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Risen 2: Dark Waters e l'emblema del pirata sfigato

Risen 2: Dark Waters e l'emblema del pirata sfigato

Risen non è certo stato un capolavoro e le critiche piovute addosso alla pessima versione per Xbox 360 erano tutte meritate. Però chi si aspettava una certa continuità di Piranha Bytes all'indomani di Gothic 3 aveva ritrovato in questo discreto GdR più di un elemento positivo, soprattutto sul versante della trama, dei personaggi e delle ambientazioni. Dopo tre anni il team tedesco riprende le vicende del protagonista di Risen (il classico eroe senza nome), mantenendone il concept narrativo con l'Inquisizione sempre sullo sfondo e alcuni personaggi di contorno come nel caso di Carlos. L'elemento piratesco si è fatto però più centrale e non è un caso se il nostro alter ego, fin dal prologo del gioco ambientato in una Caldera avvolta dalle fiamme, sembra un bucaniere alcolizzato della peggior specie. Il suo scopo, che fa tanto Pirati dei Caraibi, è di combattere contro i Titani e soprattutto contro la temibile Mara, la cui uccisione può avvenire solo utilizzando alcuni manufatti sparsi per l'intero arcipelago.

Il mondo di Risen 2: Dark Waters è un mix piuttosto vario di pirati, soldati, tribù indigene dedite al vudù, animali esotici e creature fantastiche, spiriti e kraken. Un potpourri da classico GdR fanta-piratesco affiancato da ambientazioni sicuramente affascinanti ma anche poco varie e troppo ripetitive, visto che alla fine solo un'isola si discosta da tutte le altre grazie a una connotazione decisamente più horror e "dantesca". Per il resto invece dobbiamo accontentarci di foreste, spiagge, villaggi piccolissimi (spesso una taverna, qualche negozio e tre case), accampamenti di indigeni, porti e fiumi; le differenze ambientali sono talmente poche che spesso vi sembrerà di essere sulla stessa isola all'infinito e questo, dopo due recenti pesi massimi come The Elder Scrolls V: Skyrim e The Witcher 2: Assassins of Kings, pone fin da subito Risen 2: Dark Waters in una posizione di netta inferiorità. Lo si capisce ancora meglio esplorando gli striminziti dungeon (o meglio caverne) o aggirandosi per le locande, le navi e gli altri edifici. Gli interni paiono fatti con il copia-incolla anche se si tratta di due isole completamente diverse, con un'impressione finale di trascuratezza e di pressapochismo difficile da dimenticare, che si ritrova anche nelle suppellettili, nell'arredamento e in tutti gli elementi scenici. Gli stessi PNG si ripetono all'infinito nelle fattezze fisiche e facciali, che si tratti di una prostituta o della figlia di un nobiluomo (giusto per fare un esempio). A ben vedere, l'effetto copia-incolla aveva sporcato anche una produzione da tripla A come Dragon Age 2, ma lì si trattava di un titolo comunque molto più vasto e dettagliato e le differenze tra le varie location erano comunque più marcate.

