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Se non è pan bagnato è zuppa, in Nom Nom Galaxy

Guardando una foto del gioco, le affinità con Terraria e i suoi cloni appaiono evidenti. Tuttavia, al posto dell'open world del wannabe-Minecraft 2D, Nom Nom Galaxy presenta una struttura a livelli singoli, ambientati su diversi pianeti. Sapevate che anche le razze aliene hanno fame? Tantissima fame? Beh, sapevatelo, perché quello che dovrete fare sarà proprio produrre ingenti quantità di diverse varietà di zuppa cosmica e mandarle agli affamati clienti spaziali utilizzando degli appositi razzi-cargo per cercare di conquistare il 100% di fetta di mercato in ogni pianeta. Per farlo, vestirete i panni di un astroperaio neo-assunto presso la Zuppa Spa, il più ambizioso produttore di zuppa della galassia! Per prima cosa dovrete creare la vostra base tramite un'interfaccia piuttosto comoda (mio figlio di sette anni non ha troppi problemi a utilizzarla). Oltre a parti strutturali, come travi e nastri trasportatori, dovrete creare anche delle strutture difensive (in primis delle torrette) volte a respingere i periodici assalti di robot invasori. Questi continui assalti in stile Tower Defense aiutano ad alzare un minimo la tensione, inframezzando la ripetitiva esplorazione e raccolta di ingredienti. A complicare ulteriormente le cose ci si mette la necessità di ricaricare periodicamente la propria riserva di ossigeno, cosa possibile solo all'intero della propria base o in determinati punti della mappa, di norma piuttosto rari.

https://youtu.be/2F5l1JB_Umo

La prima cosa che si nota in Nom Nom Galaxy una volta preso il controllo del personaggio è l'estrema goffaggine di quest'ultimo. Venendo da Axiom Verge, i problemi deambulatori del personaggio controllato dal giocatore risultano palesi e, onestamente, un po' ingiustificabili. È come se il team di sviluppo avesse deliberatamente scelto di complicare i movimenti del giocatore per ostacolarlo nei compiti più semplici (anche l'operazione di salire un solo gradino di dislivello appare troppo "lenta", a fronte dell'estensione dei livelli di gioco) per non essere riuscito a rendere abbastanza interessanti e impegnativi gli obiettivi principali del gioco. Fra l'altro, il sistema di controllo soffre di alcune peculiarità un po' fastidiose: quando si trasporta un barattolo di zuppa, il personaggio rallenterà un pochino a causa del peso. Fin qui niente di strano, il problema sorge quando scopriamo che saltellando continuamente si può ottenere una velocità maggiore. Insomma, in un gioco che fa dell'esplorazione dei livelli uno dei suoi principali motivi di interesse, i controlli appaiono più d'intralcio che d'aiuto.

Per distruggere i quadratini di terreno presenti nel gioco, avrete a disposizione una lama rotante abbastanza utile, che tuttavia a volte si rivela fin troppo efficiente: se non si sta attenti, infatti, si rischia di far collassare l'intera base costruita fino a quel momento, soltanto per aver spinto un po' troppo in là l'analogico adibito alle operazioni di scavo. Nom Nom Galaxy, per capirci, sembra affetto dalle classiche idiosincrasie di interfaccia a cui è forse più abituato un giocatore PC, rispetto a chi è cresciuto col pad in mano.

Mentre i miei fidi aiutanti robot trasportano un ingrediente che non serve a niente, io faccio lo scemo falciando l'aria con la sega circolare. #YOLO

Non mancano oggetti volti a velocizzare le operazioni base, come armi in grado di procurarci più rapidamente le risorse o di distruggere gli alieni invasori più facilmente, o mezzi di trasporto che permettono al giocatore di trasportare più ingredienti contemporaneamente. Purtroppo, sia armi che mezzi di trasporto vengono sbloccati con eccessiva parsimonia durante la campagna, dando vita a un senso di progressione forse non abbastanza brioso per mantener desto l'interesse del giocatore a lungo.

