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Racconti dall'ospizio #156: Pensieri sparsi su Spider-Man per PlayStation 1

Racconti dall'ospizio #156: Pensieri sparsi su Spider-Man per PlayStation 1

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Fine del 2000, penso dicembre. Ero sul pullman per andare a scuola, in prima media. Con me avevo il libretto delle istruzioni di Spider-Man. Versione prima PlayStation. Che uscì anche su Nintendo 64 e PC, ma per tutti è “Spider-Man PS1”. Lo leggevo con un amico, lo avevamo preso entrambi ma dovevamo ancora iniziarlo. Era usuale, per me, portarmi in giro i libretti delle istruzioni e leggermeli nei ritagli di tempo. Imparavo i tasti, immaginavo le parti di gioco guardando le immagini, studiavo le trame, i personaggi, le ambientazioni che venivano presentate in alcune delle pagine. Roba che, fra l’altro, oggi un ragazzino non può più fare. Però può andare su YouTube a guardare dei video del gioco, sempre nei ritagli di tempo. Mecojoni, i bastardi.

Ricordo che c’era la lista dei nemici più famosi dell’Uomo-Ragno e includeva Kingpin. Non so perché, ci convincemmo sarebbe stato presente nel gioco, ma nulla. E nemmeno nel sequel. Fa quasi sorridere che ci sia nel titolo Insomniac da poco uscito: ho dovuto aspettare vent’anni, per pestare quel ciccione.

Kingpin o meno, ricordare nitidamente lo sfogliare di quel manuale è sintomo di una sola cosa: amore. Perché da anni ero già caduto nel gorgo vorace della Marvel e dei suoi supereroi, era già scattato l’amore per Peter Parker e il suo costume rosso-blu, complici anche le miriadi di serie a cartoni animati che la TV italiana usava per bombardarmi. Su tutte, la serie di metà anni Novanta, da cui quello Spider-Man pescava a piene mani.

Che menù principale fierissimo.

Look meravigliosamente classico, trama basilare ma piena di riferimenti alla Marvel, pochi tasti e divertimento immediato. In un epoca di tie-in orrendi e poca roba degna sui supereroi, Neversoft fece un mezzo miracolo. Quel logo con l’occhietto che scappava fino a venire trafitto ce l’ho proprio in testa, povera Neversoft. E povero occhio, in effetti. E lo collego al Ragno quel logo, perché era personalizzato con tanto di simbolo e rumore di ragnatela.

C’era anche la sezione codici. Se scrivevi le parolacce in inglese (imparate apposta per scriverle), compariva Spidey che colpiva la parola e la trasformava in una dal significato dolce. E se scrivevi “whatif” potevi giocare a una modalità piena di assurdità. In una rivista veniva chiamata Modalità Strana, ma io mi bullavo spiegando ad altri che i What If raccontavano di mondi paralleli, nella Marvel, dimensioni dove le cose erano andate diversamente da quello tradizionale. E infatti, messo il codice, ecco comparire l’Osservatore, l’alieno che, senza poter intervenire, è maledetto a registrare tutto quello che accade nel Marvel Universe. Li presentava lui, i What If. E ancora fumetto e gioco si fondevano. E poi quelle musiche. Credo di avere il tema di Mysterio nelle vene, tipo eroina. Sentite qua che roba.

E i costumi? A sacchettate. C’erano tutti, fin troppi, e alcuni nei cartoni non erano mai apparsi, idem nei fumetti che leggevo (prettamente Uomo-Ragno Classic che stampava le storie d’annata, con quel tratto che mi fa ancora oggi impazzire). Quindi sotto a segnare i numeri in cui erano comparsi, segnalati nella lista costumi. Peccato che fosse quello americano, e per un ragazzino senza Internet, era impossibile trovare il corrispettivo (Oddio, erano indicati all’interno dell’edizione italiana, eh! ndgiopep). Ecco, ancora i ragazzini fortunelli di oggi.

Ma poi doveva ancora arrivare Grand Theft Auto III. Quindi, il concetto di open world quasi non c’era. Quegli scampoli di New York erano giganteschi, dopo una vita passata a far correre Spider-Man lungo corridoi bidimensionali. E nel secondo capitolo, potevi persino andare in strada, in alcuni livelli. Incredibile.

 “Mi lancio sul palazzo di sinistra o di destra?”, una maestosa varietà.

“Mi lancio sul palazzo di sinistra o di destra?”, una maestosa varietà.

Ricordo anche che una volta dissi ad un amico: “Un giorno faranno un gioco dove girerai per una gigantesca New York nei panni di Spider-Man”. Mi rispose: “Seee, ma come fanno?”. Come han fatto non lo so benissimo, a ben guardare, ma l’han fatto.

Questo articolo fa parte dell'amichevole Cover Story di quartiere su Spider-Man, che potete trovare riassunta a questo indirizzo.

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