Sundaycast #11 - R.I.P. LucasArts

Una rubrica inventata da Nabacchiodorozor, che evidentemente c’ha un sacco di tempo da buttar via, perché pensava potesse essere il caso di riempire un po’ le vostre domeniche. Con cosa? Con robe a caso, dai Come avrete capito dal titolo, l’appuntamento di questa settimana con Sundaycast sarà dedicato interamente alla chiusura di LucasArts da parte di Disney, notizia che ha scosso tutto il mondo videoludico, rattristando videogiocatori e sviluppatori in ogni angolo del globo.

I primi sentori che questo sarebbe avvenuto si ebbero già poco dopo l’acquisizione di tutto il baraccone firmato Lucas da parte di Disney, lo scorso ottobre. La casa di Topolino si era infatti affrettata a sospendere tutti i progetti in fase di sviluppo presso LucasArts, tra i quali figuravano Star Wars 1313 e Star Wars: First Assault (di cui parlai qualche settimana fa), dichiarando di voler focalizzare l’attenzione della società su giochi più social, quindi meno avidi di risorse e con un ritorno più ampio in termini di pubblico.

Questa settimana, attraverso le pagine di Kotaku, abbiamo appreso come lo studio sia stato chiuso, causando il licenziamento di 150 persone dello staff e la cancellazione dei progetti in fase di sviluppo. Disney ha comunque mantenuto il marchio LucasArts a causa delle licenze sulle proprietà intellettuali, ma è ormai chiaro che lo studio non svilupperà più nulla.

Nonostante un responsabile di Disney abbia dichiarato, attraverso le pagine di GameInformer,  che Star Wars 1313 potrebbe sopravvivere attraverso lo sviluppo su licenza affidato ad un’altra casa, secondo una fonte interna a Kotaku la cosa sembra molto lontana dall’attuarsi, in quanto i membri del team interno sono finiti in software house diverse e nessuna di queste sembra essere interessata alla continuazione dello sviluppo, sia per quanto riguarda 1313 sia per First Assault.

Il primo commento ufficiale sulla vicenda è stato, ovviamente, quello di Lucasfilm, che riguardo alla chiusura della casa di Monkey Island ha dichiarato: “Dopo aver valutato la nostra posizione nel mercato videoludico, abbiamo deciso di cambiare lo stato di LucasArts da team di sviluppo a team licenziatario, minimizzando i rischi e, allo stesso tempo, aumentando la disponibilità di giochi di qualità con il nome Star Wars. Come conseguenza di questi cambiamenti, abbiamo dovuto rivedere molte situazioni all’interno della nostra organizzazione, ma ora possiamo essere fieri dei talentuosi team che lavoreranno per creare i nuovi titoli di LucasArts”.

Ma il freddo comunicato di Lucasfilm non è stato ovviamente l’unico. Non potevano mancare, infatti, le parole di Tim Schafer, padre di Grim Fandango, Full Throttle, e complice nella creazione di altri capolavori indimenticabili firmati LucasArts come The Secret of Monkey Island. Schafer, ora a capo di Double Fine Production, ha parlato con Kotaku della chiusura della casa che l’ha reso uno degli sviluppatori più apprezzati del mondo: “Nonostante me lo aspettassi, sono shockato. Non avrei mai voluto la chiusura di LucasArts, mi dispiace molto per tutti i talentuosi ragazzi che lavoravano lì. Quello in LucasArts è stato il mio primo lavoro nell’industria, e ora non c’è più niente... tutti i concept art... andrò a cercare nella spazzatura dietro agli uffici di Lucas, per vedere se trovo qualche concept art di Full Throttle.” Insomma, un po’ di tristezza e nostalgia, anche attraverso i tweet seguenti all’annuncio, tra i quali spunta un video d’epoca che vede tutto il team dell’allora Lucasfilm Games (Shafer appare a 0:56).

http://youtu.be/Tk3XpvDs0Kc

Anche il partner storico di Tim Schafer, Ron Gilbert, dalle pagine del suo blog ha dato l’addio a LucasArts, o, come preferisce chiamarla, Lucasfilm Games(™). “Per me sarà sempre Lucasfilm Games(™), non LucasArts. Cambiarono il nome un anno dopo che me ne andai, quando decisero di accorpare diversi gruppi e formare LucasArts. Anni dopo, tutto quello che rimase di LucasArts era la parte di sviluppo di videogiochi, e quindi quel nome rappresentò la divisione videoludica. Per me è difficile non essere triste, ho smesso di lavorare lì dal 1992, ma è sempre rimasta casa mia. È lì che ho imparato tutto quello che so sul design, sulla programmazione, ed è lì che ho stretto le amicizie più importanti. Di sicuro non sarei quello che sono senza Lucasfilm Games.”

Gilbert inoltre racconta di come ha ottenuto il lavoro in LucasArts, con un colloquio bizzarro seguente ad un’inaspettata telefonata, e di quando ha visto per la prima volta Lucas, rimanendo un po’ deluso perché si era rasato l’iconica barba. Prima di concludere, Gilbert rivela una sua speranza per il futuro: “Spero ancora di riavere i diritti di Monkey Island, un giorno. La chiusura di LucasArts non cambia nulla rispetto all’acquisizione di Disney in ottobre, ma magari adesso ci sarà un minore attaccamento emotivo da parte loro, chissà.”

Se da un lato Gilbert spera, però, la realtà dei fatti sarà quasi certamente un’altra. Siamo tutti legati ai capolavori storici, ma è anche vero che LucasArts è passata, con gli anni, attraverso dei periodi di amministrazione pessima, per non dire peggio, in cui l'azienda è stata assolutamente incapace di sfruttare adeguatamente l’enorme potenziale delle proprietà intellettuali di Lucas. Potenziale che, tra l’altro, anche quando sfruttato, dava frutti piuttosto discutibili. Le nuove proprietà intellettuali di LucasArts hanno fallito più o meno tutte, finendo nel dimenticatoio. L’idea di far sviluppare giochi su licenza, pur partendo dagli ottimi risultati di Knights of the Old Republic, è finita per portarci l’odierno fallimento di The Old Republic, arrivato dopo un consistente sforzo produttivo e deludendo aspettative molto alte.

La cosa davvero tragica, comunque, è stata l’incapacità di LucasArts di fare le cose più ovvie e “scontate”, se vogliamo, come ripubblicare in blocco tutti i giochi su Steam, GOG o dispositivi mobili. Certo, hanno provato, ma dopo i primi due Monkey Island tutto si è fermato. Ovviamente dispiace per lo staff e soprattutto per i dolci ricordi che ognuno di noi conserva legati a LucasArts, ma forse il problema è che si tende a ricordare la LucasArts delle avventure grafiche e non quella di Star Wars Kinect.

Concludendo, quindi, il periodo Disney è sì cominciato in un modo drastico, se vogliamo, ma (come dicevo anche qui) chissà che l’idea di affidare le proprietà intellettuali a qualcuno veramente interessato a sfruttare un nome di primo peso, siano questi EA, Activision, Ubisoft o chi per loro, possa riportarci giochi meno trascurabili di quelli usciti ultimamente da LucasArts. Certo, molto probabilmente verrà prodotta tanta palta solo per sfruttare il nome e vendere copie a cascata, ma la speranza, parafrasando un mio compianto conterraneo, è che dalla palta nasca qualche fiore.

That’s all folks.

Il blog inutile su LucasArts di chi deve dire la sua

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