Outcazzari

Sundaycast #61 - Papaveri e Papi

Ripercorriamo gli annunci e le notizie più o meno borderline della settimana, con il solito piglio borderline da giocatori borderline coi baffi che ci contraddistingue. E poi, ci serviva un modo per riempire in modo un po’ borderline le domeniche. Borderline. Uno era lì che si aspettava grandi cose dalla GDC, per qualche motivo sconosciuto (si sa che alla GDC non annunciano praticamente mai nulla di veramente eclatante), e si ritrova con le proverbiali pive nel sacco. Non uno Shenmue 3, non un Football Manager Luciano Edition, neanche un Solitario super splatter firmato da Cliff Bleszinski. L’unica cosa che ci ritroviamo per le mani è un visore per la realtà virtuale. Un altro. Mah. Che vita grama.

Comunque, anche questa settimana aleZ ha già detto tutto, quindi non è che mi siano rimaste poi delle grandi notizie di cui chiacchierare. Anche perché mi ero preparato un paragrafetto su Assassin's Creed Unity (programmato con l'Unreal Engine 2.5), ma ha già fatto lui. Ah, il tempismo.

Awardo!

Uno dei loghi più brutti del mondo.

Non ci siamo ancora ripresi dagli award inglesi e italiani che a San Francisco, con la scusa della GDC, hanno messo in scena gli IGF Awards, dedicati ai migliori giochi indie dell’anno passato, e i più generalisti GDC Awards. Inutile dire che le categorie e i premi assegnati sono complessivamente più assennati di quanto non lo fossero in questa stanca, vecchia Europa, ma comunque…

Ai GDC Awards, The Last of Us s’è portato a casa l’ennesimo Game Of The Year, accompagnandolo a Best Design e Best Narrative, mentre BioShock Infinite s’è portato a casa Best Visual Arts e Best Audio. A GTA V è andato solo il contentino di Best Technology, mentre Papers, Please ha continuato la sua scia di successi portandosi a casa non solo l’Innovation Award e il Best Downloadable Game, ma ha continuato poi alla serata IGF, portandosi a casa il Seumas McNally Grand Prize e i premi Excellence in Visual Arts, in Design e in Narrative. Il tanto amato The Stanley Parable, comunque, s’è portato a casa l’Audience Award.

Pope è il Re

Lucas Pope in una foto di repertorio.

Tra una premiazione e l’altra, poi, il creatore di Papers, Please Lucas Pope ha chiacchierato con Edge (Edge Online, non il chitarrista degli U2) riguardo alla sua condizione di sviluppatore indipendente “sui generis”, passato dal quasi-anonimato all’essere il ricercato numero uno di tutti gli studi tripla A. La bella è che, come molti geni prima di lui, Pope lavora meglio da solo, quindi si ritrova a declinare offerte milionarie a getto continuo perché, semplicemente, “non funzionerebbe”.

Così come non funzionerebbe neanche un seguito di Papers, Please, tanto più che lo sviluppo del gioco originale si è protratta per oltre un anno e, parole di Pope, “ho un limite oltre al quale non riesco più a fare sempre la stessa cosa… che è un po’ il motivo per cui me ne sono andato da Naughty Dog”. Comunque, possiamo certamente aspettarci un nuovo gioco, certamente diverso e sperimentale, in un futuro non troppo prossimo.

Alla fine dell’intervista, poi, Pope dice la sua riguardo alla categorizzazione a tutti i costi, che vede Indie e produzioni tripla A come due cose radicalmente diverse: “Francamente, mi sembrano delle etichette un po’ ridondanti… il fatto è che ci sono molti più sviluppatori, quindi molti più videogiochi, e molti di questi finiscono per essere videogiochi di successo, tanto che le categorizzazioni indie/tripla A stanno un po’ perdendo di significato. L’importante non è essere indie, l’importante è che chi fa i giochi crei un prodotto personale, che esprima qualcosa di importante”.

E su questa presa di coscienza di domenica mattina, dal momento che difficilmente potrei elevare la discussione, direi che posso anche chiudere.

That’s all folks! Alla prossima settimana con altre perle di saggezza (o di saggina?)!

Colonel Campbell’s Art Soup #55

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Old! #55 – Marzo 1994

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