Shardlight: il mondo dopo la Terza Guerra Mondiale

Shardlight: il mondo dopo la Terza Guerra Mondiale

Shardlight, ultima produzione di Wadjet Eye realizzata con l'ormai abusato engine Adventure Game Studio, declina la classica formula dell'avventura grafica old-school in chiave adulta, catapultando il giocatore in un crudo scenario post-apocalittico funestato da una terribile epidemia letale denominata "Green Lung". Per cercare di sopravvivere, la popolazione è ridotta a svolgere incarichi governativi, retribuiti con biglietti della lotteria con in palio dosi di vaccino che consentono di attenuare temporaneamente i sintomi della malattia. La scelta di impiegare un personaggio principale femminile, la giovane Amy, ragazza meccanico sulla venticinquina, non è più innovativa come un tempo, ma è sempre piacevole provare prodotti che restituiscono al sesso (ex-)debole ruoli di prim'ordine. In pieno 2016, l'impatto con la risoluzione simil 320x200 potrebbe sempre risultare un po' traumatico, ma bastano pochi minuti di gioco per entrare nel mood del gioco, complici fondali ispirati e una colonna sonora minimalista e azzeccata.

Tiberius è l'attuale capo del governo. Sulla carta, Amy svolge qualche lavoretto per lui, ma la realtà è ben diversa.
Tiberius è l'attuale capo del governo. Sulla carta, Amy svolge qualche lavoretto per lui, ma la realtà è ben diversa.

L'interfaccia di gioco è estremamente basilare: tasto destro del mouse per esaminare gli oggetti, tasto sinistro del mouse per interagirvi. Dopo la prima ora di gioco, appare abbastanza palese quanto Shardlight decida di giocare le proprie carte migliori in dialoghi e narrazione, relegando gli enigmi in secondo piano. Intendiamoci: per tutta la durata del gioco gli enigmi restano sensati e ben integrati nella narrazione, ma si ha la sensazione che gli sviluppatori abbiano avuto troppa paura che il giocatore restasse bloccato e il risultato è un'avventura che non mette mai davero alla prova le meningi del giocatore. Shardlight, insomma, fa di tutto per rendere il viaggio verso la conclusione il più lineare possibile, arrivando, ad esempio, a eliminare dalla mappa luoghi in cui non c'è più nulla da fare, o evitando al giocatore di inserire manualmente la risposta ad alcuni enigmi in stile "parola d'ordine". Qual è il senso di mettere un enigma del genere nel gioco, se il giocatore non è nemmeno chiamato a dover capire il nesso fra indizio e risoluzione dell'enigma? Per fare un parallelo con un'altra avventura di Wadjet Eye uscita qualche tempo fa, ricordo Resonance molto più impegnativo.

Fortunatamente, questa eccessiva semplificazione degli enigmi non riesce a rovinare l'esperienza complessiva offerta da Shardlight, che coinvolge attraverso una storia non priva di colpi di scena e a un buon numero di personaggi credibili e ben caratterizzati, anche grazie a un doppiaggio molto convincente. Laddove in altri giochi conversare con i personaggi risulta un processo alla lunga tedioso, in Shardlight è quasi sempre un piacere, grazie a testi asciutti, incisivi e mai prolissi. Dal mondo in cui è ambientato Shardlight, inoltre, trapelano uno studio e un'attenzione fuori dal comune: lo sgomento e la distruzione provocati dalla catastrofe avvenuta vent'anni prima sono palpabili tanto sui diroccati edifici cittadini, quanto nei discorsi e negli affanni quotidiani della povera gente.

Vedere dei bambini giocare in condizioni simili stringe il cuore.
Vedere dei bambini giocare in condizioni simili stringe il cuore.

Solo i pochi bambini che si incontrano nel corso dell'avventura, che canticchiano macabre filastrocche su morti e malattie, mantengono una giocosa e amara serenità. Per contrasto, lo snobismo e il menefreghismo della classe aristocratica, pacchianamente vestita in stile vittoriano, fanno percepire ancora più duramente la situazione dei meno fortunati. Colgo l'occasione per comunicare ai genitori in ascolto che Shardlight NON è assolutamente un gioco da provare insieme ai vostri bambini: aldilà della tematica, già pesante di per sé, non mancano morti particolarmente violente ed enigmi che chiamano in causa utilizzi non convenzionali di carcasse umane. Il mondo di Shardlight, d'altronde, è un mondo brutale, le cui dinamiche arrivano a stravolgere i concetti di giusto e sbagliato, di bene e male. Dalla prima all'ultima scena, infatti, il giocatore, ancor più che la protagonista, resa in parte insensibile dal mondo in cui vive, si troverà a dover affrontare situazioni moralmente difficili: senza dubbio uno degli aspetti più interessanti dell'intera opera.

Uno dei pochi difetti di Shardlight è che tiene un po' troppo per mano il giocatore, togliendogli in parte la soddisfazione della risoluzione degli enigmi.
Uno dei pochi difetti di Shardlight è che tiene un po' troppo per mano il giocatore, togliendogli in parte la soddisfazione della risoluzione degli enigmi.

Shardlight si rivela quindi un'avventura di stampo classico, che compensa l'estrema linearità con un ritmo invidiabile e che risulta consigliatissima agli amanti del genere. Potrebbe restare deluso solo chi si aspetta una vera sfida o un'opera di ampio respiro come The Longest Journey. Le magagne tecniche sono praticamente assenti: solo in un paio di casi la bassa risoluzione impiegata si rivela d'intralcio nell'identificazione degli oggetti da raccogliere, ma, considerata la semplicità degli enigmi, la cosa non provoca troppa frustrazione. Senza scendere in spoiler, mi limito ad aggiungere che il finale non delude, e che l'avventura resta avvincente dall'inizio alla fine.

Ho ricevuto il codice review per Steam dallo sviluppatore e completato Shardlight in circa 6 ore.

Grip: Rollcage 3 è (quasi) qui

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Old! #151 – Marzo 1976

Old! #151 – Marzo 1976