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Racconti dall'ospizio #20 - Ode to my Neo Geo family

Racconti dall'ospizio #20 - Ode to my Neo Geo family

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

"Dan vieni, in sala giochi hanno messo il Neo Geo".

Ahia. Fa male, perché sono passati venticinque anni da quella frase apparentemente innocente, proferita con l'entusiasmo dei nerd di allora, quelli che compravano K, TGM, C+VG inglese e restavano di stucco di fronte alle foto di questa nuova console che non è proprio una console, perché ci giochi anche al bar, solo che sì, la puoi avere a casa e hai i giochi del bar uguali senza passare da US Gold, Tiertex e compagni. Insomma, una cosa mai vista, un nuovo mondo, tanto che gli amici mica mi avevano detto che in sala giochi avrei trovato Ninja Combat o Cyber Lip. Per una volta, chi se ne frega dei titoli, in questo caso l'hardware che li faceva girare era più importante dei giochi stessi. Sarà davvero massiccio come dicono? Rompiamo le balle al gestore per fare aumentare il volume? Chiediamo di far arrivare Magician Lord? Ci faranno un nuovo Ikari Warriors in futuro? In un attimo ero attratto da tutto quello che 'sto benedetto Neo Geo poteva offrirmi. In cambio di moneta, troppa moneta, perché il prezzo dei giochi, si sa, era da rapina a mano armata, gonfiato sapientemente come solo il mercato import poteva permettersi di fare.

Duecento carte per Street Fighter 2 su Super Famicom appena uscito? Naab, Garou Densetsu 2 su Neo Geo te lo portavi a casa a non meno di quattrocentomila lire, una cosa fuori parametro. Probabilmente, se avessi chiesto a mia madre di sborsare una somma simile per un videogioco, sarei stato preso a calci nel deretano da qui a Osaka. Però sulla console Nintendo, per quanto l'adattamento fosse paradisiaco, Ryu e compagni mica sono uguali uguali al bar:  i personaggi sono più piccoli, mancano un paio di elefanti nello stage di Dhalsim, non ci sono tutti i fotogrammi d'animazione, che roba è quel bonus stage con il muro di mattoni... Insomma, bello, bellissimo, ma non perfetto; Capcom ne ha venduto sei milioni di copie e ha spaccato tutto, facendo miracoli in quei sedici mega, ma l'arcade è un'altra cosa. Su Neo Geo, invece, i titoli che imbottivi di gettoni in sala giochi (Multi Video System) te li ritrovavi identici a casa (Advanced Entertainment System) senza compromessi.

In un'epoca in cui le sale giochi rappresentavano ancora lo zenith della tecnologia videoludica e gli sviluppatori facevano i salti mortali per realizzare conversioni più o meno dignitose, il Neo Geo "portava a casa i giochi tosti", come recitava un martellante slogan presente sui flyer giapponesi. Erano la stessa cosa, l'irraggiungibile chimera dell'arcade perfect finalmente a portata di mano, su una console bella come poche, nel suo elegantissimo nero, con scritte dorate e arcade stick fighissimo di serie.

Negli anni Novanta, quando i giochi di combattimento dominavano incontrastati l'ecosistema arcade monopolizzando l'agonismo dei giocatori, il Neo Geo era il re, il più ambito, per via della sua scuderia di giochi eccellenti che potevi avere a casa uguali, perfetti, bellissimi.

GeManteau scappa con Magician Lord, ricordandoci di “portare a casa i giochi del momento”. La Memory Card del Neo Geo era un’altra cosa che stava avantissimo, permettendo di continuare in sala giochi una partita interrotta a casa, e viceversa.  

GeManteau scappa con Magician Lord, ricordandoci di “portare a casa i giochi del momento”. La Memory Card del Neo Geo era un’altra cosa che stava avantissimo, permettendo di continuare in sala giochi una partita interrotta a casa, e viceversa.

 

Ci volevano soldi e magari anche qualche contatto per portarsene uno a casa ma, se ci riuscivi, diventavi automaticamente il maschio alfa videoludico, invidiatissimo dagli amici possessori di sistemi (e conversioni) inferiori.

Perché, seriamente, il Neo Geo è l'aureo anello di congiunzione tra le sale giochi e i sistemi domestici, il gioiello nella corona di un'epoca che ci appartiene ma non esiste più.

Sì, il parco titoli sapeva essere piuttosto monotono. Ci sta, considerata la duplice natura home/arcade: avete mai giocato a Monkey Island in sala giochi, magari con la trackball al posto del mouse, convertendo allo scopo con un apposito kit il cabinato di Crystal Castle? No? Ecco, appunto.

Samurai Spirits RPG (Shinsetsu Samurai Supirittsu: Bushidō Retsuden) fu un esperimento isolato, nato sulla successiva versione CD della console nel 1997; considerato che gli scontri casuali avvenivano ogni cinque secondi circa, si passava più tempo a caricare i combattimenti con il letargico lettore 1x che a giocare.

