Outcazzari

Sundaycast #60 - Ha vinto lo sporco

Ripercorriamo gli annunci e le notizie più o meno borderline della settimana, con il solito piglio borderline da giocatori borderline coi baffi che ci contraddistingue. E poi, ci serviva un modo per riempire in modo un po’ borderline le domeniche. Borderline.

Questa settimana, anche a causa di un aleZ iperattivo nella nostra redazione notizie, si è coperto tutto il borderline della settimana con una puntualità che ha del vergognoso, almeno per i nostri standard. Questo significa che mi è rimasto praticamente un solo "argomento", tra quelli avvenuti durante la settimana che va a concludersi, di cui parlare. E non è neanche un argomento particolarmente interessante!

Proseguite a vostro rischio e pericolo, buona domenica!

Premiazioni!

Sto ancora cercando di capire cosa sia questo coso.

Nel giro di ventiquattro ore, tra martedì e mercoledì, si sono svolte due cerimonie di premiazione rivolte a chi lavora nel campo dei videogiochi: l’italianissima seconda edizione del Drago D’Oro e la decima edizione dei britannici British Academy Video Games Awards, organizzati da quei simpaticoni del BAFTA. Le ho seguite entrambe in diretta. E insomma.

La prima cosa che non poteva fare a meno di saltare agli occhi, da un giorno all’altro, è stata la differenza tra la messa in scena dei due eventi: il Drago D’Oro, quando il potente streaming nostrano ci ha permesso di guardare quel che accadeva nella capitale, si è dimostrato uno spettacolo piatto, noioso, in una cornice sfruttata male (a detta di chi c’era) e con dei conduttori utilizzati anche peggio. I Video Games Awards dei BAFTA, d’altro canto, sembravano un vero show televisivo di alto lignaggio, dove tutti l’hanno presa abbastanza seriamente da presentarsi in completo o in abito da sera, mica jeans e maglietta. Al di là dell’etichetta, comunque, la serata anglofona è andata via liscia, con un-presentatore-uno che teneva il palco, diceva le sue due o tre fesserie al parterre di grandi ospiti (tra cui figurava anche l’amico di Sundaycast Kojima) e, a turno, lasciava spazio ai presentatori dei premi. Non dico che i BAFTA abbiano fatto una roba a livello degli Oscar, anzi... ma almeno una roba dignitosa da guardare (e di cui lo streaming non finisse offline ogni cinque minuti).

Ma poi, per dire, ai BAFTA c'erano signorine di questo livello (a destra, invece, il mitico probation worker di Misfits).

Al di là di queste differenze, che credo (no) e spero (sì) siano state dettate dalla gioventù dell’evento romano, entrambi gli show hanno alternato scelte “giuste” (Papers, Please ha addirittura vinto un premio!) e altre molto più discutibili. Ad esempio, entrambe le organizzazioni hanno dimostrato di avere una gestione delle categorie un po’ bizzarra: gli omini dei BAFTA hanno pensato bene di unire strategia e simulazione, creando una situazione in cui Forza Motorsport 5, Papers, Please e Civilization V concorrevano nella stessa categoria (!!!), mentre gli omologhi italiani hanno istituito un premio a dir poco trasversale come “Miglior Gameplay”. Non oso immaginare la difficoltà nel valutare il vincitore di una categoria simile.

Ma comunque, non che contasse poi molto: si sa che i videogiocatori sono persone brutte e cattive, la cui opinione deve essere sempre e comunque diversa da quella di un manipolo di ampollose autorità autoproclamate. Tanto più se ai BAFTA c'è stato il tripudio del campanilismo, con continue ovazioni a Tearaway (e io che pensavo che Media Molecule fosse del nordest europeo… cosa avrò bevuto? Vodka?) e premi che spesso e volentieri finivano in mano a qualcuno di britannico, e la (per me) incomprensibile scelta italiana di premiare i distributori per i meriti degli sviluppatori. C’è chi mi ha detto che ha senso, ché il Drago D’Oro è un premio dei distributori per i distributori (!?)... e la mia risposta, in tutta sincerità, è stata “ma non spendevano meno ad offrirsi una cena fuori a vicenda?”. Senza contare che c’avremmo guadagnato tutti in termini di divertimento. Valli a capire.

Al Drago D'Oro, invece, c'era il Trio Medusa. Non esattamente la stesso impatto visivo.

Comunque sia, per quanto gli inglesi abbiano fatto qualcosa di gustoso e guardabile (per dire, c’era addirittura Sua Santità Steven Moffat a presentare il premio per la miglior storia, hai detto niente), ho la netta impressione che i videogiochi siano qualcosa che in TV, o comunque in un mondo fatto di premiazioni “vestite” e serate di gala, non ci vogliono e non ci sappiano proprio stare. È come costringere un punk di quindici anni a mettersi il vestito della domenica per andare in chiesa: puoi anche riuscirci, magari con una pistola puntata alla tempia, ma il risultato non sarà comunque un successo. Anche perché se gli americani, a cui va riconosciuto l’enorme merito di saper rendere qualunque cosa uno show irresistibile, non sono riusciti ad andare oltre a quell’antologia del second hand embarassment che risponde al nome di VGX, beh, chi siamo noi (o gli inglesi) per fare meglio? Ecco, appunto.

E comunque, ho pianto ogni volta che davano un premio a The Last of Us. (No, non è vero, ma volevo chiudere con una trollata che vi facesse dimenticare tutto il mappazzone che avete appena letto).

That’s all folks! Vi risparmio il nuovo Steam Controller e il rant del creatore di Phoenix Wright, ché ho da fare 100.000.001 punti di Gamerscore e, soprattutto, devo finire di vedere la terza stagione di Justified. Ciao giopep.

Colonel Campbell's Art Soup #54

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