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RAZED ha un po’ due piedi in una scarpa

RAZED ha un po’ due piedi in una scarpa

Prendere una formula già cementata nella coscienza collettiva e restringerla nelle sue possibilità è un modo abbastanza comune per generare nuove forme di gameplay. Nel caso di RAZED, la formula del super platformer tridimensionale viene distorta a tal punto da rassomigliare a un puzzle, in cui ogni salto e ogni derapata devono essere metodicamente calcolati alla velocità della luce. Lo scopo è sempre quello, arrivare sani e salvi alla fine del livello, ma in questo caso il nostro spigoloso ed anonimo protagonista deve tener conto anche della sua stamina, una barra di resistenza che si scarica lentamente col passare del tempo e a grossi blocchi nel caso di salti o derapate. L’unico modo per ricaricarla è raccogliere dei cristalli che si trovano in posizioni strategiche lungo il tragitto, a volte anche fuori dai percorsi più ovvi. E se la stamina raggiunge lo zero, è game over. Così, senza nemmeno offrirmi una cena.

Personalmente, ritengo che i paragoni con Dark Souls non siano più né indicativi, né ironici, né divertenti, ma in questo caso, se l’editoria videoludica non li avesse resi un vero e proprio meme, tutto sommato ci starebbero. Non essendo possibile usare liberamente anche le azioni più basilari di un platform come correre e saltare, il tutto assume un’aura molto più razionale. Il che sarebbe anche interessante, se non fosse che alla prova dei fatti è molto meno divertente di quel che sembra. L’assenza di libertà assoluta in fatto di movimento diventa rapidamente una gabbia troppo stretta, complice anche un level design molto frustrante, fatto di salti troppo serrati e ostacoli spesso poco chiari, nel pur essenziale aspetto grafico dei livelli.

A ciò si aggiunge anche un sistema di controllo piuttosto peculiare, che a tratti si comporta più come un gioco di guida che come un platform. Non è possibile muoversi in qualsivoglia direzione istantaneamente. Si ha solo un pulsante per accelerare e con lo stick si può cambiare direzione come se si facesse sterzare un auto. Immaginate di affrontare i livelli bonus di Super Mario Sunshine, che spesso ricordano la linearità dei livelli di RAZED, in questo modo. È dura ma forse non sarebbe un problema, se la fisica non fosse così incoerente. A volte basta una minima variazione nei vari salti e rimbalzi per fare la differenza fra la sopravvivenza e l’ennesimo game over. Trampolini e balzi da cui sono passato in decine di occasioni sembrano comportarsi in maniera differente ogni volta che li affronto, minando alla base una delle regole d’oro del genere: la coerenza.

È tutto un neon a perdita d’occhio, pare di essere in Cyberpunk.

Non basta l’idea originale a risollevare le sorti di un gioco che semplicemente non è divertente e a poco servono i pur divertenti siparietti fra le due scarpe del protagonista, una pronta a incoraggiare costantemente e una pronta a farsi esplodere quando la stamina è finita. Lo stesso vale per lo stile grafico, semplice, abbastanza interessante e con dei fantastici gradienti neon. Ma RAZED viene ammazzato semplicemente da una difficoltà fine a sé stessa, incoerente e frustrante esattamente dove e come non dovrebbe esserlo.

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Ho giocato a RAZED grazie a un codice Steam offerto dagli sviluppatori. Non sono riuscito a terminare il gioco a causa della difficoltà abbastanza frustrante ma mi sono impegnato per un totale di circa tre ore, raggiungendo più o meno la metà. RAZED è disponibile tramite download su PC e su Xbox One.

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