Bene, iniziai a collezionare materiale Neo Geo proprio sul modello CD, scambiato con un Super Nintendo e una vagonata di giochi. Sì, può sembrare un'eresia e forse lo era pure, ma di fronte al fascino del nuovissimo The King of Fighters '94 non c'era nulla da fare. Sconfitta su tutta la linea, davanti alla prospettiva di avere a casa il gioco che più ambivo in quel momento, nonostante i programmatori SNK avessero avuto la brillante idea di far caricare ad ogni combattimento tre personaggi e relativo fondale, tutti in una volta.

Possiedo ancora quella console con un bel po' di giochi, ma non l'accendo praticamente mai.

Perché sono un rompiballe, ecco perché, e perdo più tempo a catalogare difetti che a divertirmi, mea culpa.

Tra le magagne più famose, caricamenti estenuanti a parte, Ryuko no Ken Gaiden ha sprite nettamente più piccoli, Samurai Spirits IV ha elementi dei fondali mancanti, tutta la saga di Metal Slug è macellata con un'infinità di particolari tagliati via e il boss finale di Gekka no Kenshi semplicemente non ce la fa a stare in memoria, con un combattimento finale diviso in due caricamenti. Diciamo che, per gli ultimi giochi, il Neo Geo CD è una macchina che vive di forti compromessi per scendere a patti con la misera RAM interna. Ottima se vuoi giocare a Baseball Stars o Windjammers, incapace tuttavia di sfruttare la tecnologia del bank switching come le sorelle maggiori, con le loro cartucce. Un espediente con cui vennero superate le binarie colonne d'ercole dei trecentotrenta mega mostrati durante l'iconica accensione della console, spingendo la programmazione nel regno dei settecento mega di brutale potenza e inebriante libidine videoludica (Giga Power).

È già collegato grazie all'inferno di cavi che riposa dietro gli scaffali. Lo accendiamo?

È già collegato grazie all'inferno di cavi che riposa dietro gli scaffali. Lo accendiamo?

Il tutto senza contare il fatto che l'ultimo gioco prodotto è stato The King of Fighters '99, quindi, se vuoi farti una bella partita a Metal Slug 3 o Garou Mark of the Wolves, hai sbagliato macchina. Inoltre è pure delicata, specie nella successiva incarnazione, quel Neo Geo CDZ con maggiore cache e un case più piccolo, l'ideale per non dissipare il calore e danneggiare la macchina dopo poco tempo.

In ogni caso è sempre meglio del Neo Geo X, campionissimo delle cose brutte, comprato perché l'amico di un mio amico se lo toglieva a due soldi (e non fatico nemmeno a comprendere il motivo). È un tristissimo emulatore Android portatile con un arcade stick USB e docking station stilosissima a forma di base AES:  quando hai voglia di collegarlo al televisore per goderti bene colori smorti e problemi di vsync, il Neo Geo X può essere il sogno proibito di ogni fan SNK che si rispetti, ma solo in un universo alternativo. Uno privo di nVidia Shield, JXD o altri sistemi portatili in grado di emulare la console infinitamente meglio,  senza l'obbligo di sborsare un sacco di soldi per comprare una manciata di rom.

Ci sono zone irraggiungibili nel mio studio, per cose che non voglio toccare. Come L'Heavy Sixer, il controller di Tekky e il Neo Geo X, per motivi diversi.

Ci sono zone irraggiungibili nel mio studio, per cose che non voglio toccare. Come L'Heavy Sixer, il controller di Tekky e il Neo Geo X, per motivi diversi.

In fondo cosa potevi aspettarti da una macchina basata sul Dingoo A320 e supportata da un firmware già obsoleto al momento del lancio, venduta a oltre duecento euro? Anche SNK Playmore ha intuito che robaccia simile poteva ledere la sua immagine, interrompendo l'accordo con Tommo Inc. per la produzione dell'aborto, che andrà comunque avanti fino all'anno prossimo.

Quindi che fai, se vuoi un bel Neo Geo a casa per goderti il parco titoli così come dovresti? La scelta più logica è l'AES. Perché no, del resto? È sempre stata la versione casalinga della macchina, è elegante e i giochi sono spaventosamente sexy, grandi e grossi nelle loro confezioni lussuosissime in plastica.

Ti portano indietro nel tempo in tutto, finanze comprese, dato che costano un botto come allora. I collezionisti sono gente strana e chi vende lo sa, specialmente i francesi. A cavallo del nuovo millennio, i cugini d'oltralpe  hanno subodorato in anticipo il fenomeno del retrogaming, facendo incetta ad Akiba e dintorni. Un Garou Densetsu Special te lo porti tranquillamente a casa con cinquanta euro (almeno per ora), ma Ninja Master's e Garou Mark of the Wolves ti costano uno stipendio. Personalmente ho venti AES, tutti titoli che giocavo tantissimo da giovane, e non credo che ne prenderò altri in futuro.

