

12 Daft Punk.

Ad ogni modo, prima di chiudere, non posso non segnalare il bellissimo, accorato, lunghissimissimo e interessante dev diary di Threes!, il gioco diddio che, come La Settimana Enigmistica e tutte le cose belle del mondo, vanta innumerevoli tentativi di imitazione (spregevoli). Mail, messaggini, playtest da sbronzi, casini, concept art e tutte le fasi dello sviluppo del gioco sono state raccolte in più di quarantacinquemila caratteri dai tre sviluppatori, anche allo scopo di far capire ai copioni là fuori che un capolavoro nasce soprattutto con un sacco di sforzi e di lavoro oscuro... non basta mettere un numero su una tessera e diventare il nuovo fenomeno del momento, insomma. Ma anche perché, dai, veramente nel 2014, nell'era di internet, si può pensare di copiare un'app e passare inosservati? Essù.

That’s all folks! Alla prossima settimana con altre gufate, altre spese folli e altre appropriazioni indebite!

Al via sabato la LocJAM 2014

I Turtles di Michael Bay sembrano dei Trans(former)