Se quindi il mondo di gioco è teoricamente vario e pieno di cose da fare, come vedremo in seguito, l'impressione iniziale e finale è quella di un design "povero", capace di belle cose come ad esempio il ciclo giorno/notte e qualche innegabile (e poetico) squarcio paesaggistico, ma poco vivo e ancor meno realistico. Anche se passano intere settimane nel tempo del gioco, tutto rimane come il primo minuto, con gli stessi personaggi nelle stesse posizioni e con quasi nessuna differenza tra giorno e notte, se non in certe quest dove bisogna per forza aspettare le tenebre per agire. Se poi attacchiamo un PNG e lo sconfiggiamo, questo rimane offeso per qualche minuto, ma basta tornare dopo un po' e ritrovarlo disponibile e tranquillo come se nulla fosse successo. Per di più i "civili" che non siano nemici non posso essere uccisi né tantomeno depredati e non esiste nessun metro morale per le nostre azioni; possiamo infatti rubare in casa di chiunque, scappare o affrontare il proprietario, tornare dopo tre minuti e parlarci normalmente. Una simile impostazione dà vita spesso a momenti davvero esilaranti e fuori da qualsiasi logica, che oltre a rendere il realismo di gioco prossimo allo zero eliminano qualsiasi connotazione etica al nostro alter ego. A soffrirne è anche lo spessore di tutti i personaggi giocanti e non. Sono riuscito ad appassionarmi solo alla vicenda di un'indigena entrata a far parte del mio equipaggio dopo circa otto ore di gioco, ma per il resto sembra di ritrovarsi in un mondo di marionette senza alcun carisma o cose interessanti da dire. La scelta di un turpiloquio da caserma nei dialoghi pare messa lì giusto per nascondere questa debolezza, magari nel vano tentativo di introdurre qualche elemento "maturo" in una vicenda che di adulto non ha però quasi nulla.

Risen 2: Dark Waters finisce così con l'essere un GdR con troppe rughe e questo anche nel gameplay vero e proprio, soprattutto per alcune scelte strutturali molto discutibili. Non essendoci cavalli o altri mezzi di spostamento rapido, preparatevi a fare tantissimo backtracking a piedi e, visto che il nostro eroe ha meno fiato di un pensionato enfisematico, dopo un po' si rimpiange anche un semplice triciclo. Per fortuna ogni macrolocation ha alcuni punti fissi da scoprire nel corso dell'esplorazione che permettono uno spostamento immediato, ma questi "hot spot" sono comunque pochi e non sempre ben distribuiti. La farraginosità del gioco si nota però anche in altri aspetti; mentre si ha un'arma in mano, ad esempio, non si può raccogliere nulla o parlare con nessuno e non viene segnalato alcun elemento interattivo. Inoltre, per spostarsi da un capo all'altro dell'arcipelago, bisogna prima tornare sulla nave (per fortuna è un tragitto immediato), parlare con la nostra sexy timoniera e decidere la meta verso cui salpare.

Tutte soluzioni vecchie e logore che spezzano il ritmo e che allungano inutilmente il gioco, anche se su questo versante l'aspetto più discutibile rimane quello del levelling. Con i punti esperienza guadagnati possiamo aumentare la nostra capacità in varie aree (armi da fuoco, da lancio o melee, resistenza, vudù, furto, eloquenza), ma per sbloccare le varie abilità bisogna per forza trovare degli "addestratori" sparsi qua e là, pagare una certa quantità di oro e farsi istruire sulla materia scelta. Se da un lato la scelta di iniziare il gioco con un eroe "vergine" da svezzare nella direzione che vogliamo rimane apprezzabile, dall'altro il miglioramento del nostro alter ego può avvenire solo incontrando i PNG addetti al potenziamento e ciò obbliga a continui spostamenti di cui avremmo fatto volentieri a meno. Scordatevi insomma di aumentare il livello come spadaccino e di apprendere in qualsiasi luogo siate l'abilità della schivata; per farlo, dovrete andare da un insegnante di armi anche se in quel momento siete da tutt'altra parte.