Tra gli altri, ho voluto collezionare la saga di Garou Densetsu. Appena quel Garou lì varrà attorno i duemila euro, lo venderò al volo.

Tra gli altri, ho voluto collezionare la saga di Garou Densetsu. Appena quel Garou lì varrà attorno i duemila euro, lo venderò al volo.

L'alternativa è quindi il formato MVS. In fondo, fino a qualche anno fa, le vecchie cartucce che venivano inserite nei cabinati te le buttavano dietro e, se conoscevi qualche gestore desideroso di fare spazio per l'ennesimo videopoker, potevi portarti a casa una collezione niente male con due soldi. Ovviamene anche qui le cose stanno cambiando, con le cartucce più "pesanti" che iniziano a imboccare la strada delle sorelle casalinghe in modo preoccupante, ma tutto sommato è l'alternativa sicuramente più economica per chi vuole un Neo Geo con tutti i crismi, senza un portafogli in grado di contenere la Morte Nera.

A cosa le colleghi, però? Ché mica tutti hanno in casa lo spazio per un cabinato, un oggetto d'arredamento sublime, quando tua moglie non minaccia di dargli fuoco. Ecco, un cabinato ce l'ho già, ma è un misero mamecab, quindi ho optato per una MVS consolizzata, come dicevo a quel brav'uomo giopep qualche giorsett mese fa, ché qui si lavora e mica abbiamo tempo per scrivere di giochini.

Trattasi di una base MVS (quelle all'interno dei cabinati) in cui infilare le cartucce, dotata di accensione, uscita SCART, alimentatore e un paio di porte a cui collegare arcade stick o joypad Neo Geo.

Essendo una macchina assolutamente artigianale, è piuttosto difficile dare qualche dritta sull'acquisto, dato che ogni esemplare è giocoforza differente l'uno dall'altro. Ho però visto online tanto amore da parte di chi le costruisce, dalla versione sobria a quella super tamarra con luci stile Fast & Furious che illuminano il logo SNK. Il denominatore comune è la possibilità giocare le MVS a casa, direttamente sul televisore, approfittando del loro prezzo relativamente contenuto e di un parco titoli maggiore.

Che bello, dai che è uscito benone, non sfigura accanto al fratello maggiore.

Che bello, dai che è uscito benone, non sfigura accanto al fratello maggiore.

Non vuol dire necessariamente migliore, ovviamente. Titoli come Prehistoric Isle 2 o il bellissimo Shock Troopers li puoi giocare solo in questo formato (conversioni a parte), così come roba dimenticabile tipo Neo Mr. Do! o Ganryu. Tranne Breaker's Revenge, occhio, dato che Visco Games pubblicherà questo autunno il gioco su AES con 'qualche' annetto di ritardo, distribuito dai mangia baguette di Neo Ayato per trecento euro circa. Che dicevo qualche riga fa, riguardo ai collezionisti e gli sgamatissimi francesi?

Se proprio i giochi che volete costano una marea anche in questo formato, al momento Darksoft - autore, tra le altre cose, dell'arrapantissimo CPS2 Multikit - è al lavoro su una multi cartuccia MVS, in modo da aver tutta la ludoteca a portata di mano. Magari non si tratta della soluzione più legale, tanto meno di una apprezzabile dai veri appassionati che amano ammirare sullo scaffale la loro collezione perfettamente ordinata, ma potrebbe rivelarsi un compromesso accettabile se la qualità del prodotto sarà effettivamente buona.

Che poi, sì, volendo giocare e basta, ci sono gli emulatori, ma il gusto di usare giochi, hardware e controller originali di fronte a un buon catodico non si batte. Posso guidare una Countach LP 500S in Forza Motorsport, ma mettersi al volante della belva vera è certamente un'altra cosa.

È solo questione di capire quanto sia smielatamente fastidioso il proprio attaccamento ai ricordi, alla SNK che fu, ai post controllati ogni giorno su Madman Café per sapere se mettono davvero l'allievo di Joe in Garou 2, ai tornei in sala giochi, agli amici giapponesi da cui ti facevi tradurre i manuali, ai numeri di Neo Geo Freak recuperati con fatica quando internet non esisteva ancora, alle conversioni di Takara e Saurus che c'erano quasi, al manga di Garou Densetsu firmato Ken Ishikawa su Kappa Magazine, al SIM di Milano visitato apposta per vedere The King of Fighters '94 in anteprima...

Brutta cosa quando lo spirito non vuole schiodarsi dai tredici anni, sopratutto per il portafogli.

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