Nom Nom Galaxy è anche un gioco estremamente avaro di consigli: non ci troviamo di certo davanti a un soulslike, ma è fuori di dubbio che l'intenzione dei programmatori era quella di spingere il giocatore a sperimentare il più possibile. Ogni pianta presente nel gioco, ad esempio, ha un proprio comportamento: alcune cresceranno soltanto sott'acqua, altre solo nelle caverne e alcune addirittura solo sul soffitto e la fauna presente nel gioco è caratterizzata da altrettanta varietà. Il punto è che tale varietà non riesce a influenzare a sufficienza le prime ore di gioco, dando vita a ore e ore consecutive un po' piatte. Costruire una base efficiente e il più possibile automatizzata è sicuramente possibile e, volendo, interessante ma, perlomeno fin dove ho giocato, questa pratica non è incentivata dal fatto che una volta raggiunta una fetta di mercato del 100%, ci si dovrà spostare su un altro pianeta e ricominciare tutto da capo.

Va da sé che il giocatore sarà più incentivato a cercare di completare il livello nel modo più immediato e semplice possibile, piuttosto che cercando di ottimizzare la propria base nella maniera più interessante. Dopo aver completato un livello, sarà possibile giocarlo in modalità sandbox, senza una quota di mercato da raggiungere ma con costanti attacchi da parte dei nemici. Una modalità che sarà sicuramente apprezzata dai più piccoli, che potrebbero essere frustrati dalla rapidità richiesta per battere sul tempo le aziende alimentari della CPU nella modalità Storia.

Giocando alla modalità sandbox, sarà possibile allontanare la visuale per ammirare la propria base da lontano.

Altre modalità includono delle simpatiche sfide con classifiche online, fra cui una modalità di corsa, in cui bisogna cercare di raggiungere un traguardo nel minor tempo possibile, e una in cui bisogna recuperare delle patate sparse per il livello e gettarle in una padella. Tali modalità alternative risultano piuttosto divertenti ma di certo non sufficienti, da sole, a innalzare più di tanto il valore di quest'ultimo nato in casa PixelJunk.

Ho atteso per ore il momento in cui Nom Nom Galaxy avrebbe scatenato finalmente tutto il suo potenziale, quel momento in cui alla goffa deambulazione del personaggio sarebbe subentrata un'estasi di materiali trasportati da ingranaggi automatizzati alla Infinifactory. Quel momento non è mai (ancora?) arrivato. Non che nel frattempo la vita sia stata uno schifo, ma insomma, è innegabile che quest'ultimo capitolo della serie PixelJunk stenti un po' a trovare una propria identità forte e convincente. Difficile dire al momento se si tratti di una curva di apprendimento/difficoltà eccessivamente graduale o di un'effettiva mancanza di varietà e contenuti, ma dopo una buona quindicina di livelli sarebbe stato lecito attendersi un po' più di sostanza. Lo stile grafico e la personalità di Nom Nom Galaxy riescono, almeno in parte, a rendere il gioco piacevole, ma si ha l'impressione di trovarsi di fronte a un'occasione parzialmente mancata.

Verso l'infinito e oltre! No, scherzo, sto cascando e mi sto per sfracellare.

Come accennavo in apertura, Nom Nom Galaxy non è un brutto gioco, anzi, quando "gira" riesce ad essere anche coinvolgente, ma ci mette davvero troppo a ingranare e, soprattutto nel panorama console, un gioco che non riesce a tener avvinto il giocatore dopo le prime 6/8 ore di gioco è a forte rischio abbandono. Una struttura di livelli più compatta e una progressione più rapida avrebbero aiutato Nom Nom Galaxy a farsi amare un po' di più: così com'è c'è il rischio che molti, alle farraginose zuppe di PixelJunk, continuino a preferire il più banale e immediato pan bagnato.

Ho ricevuto il codice del gioco per PS4 dallo sviluppatore e l'ho giocato su PS4 per una dozzina di ore, durante le quali ho esplorato molti livelli della modalità storia e provato tutti i tipi di sfida. Non escludo che procedendo nel gioco le cose possano, almeno parzialmente, farsi più interessanti: se sarà questo il caso, vi avvertirò nella sezione delle notizie o aggiornando questa recensione.

Voto: 7

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