Scelta quantomeno discutibile, così come l'impostazione dei combattimenti. Gli sviluppatori hanno optato per un sistema molto action, basato sul dualismo tra armi da taglio e da fuoco e sul concetto di attacco, schivata, parata e contrattacco da gestire quasi interamente con il mouse aspettando il momento giusto per agire. Nel complesso, dopo aver appreso le abilità fondamentali, ci si raccapezza abbastanza facilmente nonostante una certa lentezza nella risposta ai comandi, ma con tre o quattro nemici di fronte e senza un compagno al nostro fianco tenere a bada gli avversari diventa estremamente confuso e irritante. Per di più solo in pochi tratti (come sull'Isola dei Morti) il tasso di sfida si fa davvero elevato. Per il resto il bestiario lascia un po' a desiderare come quantità e varietà (vi prego, basta scimmie) e anche a livello di armi non aspettatevi granché, soprattutto in quelle da lancio e da fuoco. Altra magagna di Risen 2: Dark Waters è quella grafico-estetica. Come detto prima, qualche visuale suggestiva su tramonti, cascate e vallate non manca e i boss appaiono ben dettagliati e massicci al punto giusto, così come gran parte della rigogliosa vegetazione che ricopre le varie isole dell'arcipelago. D'altra parte, però, l'effetto copia-incolla e il continuo riciclo di modelli per i PNG, le location e gli oggetti è al limite del fastidioso, per non parlare delle pessime animazioni, delle cut-scene e di alcune scenette ricorrenti, come la risibile scoperta dei tesori o l'arrampicata. Sul mio PC a 1920x1200, con tutti i dettagli al massimo, i rallentamenti non sono stati molti e in generale, pur contando su una GeForce GTX 480 e su un Intel i7 970, la fluidità è risultata buona, ma non sempre ottimale e il caricamento progressivo del fogliame e di alcune texture mi ha un po' lasciato con un fastidioso "effetto console".

8000 caratteri di soli difetti stenderebbero al suolo qualsiasi gioco con un KO definitivo, ma ho voluto comunque premiare Risen 2: Dark Waters con la sufficienza per almeno tre ragioni, oltre al fatto che non tutte le magagne appena descritte sono davvero gravi. Tanto per cominciare Piranha Bytes ha realizzato un GdR longevo e pieno di cose da fare. Tesori da trovare, oggetti speciali da ricercare in lungo e in largo, esplorazione piacevole, mini-giochi (c'è anche un tiro a segno), crafting di armi e pozioni, ricette e schemi, quest per ogni gusto, scimmie e pappagalli da addestrare. Il tutto per circa 35 ore a livello di difficoltà medio, che possono però diventare anche 40 o 45 se si vuole davvero completare il gioco al cento per cento. L'altro aspetto positivo è legato alla discreta profondità nella costruzione del nostro eroe. Sinceramente ho evitato di potenziare il vudù, se non per superare alcuni passaggi essenziali, concentrando quasi tutti i punti esperienza sulle abilità da ladro (gli scrigni e i bauletti sono davvero tanti) e sulle armi da fuoco.

Volendo, però, ci si può specializzare anche nell'eloquenza per convincere un PNG o incutere timore, nei trucchi "sporchi", nei duelli all'arma bianca, nella sopportazione del dolore, nelle pratiche magiche e molto altro ancora. Ciò non ha permesso soltanto di venire incontro ai gusti di ognuno, ma anche di offrire una certa libertà di azione. Un dialogo ad esempio può essere portato a termine pagando oro per un'informazione o estorcendola se abbiamo abbastanza punti nell'eloquenza, mentre con un fucile di buon livello e con qualche trucchetto al posto giusto possiamo evitare gli scontri ravvicinati e specializzarci in quelli a distanza. Alla fine è proprio qui che emergono i caratteri più ruolistici del gioco e dove Risen 2: Dark Waters mette in luce i suoi maggiori pregi, anche se qualcosa mi dice che rinunciare alle abilità da ladro per inseguire quelle da "vuduista" sarà una strada che ben pochi prenderanno. Terzo e ultimo pollice in su è quello per la "pulizia" del codice. In così tante ore di gioco, e conoscendo i trascorsi poco lusinghieri di Piranha Bytes (vero Gothic 3?), ho notato pochissimi bug, a parte qualche inevitabile glitch grafico. Nessun crash, freeze o salvataggio corrotto, solo due o tre quest secondarie "bloccate" senza apparente motivo e nessun ritorno indesiderato al desktop. Di questi tempi, anche se va ricordato che Risen 2 non è Skyrim, è quasi un miracolo.

Voto: 6,5

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